
MICHELE PETRUZZO
Un altro punto d’inizio, l’ennesimo per il Partito Democratico, che riparte da Enrico Letta. Dopo quarantotto ore di riflessione, l’ex Premier ha sciolto la riserva e ha dato la sua disponibilità alla segreteria di un partito che nel corso degli anni ha perso diversi pezzi per strada, lui compreso. L’assemblea nazionale lo ha confermato e lo ha riportato al vertice, con 860 voti. Ha preso la parola in tarda mattinata, annunciando la sua candidatura al ruolo di Segretario. Molti i temi trattati durante la sua lunga relazione: dal welfare al cambiamento climatico, passando per l’innovazione tecnologica e l’Europa. “Progressisti nei valori, riformisti nel metodo e radicali nei comportamenti”. Questa la sua idea di partito. Perché ciò che serve – ci tiene a specificare – è un nuovo PD, non un nuovo segretario. Diverse anche le proposte lanciate: battaglia per il diritto di voto ai sedicenni, rilancio dello Ius Soli e “Agorà democratiche” per allargare il dialogo. Dice, inoltre, di voler costruire un partito aperto, che dia voce ai giovani e metta insieme le loro energie.
Quel che è certo è che non sarà un compito semplice, perché sarà alla guida di un partito che negli ultimi anni è apparso sempre più scollato dalla base elettorale. Uno dei principali motivi di ciò risiede nella ripetuta scelta di anteporre la cosiddetta “responsabilità” – che significa onnipresenza nei vari governi che si sono alternati – alle scelte di campo. Anche questo atteggiamento, spesso rinfacciato ai dem, è stato oggetto di riflessione nel lungo discorso di Letta, che ci ha tenuto a sottolineare che non bisogna andare sempre e comunque al governo, perché così si diventa partito del potere. Con la sua visita allo storico circolo di Testaccio, infatti, ha voluto lanciare il messaggio opposto, l’idea di un partito che sia anche in grado di confrontarsi con i circoli e con i suoi militanti.
Il PD è attualmente un cantiere in corso, che sta ancora cercando di capire cosa vuol fare da grande. La recente formazione dell’intergruppo parlamentare assieme al Movimento Cinque Stelle ed a Liberi e Uguali è sicuramente un primo passo, che indica la via da seguire per il futuro prossimo e dunque per le elezioni amministrative, che si terranno in autunno. Non è mancato, infatti, il passaggio sulle alleanze, di cui Letta si è professato un sostenitore.
Tuttavia il nuovo segretario dovrà inevitabilmente sciogliere alcuni nodi cruciali e lavorare alla ricostruzione di un’identità, che negli anni sembra essersi affievolita.
Oltre alle fin troppo facili convergenze su parole chiave quali “lavoro” e “giovani”, il resto è ancora tutto da scrivere e la stesura non sarà affatto semplice. La quasi unanimità dell’assemblea nazionale nella scelta del segretario non può essere indicativa della sua tenuta e della sua durata, perché si tratta di un partito che è stato capace di affossare anche segretari con mandati popolari molto ampi. Dinamiche come queste, Letta le conosce fin troppo bene, avendole vissute in prima persona.
Nicola Zingaretti gli lascia, dunque, una complicata eredità, forse ancora più scomoda di quella che lui aveva trovato. Il Governatore del Lazio, infatti, aveva preso in mano un partito ormai ai minimi storici, circondato da un muro di diffidenza. Confrontando i sondaggi di oggi con quelli di allora, qualcosa è cambiato. Tuttavia su Enrico Letta, considerato da molti “ultima spiaggia”, grava la consapevolezza dell’impossibilità del fallimento, perché in quel caso non si consumerebbe semplicemente la fine dell’ennesimo segretario, ma del partito e del progetto che ne è alla base.