PERCHE’ L’EMILIA E’ IN BILICO?

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Marco Di Geronimo

L’Emilia-Romagna è diventata contendibile perché il Partito democratico ha perso ogni contatto con il proprio elettorato di riferimento. Cinque anni passati a vaneggiare hanno smobilitato gli storici elettori emiliano-romagnoli. Al punto che Bonaccini ha incentrato tutta la campagna elettorale su temi regionalisti. Manco fosse un leghista di sinistra.

Da quando esistono le Regioni, l’Emilia-Romagna è stata governata dal Partito comunista e dai suoi eredi. Alle scorse votazioni (2015) il Partito democratico incasso il 45% dei consensi. Oggi tutto questo sembra un passato lontano, un bel sogno destinato a non tornare. Com’è stato possibile volatilizzare una tale massa di consensi?

Eppure è così: l’Emilia-Romagna è in bilico e oggi tutta Italia seguirà uno spoglio al cardiopalma. Bologna rimarrà una roccaforte ‘rossa’? Oppure sarà l’ennesima Regione a cascare tra le braccia del nuovo centrodestra? Gli ultimi sondaggi pubblicati legalmente (prima del congelamento di qualche settimana fa, imposto dalla legge) davano Bonaccini in vantaggio sulle Borgonzoni. Ma al tempo stesso evidenziavano la decisività del voto disgiunto, che permetteva al centrosinistra di incassare la Presidenza della Giunta regionale a dispetto di un certo affanno della coalizione.

Impossibile sapere come si siano spostati gli equilibri negli ultimi giorni. E dopotutto è anche superfluo: chiunque vincerà, lo farà con un margine ristretto. Ciò significa che tutti i sondaggi rientrerebbero certamente nel margine d’errore: tradotto in italiano, impossibile farci affidamento.

Certo è che l’Emilia-Romagna non è impazzita. Il buongoverno del centrosinistra è acclarato, al punto che Salvini ha sconsigliato ai suoi seguaci di parlarne durante la campagna elettorale. «Lo sanno tutti ed è solo un vantaggio per l’avversario».

La volatilità dei voti emiliani dipende da logiche nazionali, e in particolare da una decisa penetrazione della Lega all’interno delle campagne. Mentre nelle città rimane forte il centrosinistra – dopotutto le piazze che si sono riempite di Sardine sono proprio quelle di Modena prima e Bologna poi – il centrodestra recupera consensi proprio nei luoghi in cui gli avversari sono mancati.

Sono mancati perché, ormai da cinque anni, il centrosinistra ha reciso ogni legame con i mondi in cui era forte. Dopo le manovre del Jobs Act e della Buona Scuola, il centrosinistra si è alienato il mondo del lavoro e della scuola. Scendiamo nel concreto: il PD ha perso la CGIL e gli insegnanti, che erano blocchi sociali molto importanti. Stiamo parlando di vere e proprie macchine elettorali, che sono state totalmente perse.

Tutta colpa di Renzi? Ovviamente no. Sarebbe intellettualmente disonesto sostenere che Bersani non c’entri nulla, anzi! È la sua Regione a traballare (della Toscana ci occuperemo tra qualche mese). Non soltanto la cosiddetta minoranza PD si è trasformata in una barzelletta vivente nel corso della seconda legislatura, giocandosi credibilità con i sindacati e gli interlocutori tradizionali del Partito nella società civile da un lato, e capacità attrattiva nel voto d’opinione dall’altro.

Il peggio è che la sinistra ha mancato clamorosamente la fase storica: mentre in tutto il mondo i movimenti di sinistra hanno perlomeno battuto un colpo (basti guardare a ciò che è accaduto in Francia, Spagna, Grecia, Inghilterra, Germania e perfino negli USA), in Italia non si è mossa foglia. Le correnti di sinistra del PD (comprese quelle che vi sono uscite) hanno stentato a costruire un programma e una candidatura davvero attraente. E si sono chiusi in sé stessi. Per tacere degli assoli (o forse andrebbero chiamati deliri psicotici) in cui si sono lanciati i compagni “fuori e a sinistra del PD”. Si è persa una grande occasione, che adesso andrà ricostruita a tavolino.

Nel frattempo, l’Emilia è ipotecata. Come andranno le elezioni di oggi è impossibile da prevedere. Ma le premesse ci insegnano che nulla è per sempre: gli elettori non si danno per scontati…

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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