In una Matera politica sempre più sospesa tra ricicli e ricollocamenti, la situazione dei due principali schieramenti è emblematica del clima generale: il centrosinistra piange, ma il centrodestra non ride, anzi, affonda nelle sabbie mobili delle sue stesse contraddizioni.
Il centrodestra materano, galvanizzato dal recente successo alle regionali, tenta di replicare la “furbata” mettendo in campo un nome noto, ma non proprio coerente con la propria storia politica: quello di Antonio Nicoletti, ex direttore dell’APT e attuale direttore della Fondazione Matera 2019. Una scelta che, al netto degli schieramenti, lascia spazio a molte riflessioni.
Nicoletti, figura da sempre vicina agli ambienti del centrosinistra, si è spesso destreggiato con eleganza tra le stanze del potere e le articolazioni del sistema. Uomo di apparato, profondo conoscitore dei meccanismi della governance, ma anche esempio di quella classe dirigente che si adatta con sorprendente agilità ai nuovi equilibri. Oggi, cambia casacca. E cambia pelle.
Al di là di quanto previsto dall’articolo 60 del TUEL in materia di ineleggibilità e incompatibilità, ci si interroga sull’opportunità – oltre che sulla legittimità – di candidare figure apicali provenienti dal mondo delle partecipate pubbliche. Il tema è delicato: non si tratta solo di norme, ma di etica pubblica e di fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il centrodestra, nella sua smania di erodere consensi al centrosinistra, sembra disposto a tutto. Anche a sacrificare l’identità politica. Non si fa problemi a mortificare il segretario regionale di Fratelli d’Italia, pur di conquistare il Comune. Come già accaduto con Pittella, l’alleanza col “nemico” diventa improvvisamente non solo possibile, ma strategicamente utile.
Questa corsa al potere a ogni costo, però, solleva interrogativi profondi. Quanto costerà, in termini politici e morali, questa abdicazione a ogni coerenza? Quanto sarà sostenibile, nel lungo periodo, un’alleanza fondata sull’opportunismo e non sulla visione?
Solo il tempo potrà dirlo. Ma intanto, Matera osserva. E riflette.