PD-M5S? PER ORA BISOGNA ASPETTARE

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Marco Di Geronimo

Le elezioni regionali hanno consegnato la Sardegna alla Lega. È la terza Regione del Mezzogiorno a cadere in mano del partito settentrionale. Trovare un’alternativa al centrodestra a trazione leghista diventa un’impellenza ineludibile. E se Calenda fallirà, che lo sbocco naturale sia un’alleanza col Movimento 5 stelle?

La fragilità del Governo giallo-verde e la forza dirompente del nuovo centrodestra minano il terreno elettorale. Le elezioni europee rappresenteranno un incasso importante per Matteo Salvini. Che a quel punto riceverà una doppia investitura: dominus del fronte conservatore e indiscusso proprietario dell’esecutivo. Una prospettiva che spaventa la sinistra.

Come fermare Salvini è una sfida di difficile soluzione. Le forze progressiste ci hanno provato in vari modi: da soli e insieme, non sembrano comunque competitive. Il modello Abruzzo, replicato in Sardegna, dà risultati incoraggianti ma non sfonda. La riverniciatura della coalizione unitaria, coronata da un candidato credibile e “pulito”, permette di recuperare qualche voto. Ma non basta.

In particolare è indicativo il risultato di Zedda. L’ex Sindaco di Cagliari ha condotto una campagna elettorale che l’ha portato a conquistare un terzo dei voti dei suoi corregionali. Ciononostante l’isola ha deciso di cambiare bandiera. Difficile imputare la sconfitta alla figura di Zedda, difficile imputarla alla formula scelta (cioè l’unità delle forze progressiste).

Allo schieramento di opposizione serve proprio ciò che serve al Movimento 5 stelle: prendere il pallino della situazione e condurre la partita. L’agenda politica del Paese si costruisce sui dibattiti che dividono l’opinione pubblica. Al momento è il solo Salvini ad aprire e chiudere le luci sui campi da gioco. Che sono sempre inclinati a suo favore.

Scardinare il giochino a massacro che Salvini costruisce ai telegiornali è difficile. Ma bisognerà trovare il modo di farlo. E questa sarà una battaglia più ideologica che politica, più strategica che tattica. In sintesi: costruire fronti sempre più larghi diventerà presto una carta sempre più patetica. Lo dimostrava il lungo corteggiamento di Bersani a Casini: non servì ad arginare Berlusconi. E, sotto certi aspetti, preparò il matrimonio tra Renzi e Alfano.

È vero che PD e M5s hanno lo stesso problema. Ma è difficile che riescano a sposarsi. Non tanto perché Renzi e Calenda abbiano ragiona ad additare i grillini come populisti. Che i «gialli» siano populisti è vero, ma non esistono differenze ideologiche tali da impedire un dialogo tra Rousseau e il Nazareno. Il problema è che entrambi i partiti attraversano una fase politica calante.

In particolare il Movimento 5 stelle sta conoscendo un declino che forse è destinato ad amplificarsi. Non è tanto il totale tradimento dei propri valori a debilitarlo – le sue truppe sono fedeli e rispettano ogni comunicato dal quartier generale come il popolo ebraico obbediva a Mosè. No, il problema è che le classi che hanno affidato il voto al M5s non si sentono rappresentate dal partito «giallo». E di conseguenza lo stanno pian piano abbandonando, in assenza di risultati e miglioramenti.

L’alleanza col Movimento 5 stelle perde importanza strategica: il partner non è più appetibile. E un nuovo centrosinistra basato sulla linfa gialla rischia oggi di non avere alcun appeal. Non solo perché i rapporti tra i partiti sono stati inaspriti da mesi e mesi di insulti reciproci, e resi difficili dalla intransigenza della classe dirigente renziana. Ma anche perché lo stesso Partito democratico è corroso da un conflitto interno feroce. Che forse travolgerà il PD nei prossimi mesi.

Insomma: è troppo presto per capire lo sbocco di questa fase politica. Sappiamo che le elezioni europee ratificheranno un netto cambio degli equilibri. A quel punto sarà difficile distogliere il centrodestra dalla vittoria alle politiche (probabilmente anticipate). E soltanto a quel punto, dalle macerie in cui si troveranno i due partiti giallo e rosa, si potrà erigere qualcosa di nuovo. Perché fino ad allora, difficilmente avranno niente da dire agli italiani. Anche se lo dicessero assieme.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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