
PATRIZIA BARRESE
Che sian palmi di mani giunte
o braccia protese al mondo
ad accoglier uomo, donna o simil
in un abbraccio di preghiera o di passione,
è un battito che unisce in questo giorno
di spiritualità e di devozione.

Ogni lingua parla a ricordar
terre bibliche e polverose,
quando passi e folle silenziose,
calcaron monti e strade lontane
per udir Colui che alle genti
narrava di misteri, morte e risurrezione.

Oggi intelletto e fede,
in un sol filato intrecciati,
tessono il manto di Chi, al suo popolo,
con la vita e la passione,
ha innalzato l’alma in un sol fiato
per mondar i cuori dal gorgo del peccato.

Le chiavi della pace altrove,
seppure in tale giorno di colombe e di candore,
giacciono tra armi dritte e brandelli chini
ove su lande desolate e ossa
fuggon tra i boati le speranze dei bambini.

Forse di tempo in tempo,
di intrecci e fili giunti,
svaniran frustoli verdi e scambi di mano,
già il fogliame annaspa tra ogni tecnologica invenzione,
ora parlano i grovigli della moderna confusione
a governare menti, sguardi e ogni emozione.

Su questa Terra di metalliche armonie,
tra spazi cosmici e ingegnosa ragione,
un olivo ramingo e una radice germoglieran in ogni Nazione,
ieri oggi e domani, nel dì di storie lontane,
recheranno il sigillo di una “mano santa” che benedice
e legherà tempi, logiche e persone, in un’unica palma di pace.
