di Rocco Rosa
Chi gioca le sue carte sul fatto che il M5S debba per forza presentarsi da solo all’elettorato non tiene conto del cinismo che il duo Casaleggio jr e Grillo hanno dimostrato, prima con quel voltafaccia europeo finito male e poi per quelle regole cambiate in corso d’opera riguardo gli avvisi di garanzia a Roma e i brogli elettorali a Palermo. Hai voglia però a predicare che sono come gli altri e che l’elettorato finirà col prenderne coscienza. No, possono fare questi dietro front ed altri e i consensi non si spostano di un centimetro, semplicemente perché loro sono i fruitori di un malcontento verso vent’anni di cattiva politica esercitata in tutte le salse e con tutti i colori e siamo al “tanto peggio,tanto meglio”. E’ presumibile quindi che i prossimi giorni finiremo anche col registrare un cambio di rotta circa le alleanze, agevolato dalla vittoria che sembrava impossibile di Trump e dalla considerazione che a favorire quella vittoria è stata più la bocciatura di Hillary , considerata espressione della casta, che la simpatia verso il personaggio Trump, inviso persino ai suoi.
Di fronte a questo scenario, le armi che si stanno attrezzando sono i vecchi arnesi delle ammucchiate elettorali , un apparentamento con tutti quelli che ci stanno , pur di arrivare ad una soglia elettorale vincente. E già si vedono i rimescolamenti, gli ammiccamenti , i fermenti organizzativi che vanno in quella direzione. Che è, manco a dirlo, una direzione sbagliata, dal momento che a) rende praticamente identificabile, come bersaglio, tutto il vecchio della politica italiana; b) legittima una alleanza alternativa tra le forze che si dicono antisisterma ( lega e M5S) . Ne abbiamo avuto un esempio in questi giorni con i nuovi organigrammi che NCD si è dato in Basilicata e che ci hanno portato facce che ritenevamo scomparse dalla politica, di un Taddei, di un Viceconte e via di questo passo, di persone che hanno fatto tanti di quei valzer nella politica da far girare la testa e che si mettono insieme ognuno sperando che i voti li abbiano gli altri, come facevamo da ragazzini quando andavamo a cinema senza chiedersi chi tra noi tenesse i soldi. Cioè una pura operazione di vertice che non aggiungono voti ma li tolgono ad una possibile coalizione.
Alternative a queste dinamiche perdenti ci sono solo se Renzi e compagni mettono in conto di poter perdere una battaglia per vincere la guerra. E cioè una proposta del Pd riempita di autocritica, di facce nuove, di idealità, di senso della rappresentanza di quell’elettorato che lo ha lasciato. Un Pd che possa mettere in conto di perdere pur di preparare una proposta politica nuova e di riproporsi come colonna portante del sistema italiano. Un Pd che riorganizza i recinti del centrosinistra e vi ricostruisce all’interno la sua casa, con regole precise, con comportamenti inflessibili, con un recupero delle radici che ne hanno fatto comunque la storia, a partire da quei due partiti che si sono combattuti in nome di valori e di idealità, patrimonio che il Pd non ha saputo riunire ma ha lasciato disperdere.
Un Pd di questo tipo, che ripropone la sua faccia pulita, che si affida al rinnovamento degli uomini, alla scelta di chi ha saputo farsi apprezzare dai cittadini per essere portatore di novità, di efficienza e non di chiachiere, che si dà delle regole precise, è pronto anche a far passare il vento della confusione e dell’avventurismo, per uscirne dopo come il solo che è stato capace di restare in piedi. Senza di questo, non resta che il buio. Non è con l’addizione dei mediocri che si può vincere questa sfida. Ci vuole coraggio, fantasia e capacità di pensare in grande.
1 commento
Ottima analisi, ma ipotesi di soluzione molto debole, almeno per questi motivi: a) il PD è già esso, di per se, un’ammucchiata che ha mutuato i peggiori vizi e difetti della politica; b) la prevalenza assoluta, grazie al sistema elettorale in vigore, nelle Amministrazioni è fallimentare perché contrassegnata esclusivamente dall’autoconservazione e dagli interessi personali e di specifiche cordate; c) non sarà sufficiente l’innesto di qualche nuova figura a modificare un impianto oligarchico basato sulla gestione del potere e sull’assistenzialismo gestito attraverso l’uso discrezionale delle risorse pubbliche e il consociativismo di pezzi del sindacalismo, di cui il cartello Pensiamo Basilicata, come dimostrano i provvedimenti regionali nel campo dei Fondi UE, e perfino nell’ammonimento al Comune di Matera, ne é espressione compiuta per arroganza e pretesa egemone.
Il superamento del rischio di una pericolosa deriva per la nostra regione non sarà possibile, a mio modo di vedere: 1) se non si recupera il protagonismo vero e il senso di appartenenza della gente, non a una cordata di interessi, quali sono quasi tutti i partiti attuali, ma ad aggregazioni sociali che hanno l’esclusiva finalità del bene comune e la difesa dei territori (vedi petrolio); 2) se non si risolve il problema della rappresentanza che il sistema elettorale maggioritario ha snaturato con gravi ripercussioni sul grado di libertà e di democrazia; 3) se non si assume il coraggio di abbandonare la condizione di subalternità al potere dello Stato e delle Segreterie dei Partiti nazionali, dando vita a modelli di governo autonomo e indipendente (l’esempio di Napoli dimostra che ciò è possibile) dove in ruolo fondamentale può essere svolto dai Movimenti autonomi territoriali che rispondono direttamente solo ed eslusivamente alle popolazioni di cui sono espressione.