PER RIAVVIARE IL CALCIO LA LEGA DEVE PRIMA RIANIMARE I PIÙ DEBOLI

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Giovanni Benedetto

Il dopo coronavirus si troverà davanti una nazione con i soliti problemi economici pregressi e con l’aggravante di ritrovarsi un quadro economico e sociale mutato in peggio, a causa dello stop di gran parte del mondo del lavoro e delle attività economiche ad esso collegate.
Il calcio non è esente dalle ripercussione economiche  per la sospensione dei campionati e di tutte le attività agonistiche.
In questa partita nessuna società di calcio uscirà vincente, tutti avranno perso una quota parte dei loro ricavi rispetto alla voce spese che sale verticalmente senza conoscere sosta.
Probabilmente le società professionistiche di serie A e B hanno dei margini di entrate di bilancio abbastanza ampi da potere uscire indenni o perlomeno attenuare danni provocati da questo tsunami economico.
Molto piu’ preoccupate sono le società di serie cadetta che vivono principalmente degli incassi domenicali e di alcune sponsorizzazioni.
La lega Pro ancora di più della serie D è la categoria più penalizzata perché i suoi tesserati sono professionisti.
Lo stipendio minimo previsto dalle tabelle federali è pari a 26000 euro lordi che netti diventano 12.000, sono stipendi per i più giovani, i veterani viaggiano su cifre molto più alte.
Per partecipare ad un campionato di lega Pro il budget medio oscilla dai tre ai quattro milioni di euro annui.
Rispetto ad un investimento annuo fisso, le entrate sono variabili e instabili perché dipende dalla posizione di classifica, dagli stadi, non sempre accoglienti, e da eventuali ricavi per la cessione di calciatori più promettenti.
Per far fronte alle necessità economiche dei club e alla volontà della Figc di valorizzare i giovani italiani, la Lega Pro ha inserito un premio di valorizzazione per l’utilizzo di giovani calciatori per un totale di 270 minuti a partita ( massimo tre calciatori under) pari a circa 10000 euro a partita. È una forma di contributo che non tutti i club utilizzano.
Altra esigua cifra che la lega riparte per ciascun club sono i proventi da diritti televisivi incassati da Elevensport che assommano a 20000 euro annui a società.
Al contrario delle società di serie A e B che hanno delle entrate stabili, molte sono le società di serie C che falliscono, che non si iscrivono ai campionati o che vengono sanzionate con punti di penalizzazione.
La lega Pro, per fronteggiare il fenomeno dell’indebitamento, ha imposto delle regole più severe per rispettare il versamento delle fideiussioni di inizio anno e l’obbligo dei pagamenti in scadenza.

Soluzioni tampone che non risolvono l’essenza dei problemi.
Il quadro sintetico e riassuntivo esposto è oggetto da tempo all’attenzione degli organi federali: lega, Figc e governo.      Il mondo dello sport è entrato in agitazione e lo sciopero dei calciatori di lega pro nel  mese di dicembre scorso, ne ha rappresentato il disagio . Adesso il quadro si è aggravato dopo questo stop che si preannuncia più lungo del previsto. Quando bisognerà riparare le cose rotte dopo questo terremoto pandemico si dovrà lavorare parecchio per ripartire con un assetto diverso e più equilibrato,
I provvedimenti presi finora sono stati più che altro dei palliativi che hanno solo spostato nel tempo gli stessi problemi. E’ giunta l’ora che gli organi federali varino una ristrutturazione generale e di sistema dei campionati di Lega Pro.
A partire dall’abolizione della vecchia legge di 38 anni fa che istituì il professionismo anche in serie C.
Ai vertici federali si sta pensando a un pacchetto di proposte da sottoporre al governo per la ristrutturazione dei gironi di serie B e lega Pro, la ratio della riforma l’ha spiegata il vicepresidente della Figc, Cosimo Sibillia, in una intervista:
“È stato uno dei punti fondamentali del mio programma con il quale mi sono scontrato anche con Gravina. In Italia abbiamo bisogno di meno società professionistiche. C’è necessità di un campionato che funzioni da filtro tra il calcio professionistico e quello dilettantistico, aiutando le società nel garantire un minor impatto sulle finanze. Dobbiamo evitare i fallimenti degli anni passati. Esistono regole ferree che sono state introdotte l’anno scorso ma ciò non toglie che va ridotto il numero delle società professionistiche perché sono troppe. Il semiprofessionismo aiuta le società ai drastici cambiamenti economici che comporta il professionismo sportivo.”
Una proposta che sta trovando molte adesioni tra i presidenti delle società potrebbe essere quella di formare due gironi di serie B a 18 squadre e il semiprofessionismo in serie C.
In un momento in cui il paese sarà impegnato a sollevare un’intera economia messa in ginocchio da mesi di inattività il ricco mondo del calcio deve trovare al proprio interno le energie sufficienti per risollevarsi.

Si stima che la forbice delle perdite può oscillare da qualche milione fino ad arrivare a una decina nel caso il fermo si protrarra’ per qualche altro mese.

Il personale interessato tra calciatori, tecnici e impiegati si aggira intorno alle tremila unità distribuiti tra i 60 club partecipanti.

Una commissione istituita ad hoc per affrontare il dopo crisi e’ già al lavoro non solo e non tanto per sanare i conti in rosso delle società quanto per individuare possibili soluzioni per uscire dalla crisi.

Altre aree d’intervento riguardera’ una regolamentazione finalizzata al contenimento dei costi con l’obiettivo di garantire una sostenibilità economico-finanziario dei club.

Si dovrà anche entrare nel merito del diritto del lavoro per rivisitare la gestione dei rapporti di lavoro.
Intanto tra le prime iniziative da attivare bisogna provvedere a buttare le scialuppe a chi sta affogando, sarebbe un atto prioritario se si vuole salvare il calcio nella sua globalità, e in questo salvataggio si intravedono tutti i campionati minori a partire dalla C per finire ai campionati interregionali.
Il calcio per continuare a vivere deve essere popolare, deve coinvolgere tutti a partire dai ragazzini che tirano i primi calci fino ai più fortunati professionisti.
Bisogna alimentare contestualmente e permanentemente la passione del pubblico che lo segue dagli spalti dando sempre importanza al calcio giocato, ai valori che esso esprime, al divertimento che produce.
Privilegiare il calcio d’élite per renderlo strumento della salvaguardia degli affari, piuttosto che del calcio stesso, e’ molto pericoloso, perché gli interessi di pochi vanno a contrastare gli interessi di milioni di appassionati che un giorno potrebbero anche abbandonare gli stadi per altre forme di divertimento.
Non mi sembra allineata a fare sacrifici e rinunce, la UEFA , che ha chiesto un risarcimento di 300 milioni di euro alle federazioni nazionali per lo slittamento all’anno prossimo del campionato europeo di calcio.
Forse i vertici del calcio nazionale, FIGC, europeo Uefa, mondiale FIFA devono fare una riflessione.
Il calcio è un divertimento che ha poco o più di 100 anni, gli affollati spettacoli che si consumavano negli anfiteatri dell’impero romano, sono durati circa 450 anni, eppure arrivò un giorno che chiusero definitivamente i cancelli.

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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