Non conosco il mandante, ma è facile intuire a chi abbiano fatto comodo.

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Sabato abbiamo assistito in diretta a reti unificate alla solita azione squadrista condotta da adepti di  Forza Nuova i quali hanno preso d’assalto la sede nazionale della CGIL. Al di là dell’ovvia e scontata condanna della violenza fascista e della solidarietà al sindacato dei “pensionati” , quale è ormai la CGIL (e non solo essa), una riflessione senza paraocchi va fatta.In piazza c’erano 80.000 manifestanti e faccio fatica a pensare che Forza Nuova possa contare su un numero così elevato di aderenti. Il numero degli aderenti a questa formazione politica presumo non sia sconosciuto alla polizia, come, presumo, che non le sono sfuggite le infiltrazioni di esponenti di Forza Nuova nelle manifestazioni contro il green pass che da mesi si succedono in Italia. I media però hanno liquidato queste manifestazioni, quando non le hanno occultate, se non addirittura ridicolizzate, etichettandole appunto come organizzate dallo squadrismo fascista o da poveri “dementi”.  Per l’establishment, del quale fa parte anche il ceto politico, sindacale  e intellettuale che ha l’ardire di autodefinirsi di sinistra,“ fascisti”, “comunisti” , “ anarco insurrezionalisti” , “populisti”, “no Vax”, ecc. ecc., che manifestano, fanno comodo perché confondono un’opinione pubblica frastornata. I risultati delle politiche economiche che le elite da anni perseguono con protervia “giacobina”, stigmatizzando tutti coloro che provano ad esprimere un pensiero critico, sono sotto gli occhi di tutti. Solo per restare in Italia: il numero di poveri è passato da un milione ad oltre 5 milioni, la diseguaglianza sociale è anche essa cresciuta, l’esistenza di milioni di persone è diventata sempre più precaria, la crisi del Governo Conte 2 è stata aperta sostenendo la necessità di avere al governo il Risolutore, Draghi. Insomma tutte azioni queste che nei fatti hanno contribuito alla crisi della nostra Democrazia. I media a partire già da aprile dello scorso anno hanno bombardato l’opinione pubblica con il mantra che al Governo del Paese servisse una personalità come Draghi. La verità è che siamo in presenza di una narrazione mediatica che nulla ha a che vedere con le reali condizioni del Paese. Il Governo dei “competenti” non è poi così competente se ancora non è riuscito a fare ciò per cui è nato e cioè impegnare rapidamente i fondi del PNRR. Ad oggi solo la metà delle risorse è stata impegnata. Ricordo del risorse  del PNNR poco o nulla hanno a che vedere con l’impostazione del Nex Generation EU. Rammento a tutti che i due terzi delle risorse dovevano essere utilizzate per investimenti miranti a recuperare i “mezzogiorno” d’Italia. L’idea di fondo era quella di creare le condizioni per ricostruire un minimo di coesione del Paese. Invece NO! Il governo e l’ampia maggioranza che lo sostiene come la pseudo operano esattamente in senso contrario come prova il confronto sotto traccia sull’autonomia differenziata. Tema su cui, a partire dai provvedimenti varati a fine legislatura dal Governo Gentiloni, sono tutti d’accordo. Le manifestazioni che da mesi interessano il Paese fanno il paio con l’alta astensione alle ultime elezioni regionali. Oltre il 50% degli Italiani non è andato a votare. Di fronte a un dato di questo genere ascoltare il Segretario del PD Letta, dichiarare che il PD ha ritrovato la sintonia con il Paese lascia basiti. Letta, prima di aprire bocca, avrebbe dovuto leggere attentamente i risultati del voto. La ritrovata sintonia del PD è stata tale che in termini assoluti ha perso, rispetto alle precedenti elezioni amministrative, qualche centinaio di migliaia di voti. Il risultato elettorale e le manifestazioni di questi mesi segnano lo scollamento tra le istituzioni, i corpi intermedi, sindacati e partiti politici, e la Società italiana. Per mesi il disagio sociale è stato occultato dai media dietro il ridicolo dibattito sul DDL Zan, il referendum sul “fine vita” , quello sulla liberalizzazione delle droghe leggere e dalle vittorie nelle competizioni sportive. Di fronte alle manifestazioni di questi mesi pensare che le piazze sono state riempite solo da appartenenti a Forza Nuova è fuori luogo. Se fosse davvero così ci sarebbe di che preoccuparsi. Personalmente sono sempre più convinto che la mobilitazione di centinaia di migliaia di persone è spontanea e libera e, in questi anni, ne abbiamo viste più di una. Mi vengono in mente “OccupyWall Street”, gli Indignados di Puerta del Sol in Spagna, il Movimento dei ciclamini in Tunisia, i Gilet Gialli in Francia . Il vero pericolo per la democrazia non viene dalle manifestazioni popolari ma dall’establishment economico, finanziario, mediatico e culturale, il quale persegue la trasformazione del sistema economico e sociale in funzione dell’ideologia liberale e della salvaguardia del sistema capitalista. Per cogliere fino in fondo ciò che sta succedendo è sufficiente riflettere sul dibattito politico che interessa l’Italia in questi giorni. E’ sufficiente ascoltare Calenda, il capo del think tank  “Azione”, e il razzismo culturale che mostra rispetto alle classi sociali subalterne. Molte delle sue esternazioni richiamano quanto teorizzato dal filosofo americano J. Brennan in “Contro la Democrazia” che teorizza di limitare il diritto di voto ai soli “competenti”. Ad acuire lo scollamento e la potenziale destabilizzazione del sistema Democratico è la “normalizzazione” del M5S e quindi la conseguente mancanza di un soggetto politico di opposizione rispettoso della Democrazia e delle regole parlamentari. In questa fase ciò che deve preoccupare è proprio la mancanza di una tale forza politica di opposizione e quindi l’impossibilità di intuire verso quali lidi il disagio sociale potrebbe orientarsi. Subito dopo le manifestazioni il dibattito politico sembra essersi orientato verso l’introduzione di provvedimenti limitativi del diritto di manifestazione e di controllo della rete. Un tale provvedimento limitativo sarebbe chiaramente incostituzionale e soprattutto creerebbe il presupposto per la sospensione della Democrazia dando ragione a coloro che manifestano contro il Green pass in quanto limitante la libertà individuale. Siamo in un contesto in cui le ombre della reazione si stagliano sulla vita politica del nostro Paese e le azioni squadriste di questi giorni appaiono sempre più funzionali al disegno reazionario dell’establishment liberalcapitalista.

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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