
giovanni benedetto
Di Pelé hanno scritto e raccontato tutto, fiumi d’inchiostro hanno macchiato i quotidiani e i periodici di tutto il mondo per raccontare le magie, le prodezze le genialità che offriva nei suoi spettacoli domenicali.
In ogni partita sempre una nuova, mai ripetitivo, mai prevedibile, aveva uno scatto felino che di testa incrociava spesso la palla da spedire in rete, senza mai sapere se saliva da terra o scendeva dal cielo, indifferentemente col destro o col sinistro prima nascondeva la palla tra le gambe degli avversari e poi la riprendeva depositandola inesorabilmente alle spalle del portiere.
I suoi dribbling con repentini cambio di passo facevano girare la testa agli avversari, e quando anche questri si trovavano ad applaudirlo, era una festa di sport e di magia.

Pelé come tutti i fuoriclasse era apprezzato e ammirato prima dai suoi compagni, che si ritenevano in primis suoi tifosi, e poi dagli spettatori, sempre presenti in massa per vederlo giocare.Esordì nel Santos a sedici anni nel 1956 poi fu convocato a 17 anni in nazionale e giocò ai mondiali del 1958, in Svezia, giocò insieme ai già affermati compagni di squadra Didi’, Vava’, Altafini formando l’indimenticabile trio: Pelé Didi Vava’.Il titolo andò al Brasile battendo in finale la Svezia di Nilsen Liedholm, il giovane Pelé mise a segno 6 goal.Lasciò a 34 anni il Santos, dopo avere segnato più di mille gol, e nel 1975 fu attratto dalle sirene che arrivavano dagli Stati Uniti per esportare il soccer in uno stato dove gli sport diffusi erano altri : il baseball, il football, il basket e l’hochey.Pelé in Brasile fino a 34 anni aveva fatto il calciatore, in America l’avevano chiamato per rivalutare e promuovere il calcio giocando nel New york Cosmos, egli costituiva il brand adatto per raggiungere gli scopi dei dirigenti e per richiamare più gente possibile.Il Cosmos era una squadra cosmopolita. Vi giocavano calciatori appartenenti a 14 nazionalità diverse e la maggior parte erano tutti campioni che a fine carriera si arruolavano nella squadra americana per esportare calcio e importare Dollari.Bekembauer, Carlos Alberto, Eusebio, Cruiff, Chinaglia e Bettega sono alcuni calciatori che hanno indossato la maglia della squadra neworkese alla fine della loro carriera. Con Pelé in campo nello stadio del Cosmos si viveva un’atmosfera magica dove non mancavano gruppi di ballo o musica, in campo e sugli spalti. Dagli altoparlanti, mentre si giocava in campo a pallone, si diffondeva musica, usi e abitudini molto lontani dai campi di calcio europei dove l’attenzione era tutta incentrata suji 22 calciatori.Ma i calciatori del Cosmos continuavano a divertirsi anche dopo le partite, infatti essi avevano prenotato un tavolo fisso, perché erano abituati ad andare tutti insieme in un locale famoso: Studio 54, mecca della Disco Music, della trasgressione dove tutto era consentito, attori, e cantanti importanti che affollavano il locale per divertirsi in tutti i modi praticando persino il sesso . Erano i tempi in cui l’America esportava in Europa nuovi modelli culturali nel campo della musica del cinema e del costume.Nonostante una disciplina non rigida fuori campo, Pelé quando scendeva sul terreno di gioco era sempre il primo attore e i suoi compagni di squadra facevano a gare a passargli il pallone per vedergli fare una magia, ma a Pelé non piaceva questa eccessiva attenzione e spesso rimproverava i colleghi per non aver passato il pallone ad altri.L’ultima partita ufficiale che disputò Pelé nel Cosmos fu il 30 aprile 1977 quando la squadrà, superando per 2 a 1 il Seattle Sounders, vinse il campionato.Fu in quella occasione che a fine partita regalò la sua maglia numero 10 ad un giovane ragazzo che l’aveva marcato molto bene: Jimmy, il quale a distanza di quarant’anni, ancora custode della gloriosa maglia numero 10 e impregnata ancora di sudore, ( non l’aveva mai lavata) ebbe un’offerta di centomila dollari ma l’ex giovane difensore del Seattle Sounders preferi l’odore della maglia all’odore dei dollari!!!