L’età anagrafica richiesta è stata elevata da 60 a 61 anni rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il requisito anagrafico può essere ridotto di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Ad esempio, una donna senza figli dovrà attendere di raggiungere i 61 anni per accedere all’Opzione donna, mentre una con un figlio potrà farlo già a 60 anni. Invece, una donna con due o più figli potrà presentare domanda già a 59 anni.
Possono accedere anche le caregiver, ossia coloro che assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con grave handicap da almeno sei mesi, a condizione che i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i 70 anni, siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.
L’opzione è applicabile anche alle donne un’invalidità civile, con una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%.
Ledonne licenziate o attualmente dipendenti da aziende in crisi possono accedere all’Opzione donna se c’è un tavolo di confronto attivo dal 1° gennaio 2024 o successivamente. Per le dipendenti, il tavolo deve essere attivo al momento della richiesta pensionistica, mentre per le licenziate, il licenziamento deve essere avvenuto durante l’apertura del tavolo, e non devono aver accettato un nuovo contratto a tempo indeterminato dopo il licenziamento.
Inoltre, questa categoria di lavoratrici possono accedere a Opzione donna con 59 anni e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2023, senza considerare il numero di figli.
La pensione può essere ottenuta:
- 12 mesi dopo il raggiungimento dei requisiti, se il trattamento pensionistico è a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti;
- 18 mesi dopo il raggiungimento dei requisiti, se il trattamento è a carico delle Gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.
Quando si opta per l’Opzione donna, l’assegno pensionistico viene calcolato utilizzando il metodo contributivo, basato sui contributi versati durante la carriera lavorativa, anziché il metodo retributivo, che tiene conto degli ultimi stipendi ricevuti. Di conseguenza, l’importo dell’assegno sarà inferiore rispetto alla pensione di vecchiaia. Questo accade non solo perché si smette di lavorare prima, ma anche perché si perdono gli anni in cui si avrebbe diritto a un calcolo più generoso basato sui salari. In poche parole, chi ha lavorato per 35 anni fino al 2023, vuol dire che ha iniziato a lavorare nel 1988. Tuttavia, poiché il calcolo contributivo è stato introdotto nel 1996, gli anni precedenti saranno calcolati utilizzando quello retributivo, il che rende l’assegno più vantaggioso per chi sceglie la pensione di vecchiaia rispetto a quella anticipata.
La domanda può essere presentata online sul portale dell’Inps accedendo con Spid, Cie o Cns o tramite call center o presso Caf e patronati. ( FIRST ON LINE)