Questi dirigenti dem sono talmente abituati a guardare la politica dall’angolo del potere che non riescono a immaginare di doversi ricondurre ad un ruolo di opposizione. Finora, pur senza avere I voti per governare, sono riusciti a intrufolarsi nei posti di governo, ora insinuandosi nelle spaccature della ex maggioranza , ora in nome dell’emergenza pandemica, ora in nome dell’unità nazionale voluta da Draghi. E, per queste elezioni alle porte, pur di spuntare un voto in più , si sono lasciati trascinare in accordi ed accordicchi, pensando che dietro le chiacchiere di qualche venditore di tappeti, ci fosse il miracolo di una alleanza capace di rimontare dieci punti di distacco che separa il centrosinistra dalla destra , Una operazione pragmatica , calcolata male e gestita peggio, perchè ,pur di tenersi incolalato al centro, il Pd ha perso la sola alleanza che lo riconosceva partito leader del centrosinistra, e cioè quella con I cinquestelle. Forza questa che, in mano a Conte, ha saputo darsi una chiara collocazione di sinistra, chiudendo le esperienze ballerine con I leghisti e schierandosi in maniera trasparente a fianco di quei ceti che più soffrono la crisi. Ora che Calenda ha rotto quell giocattolo raffazzonato, il Pd si trova in mezzo al pantano, non tanto a corto di voti quanto con un deficit di immagine che non sarà facile recuperare. L’avevamo detto da subito: la cosa più coerente e seria era lavorare per una prospettiva, anche mettendo in conto di dover fare una legislatura dall’opposizione. Qui c’è da recuperare una identità che il Pd ha perso, soppiantato da un qualunquismo di destra che parla alla pancia del Paese ma che guarda agli interessi egoistici di territori o di classi sociali privilegiate, che non vuole il catasto, non accetta le tasse di successione, pretende una rottamazione all’anno delle pendenze fiscali, vuole l’autonomia delle regioni ricche, arraffa , per vie traverse, i soldi della coesione territoriale, reclamizza lo slogan del nord come locomotore d’Italia che non può essere appesantito dai carrelli del Sud, vuole il nucleare e pretende mani libere nelle decisioni che riguardano il paesaggio, l’ambiente e tutto quello che può fare da freno agli affari. Che una destra di questo tipo vada al potere, è un passaggio duro da digerire per il Paese, ma salvifico per una opposizione che in tanti anni di potere non sa più chi e che cosa rappresenta, non è più abituata a scendere in piazza, non conosce più i cancelli delle fabbriche , prende i voti a Roma 1 che è simbolo della classe agiata e di quelli che , per un verso o per l’altro, sono sul ponte di comando. Attrezzarsi per fare l’opposizione significa avere il coraggio di cominciare daccapo, riassaporare la polvere della strada, riscoprire il senso di una presenza , selezionare I compagni di strada e portare il messaggio di una esperienza che è frutto sopratutto dei propri errori. E’ solo questa chiarezza che può togliere dalla sonnolenza quel 50 per cento di persone che ne hanno viste tante, e di tanti colori, da essere colti da nausea permanente per la cabina elettorale. Eppure proprio qui in Basilicata abbiamo avuto la conferma che staccare il culo dalla sedia è fisiologico, ti rimette in moto, ti consente di esercitare una funzione , ti ridà la credibilità di persona,e ti rimanda un verdetto obiettivo sulla consistenza di un governo rispetto ad un altro . Rocco Rosa
PD, STACCARE IL CULO DALLA SEDIA E’ FISIOLOGICO
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