Per una programmazione regionale partecipata

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RICCARDO ACHILLI Economista

Il ciclo politico e sociale generato dall’apertura della crisi del 2008, ed ancora non superato, assume le caratteristiche di una vera e propria transizione sociale, che coinvolge soprattutto le comunità territoriali, come la Basilicata. Il cambiamento in atto e quello che si può prospettare per il futuro (si pensi agli enormi cambiamenti che il lavoro subirà come effetto della Rivoluzione cibernetica) richiederà nuove forme di coesione fra amministratori ed amministrati. La partecipazione diviene quindi l’antidoto per evitare derive sociali, innescate dalla destrutturazione degli assetti che finora hanno retto i meccanismi del consenso sociale (almeno fino a quando i nuovi assetti saranno entrati a regime). In questo senso, il coinvolgimento dal basso della popolazione rispetto alle scelte politiche diviene un meccanismo fondamentale, che va anche oltre la pur fondamentale necessità di capire come le politiche regionali stiano impattando sulla loro utenza, e come migliorarne efficacia, efficienza e immagine. 

Il contatto con i cittadini tramite le chat sui social forum, o le piattaforme informatiche (come oramai stanno facendo molti partiti, imparando dal modello del M5S) sono sicuramente importanti passi in questa direzione, e peraltro intercettano un cambiamento profondo, strutturale, della forma-partito, da quella novecentesca, in cui l’organizzazione partitica era deputata a fare sintesi degli spunti che provenivano dalla società “civile”, costruendo una linea politica che poi gli aderenti al partito avrebbero dovuto seguire, verso il partito trasversale, privo di sintesi interna, che tende a seguire in modo più o meno fedele gli input che provengono dalla società. Tuttavia, con tali strumenti “social” si cattura l’opinione di una élite della popolazione, cioè di coloro che usano regolarmente i social network e la rete (in un contesto in cui il digital divide è ancora presente per alcune fasce di popolazione come gli anziani, seppur in forte calo) e che sono sufficientemente “politicizzati” da desiderare una interlocuzione diretta con il vertice politico dell’ente. Se si vuole invece avere una opinione rappresentativa dell’intera comunità lucana, occorre utilizzare gli strumenti tradizionali dell’indagine statistica diretta, a questionario, su campioni di popolazione, p. es. tramite rilevazioni telefoniche. 

In questo senso, potrebbe essere utile sviluppare indagini ricorrenti di customer satisfaction sulle politiche “correnti” della Regione (ad esempio le politiche sanitarie ordinarie, o le politiche sociali a carattere ricorrente, come l’ADI, o ancora le politiche di formazione professionale) o su specifici interventi di particolare rilevanza strategica (p. es. bandi di particolare importanza) utilizzando a tal fine campioni rappresentativi di destinatari finali (magari, a seconda del caso, affiancati a campioni di controllo di non destinatari). 

Si potrebbe pensare ad un bollettino semestrale di indagine sulla soddisfazione complessiva rispetto alla politica regionale, che contenga anche un tema di approfondimento (cioè un approfondimento su una specifica politica, scelta volta per volta) utilizzando un campione stabile di popolazione, statisticamente rappresentativo dell’universo della popolazione regionale, ed ovviamente un campione specifico di destinatari della politica, ed attivare un forum con i cittadini sui risultati del bollettino.

Le indagini di customer satisfaction, quindi, dovrebbero costituire la base per andare più in là, per attivare un circuito di dialogo. Più in generale, senza voler percorrere una vuota retorica della partecipazione come evento salvifico, e quindi tenendo conto dei limiti di tale esercizio, derivanti perlopiù da asimmetrie informative e “bias” di ruolo, senza pertanto voler rianimare utopie maieutiche alla Danilo Dolci, sarebbe utile affiancare, alle tradizionali attività concertative fra Regione e parti sociali, luoghi di incontro e confronto con gruppi di cittadini autoselezionati per competenze e impegno su specifici temi. Penso, in particolare, alla questione del petrolio, che non potrà portare la Basilicata da nessuna parte, se non sarà vissuta come condivisione e trasparenza dei dati ambientali, produttivi ed economici da parte delle comunità che vivono nella zona estrattiva. Senza una vera partecipazione sociale, tale tema rimarrà, sempre, estraneo ed ostile alla regione. Tali luoghi non devono sostituirsi a quelli istituzionalmente deputati alla decisione, né sovrapporsi con la concertazione, che ha il compito fondamentale di dare sintesi alle istanze, ma essere complementari, consentire alla politica di avere il polso della situazione e fornire al cittadino l’idea di avere un ruolo effettivo, anche a livello di controllo e rendicontazione di ciò che l’Amministrazione regionale fa. Tali luoghi di ascolto e confronto, quindi, non possono essere estemporanei o dettati da mode del momento ma devono costituire occasioni permanenti e strutturate, né possono, ovviamente, essere “pilotati”, inserendovi affiliati che orientino il dibattito.

Essi possono costituire l’ossatura di un bilancio sociale partecipato, che orienti meglio l’azione politico-amministrativa dell’ente verso obiettivi condivisi con la comunità, e ne consenta una misurazione, sia pur a livello grezzo e comunicativo, dell’impatto.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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