A MOMENTI TI METTEVI A VOLARE – DINO BECAGLI E TEATRO MINIMO DI BASILICATA

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Non è mai facile ricreare e riportare su un palcoscenico la bellezza, l’intensità e le emozioni che suscita un libro, soprattutto se quel libro tocca e racconta temi impegnativi quali la memoria, la famiglia, il “chi eravamo”.

“A momenti ti mettevi a volare” è l’omaggio che Dino Becagli ha voluto tributare all’ultimo romanzo di Giuseppe Lupo “Gli anni del nostro incanto”, un viaggio nella memoria di “chi eravamo” che, partendo dal boom degli anni 60 fatto di lavatrici, televisori ed asciugacapelli, passando da piazza Fontana e dagli anni di piombo, arriva alla vittoria della nazionale italiana di calcio al magico mondiale di Espana 82, il tutto mentre una figlia cerca disperatamente di far “risvegliare” la madre ormai immersa in un torpore fatto di dolore, nostalgia e malinconia per un passato sfuggito di mano in maniera quasi inaspettata e che mai più ritornerà.

Omaggio che, da semplice spettatore ed amante di teatro, risulta ampiamente positivo.

In una scenografia minimalista, si alternano i racconti e le ottime prove dei protagonisti principali della storia – Vittoria, Regina, Louis e Bart “Indiano” rispettivamente interpretati da Daniela Ditaranto, Giovanna Vignola, Giuseppe Pergola e Giovanni Pelliccia – accompagnati da una sapiente scelta delle canzoni che, molto ben interpretate da Nura Spinazzola e Dino Lorusso, fanno da degno corollario sonoro alle vicende raccontate dalla piece teatrale. Completano il cast Giusi Locuratolo (la splendida Nonna Vittoria) e Rocco Laurita nei panni del medico

Sul racconto “veglia” la “finestra dell’incanto” ovvero la finestra dei ricordi, che racconta chi eravamo e sembra quasi voler lanciarci la provocazione di interrogarci, alla fine dello spattacolo, su chi e cosa siamo poi diventati.

 

Nella brochure dello spettacolo,  hai scritto che “il teatro della parola ha fatto il suo tempo e che non va più di moda” e che ti senti come un specie di Don Chisciotte che cerca il muro contro cui sbattere per smettere una buona volta

La parola sta alla realtà come il frastuono all’apparenza. Il pubblico sembra gradire maggiormente il frastuono, la musica ad alto volume e frequentare locali chiassosi dove risulta difficile scambiare anche solo due parole. Il frastuono si afferma sulla parola e la copre.

La missione di Teatro Minimo di Basilicata?                 

Teatro Minimo di Basilicata nasce per valorizzare il territorio e tutto ciò che da esso discende.

Ho portato in scena i miei recital su Pierro, Sinisgalli e Scotellaro, nonché la piece sulla più grande sciagura ferroviaria d’Italia, quella di Balvano, con oltre 500 morti.

Si sono poi aggiunti negli anni La Basilicata Canta sui 150 anni di storia lucana nell’Italia unitaria, La breve illusione: Potenza e la Repubblica Napoletana di Pietro Basentini, La realtà dell’apparenza e, infine, La Regina dei boschi, suggestiva opera sul brigantaggio femminile post – unitario.

 

La scena teatrale potentina mi pare da sempre molto vitale e attiva. Sbaglio?

Ci sono tante belle realtà e professionalità che meritano e necessitano di essere sostenute. In questo quadro Teatro Minimo cerca di fare la sua parte

Ma in cosa dovrebbe e potrebbe  cambiare e magari  migliorare?

Vorrei che ci fosse più attenzione da parte di chi queste cose dovrebbe sostenerle e promuoverle. Mi riferisco alle istituzioni competenti che risultano competenti solo sulla carta. Ogni volta che si allestisce uno spettacolo sembra quasi di andare in guerra; sovente proprio chi ti dovrebbe aiutarti e facilitarti il compito, finisce con il metterti il bastone tra le ruote….

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