NOTE E VICENDE DELL’IDROSIPARIO

0

LUCIO TUFANO

 

Dalle sorgenti di fossi cupi e foschi si riversa nelle condotte e nei torrenti la cascata di zampilli, un viatico di botti e di bottini. Vomitano le fontane barocche.

Nel getto, nel rigetto i bicchieri sono tersi, i cristalli sono persi, il paesaggio di riversa nella gola dei versi.

Sfingi di ferro, fiumi gorgogliano nei crocevia, nelle contrade, nelle passeggiate d’alberi e di vento. La città beveva l’acqua di Vienna che muoveva le macine dei mulini, il canto delle lavandaie, il fresco bagnato delle natiche accaldate, dissetava le giumente, disegnava i viaggi dei bambini, irrobustiva le braccia agli alberi, riempiva le “chiotte” delle mani, allagava i pozzi, i laghi, le dighe, scendeva col fiume fino al mare, forse ad irrigare poi i campi del Metapontino.

Acqua, primo elemento, tingi con le onde del cielo il gonfalone della Regione, irrighi di sudore meridiano e di rugiada notturna la granella, la lupinella.

Sorella acqua, anima della vita, vieni beata dalle nubi nere, dal vapore, dall’umido regno, dal fluido dei mari, dei laghi, dei fiumi, dai sublimi stati della neve, del ghiaccio, delle brine. Archè degli antichi, composto di Lavoisier.

 

 

 La fontana di Largo San Michele innevata – Pino Gentile

Ctesibio d’Alessandria costruì il primo organo, l’hiofraulos, azionato ad acqua, modificato e perfezionato, divenne lo strumento più importante della musica cristiana.

Gay-Lussac, nel 1804, ne determinò la composizione volumetrica – percentuale media – settanta per cento negli animali e nelle piante, novanta nelle alghe e nelle meduse.

Acqua di inibizione sottoterra, acqua cristallizzata nelle vene dei minerali. Ossigeno, idrogeno, poli negativo e positivo, solvente polare.

Acque potabili, limpide, incolori, inodori, aerate, ozonate, acque dure, crude, acidule, salso-bromo-iodiche, sulfuree, piovane, termali, marine.

Acqua, spirito liquido dell’universo, natura naturans, trasudazione di pozze, di tazze, irrigazione di terrazze, plumbeo cielo di Varazze.

Pioggia che penetri nelle zolle, indugi nelle paludi e i monti ti offrono gli squarci.

Limpida o azzurra saltelli tra i sassi, le rive fiorite e bisbigli, mormori, quando in onde immense, cupe e paurose, ti avventi ruggendo sulle coste, o quando, placida corrente, ti allarghi nelle valli e bagni i piani rendendoli fecondi. Tu dotata di vita e di potere sacro, benefica ad un tempo e terribile deità.

Spirito delle fonti, degli abissi, degli oceani, acqua necessità della vita, linfa delle radici.

Montagna bianca, iceberg che vai alla deriva nell’oceano settentrionale, frigidaire, banchisa polare, candida, piattaforma galleggiante. Acqua fresca, minerale, acqua termale, virtù medicamentosa (Montecatini, Recoaro, Sangemini, Salsomaggiore, Acqui, Contursi, Spezzano Albanese, Montesano sulla Marcellana, Lipari, Ischia, Castellammare, Rapolla).

Gira vorticosa la ruota, squassata, bagnata e l’acqua continua il suo cammino sulle pale, sui sassi del suo letto.

L’antica città, in ridente collina, aveva paesaggi ripresi dai pittori, bellissimi e vari colori, guerre felici sostenute, traffici arricchiti.

Costruite le fogne e le fognature, le condotte e le reti idriche, si chiusero i lavori dell’impianto di depurazione, per cui lo strame e il liquame sono acque trattate. Da Fossa Cupa proviene una freschezza pura, fragorosa!!

Ma la buona fortuna, come quasi sempre avviene, ne guastò i costumi tanto che abbandonate le operose virtù, i cittadini si diedero all’ozio e al gozzovigliare. La tromba di guerra non più rallegrava ed esaltava l’animo loro, bensì sgomentava e metteva paura. In ogni casa vi erano piscine blu e bianche, onici ed alabastri, ceramiche, docce e al suono del flauto si affollavano e accalcavano le piazze e nelle vie per i bagni turchi, i fanghi, le saune e i diurni.

La fontana denominata ‘Porta Amendolara’ su corso XVIII agosto

E la cosa più frequente è che si deliziavano di frivolissime discussioni, accalorandovisi indicibilmente e logorandosi l’intera giornata.

Al Consiglio comunale il consigliere anziano addusse esempi storici come quello di Bisanzio che, travolta dal lusso e dal vizio, ebbe la sua punizione. Altri ricordarono Sodoma e Gomorra, altri il fuoco liquido di Pompei ed Ercolano e come le città di Ur, Eridu, Lagash rimasero all’asciutto e caddero nell’oblio per mancanza d’acqua. Inoltre i canali e le opere di irrigazione, chiave del potere e della ricchezza erano il primo obiettivo da distruggere nelle guerre tra città.

Maometto II, con esercito furibondo, aveva assediato la città, stragi, catture, statue infrante, quadri arsi, capi riarsi, ché mentre i turchi erano lì da Rifreddo, i potentini erano intenti a disputare bizantine questioni, voglia di stupro e pigrizia di stupratori, ingordigia di avvocati, avidità di medici, ognuno tirava acqua al suo mulino. Tutti consapevoli che una volta prosciugata non macinasse più. E il sindaco della città assetata, sale ai mulini con la fascia arzillo, un girino gioioso che percorre i rivoli ambigui e ritorna presso le foci e riparte tra i rigagnoli del delta e si ferma sulla vena più gonfia, partecipa insomma di tutta l’acqua, uccello, pesce, anfibio, ranocchio che salta sul bagnato, fino a diventare alato, uccello, uccello acquatico, percorre i rivoli ambigui, le divaricate propaggini, il cavallo dei canali.

Sorella acqua, amore dell’acquario fino all’estuario … recitano i salmi. Sorella acqua che estingui la sete, spegni il fuoco, lavi le mani e la faccia … sorella acqua, mai ti scordare di schioccare dalle fontane, di sgorgare dalle sorgenti, di gorgogliare nel lavabo e nelle vasche, nei catini e nei laghi, nei corsi e nei bacini, riempimi il bicchiere, la borraccia; spegni il fuoco che divora, che arde nel mare dei tronchi, asciuga le chiome dei boschi. Recitano i salmi le popolazioni miti delle pianure.

Fu scritto un libro sull’idroconsumo. Ogni passo di flamenco era un tentativo di dare acqua alle sitibonde arene, alle corride afose, al sudore dei tori e a quello dei fori boari ed imperiali.

Un terremoto, decimo grado scala Mercalli, definito dal sindaco “simpaticamente tragico” aveva spezzato le condotte: brindisi, strette di mano, fotografie, protezione civile o militare? Meravigliose autostrade, ferrovie rapide, ponti acrobatici, linee ad alta tensione, pozzi al Peschiera, al Mentana, ma l’acqua non c’era. Il sottosuolo ne dava ma mancavano gli impianti, altre volte gli impianti erano stati fatti ma i tubi erano rotti. Nessuno li sostituiva e le terre soffrivano l’arsura. L’acqua era erogata ad ore, interdetta agli usi agricoli, abbandonata al destino delle piogge. I sindaci segnalavano le falde freatiche, la risorsa dei pozzi, gli impianti di dissalazione. Tutti i comuni denunciavano la sproporzione fra le finanze comunali e le spese per bacini, acquedotti, depuratori. L’insieme delle risposte componeva un coro emozionale di voci, un fiume di proteste, un torrente di proposte.

La prolungata siccità della stagione estiva, il sole rovente ha influito notevolmente sulla portata del torrente, sui fiumi, sulle tradizionali ragioni idriche; ma da sola non basta a spiegare cosa è successo nella macchina dell’approvvigionamento che ha mostrato di incepparsi.

Nel vertice di Prefettura si ha la sensazione che la mancanza di progettualità insieme alla confusione tecnico-politica siano prevalse sulla buona gestione.

L’acqua si perde per strada, le condotte sono fatiscenti, la primaria esigenza di ampliare le fonti, di impiegare i rabdomanti, i professori Catenna, perforare il pozzo di Tempe per garantire il reintegro dell’acqua della sorgente Aggia, l’utilizzo del Peschiera, Curtatone e Monteamara, in attesa che il Camastra si riempia.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Rispondi