Perché Salvini crede di essere il Papa Re?

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A furia di sfidare chiunque e a qualunque costo, Salvini, ci ha preso gusto. Lo fa anche con i Santi e con la Madonna.

A Potenza dialoga con San Gerardo davanti a tanta folla composta per lo più dai figli di quegli anziani genitori che, fino a trent’anni fa fa, affollavano i comizi di Emilio Colombo, il quale era solito farsi il segno della croce prima di affrontare il palco , a testimonianza politica di un’appartenenza religiosa che tutti i cattolici sanno essere sintesi di misericordia e fratellanz. A Milano dialoga con  la Madonnina del Duomo, brandendo la Coroncina del Santo Rosario e mandando in visibilo il suo pubblico estasiato dalla grandezza del suo leader. I più oltranzisti intanto fischiano Papa Francesco reo di predicare la carità e di aver autorizzato il suo elemosiniere a fare una cosa di estrema sinistra che nessun partito che si rifà a quei valori ha mai pensato di fare: sfidare le istituzioni pagando l’allaccio della corrente in un palazzo occupato da cittadini, a pochi isolati da quello occupato da Casapound.

Del resto la chiesa cattolica è abbastanza chiara. Il Vangelo e la Parola vanno vissuti in tutti gli aspetti , mettendo in pratica tutto quello che la fede comporta. Ma a Salvini, della legge di Dio e dei padri della Chiesa importa poco e  non tralascia alcuna provocazione pur di trasformarsi nell’uomo del secolo. Noncurante dell’attacco dei suoi alleati che non perdono occasione per ricordargli che non è coprretto nè deontologico strare tutti i santi giorni in campagna elettorale e che sarebbe molto più utile passare un poò più di tempo al Ministero visto che di una ppolitica di vera sicurezza c’è bisogno.

Che cosa pensino i Cattolici di questa ennesima sceneggiata teatrale, evidentemente, è poco influente. I sondaggisti non rilevano scostamenti rilevanti di percentuale di consenso verso il partito del Capitano altrimenti, i suoi spin doctor, veri armatori dei cannoni salviniani, gli avrebbero consigliato di dire altro nel comizio milanese, piuttosto che lanciarsi in una sfida al mondo cattolico. Mondo che però, piaccia o non piaccia, ha come riferimento Papa Francesco. Un Papa che può anche risultare inviso a Salvini per come interpreta il suo ministero pastorale, così come lo è sicuramente a quel suo pubblico milanese che lo ha fischiato, ma sicuramente è molto seguito dalla gente , credente e non,  che proprio quei fischi non li hanno graditi.

Anche i neo consulenti di Giorgia Meloni, da poco assunti nello staff della comunicazione in sostituzione dei vecchi spin doctor giudicati più lenti nella ricerca dei gusti degli elettori, le avrebbero preparato un menabò per i prossimi appuntamenti pubblici. Appuntamenti nei quali dimostrare di essere lei la vera protagonista del salvinismo, più di quanto lo sia lo stesso Salvini. Da romana, però, Giorgia conosce l’affetto che i cittadini riservano al Papa Argentino e così, nel suo comizio, sfiora appena di striscio l’argomento case occupate e allaccio rete elettrica ribadendo, se mai ve ne fosse bisogno, che prima della patria e della famiglia c’è Dio .

La risposta del mondo cattolico non si è fatta attendere. Contrariamente alle lungaggini con cui normalmente il mondo ecclesiastico reagisce alle sollecitazioni, in questa occasione in tutte le parrocchie d’Italia si è parlato di  blasfemia.

Anche dalla piccolissima diocesi di Matera, l’Arcivescovo Caiazzo ha fatto sentire la sua voce lanciando un monito al mondo Cristiano attraverso le parole di Cristo: “Nessuno può servire  due padroni: O odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona” (Matteo 6,19-24).

Una predica, quella dell’Arcivescovo Caiazzo, tenuta al termine della lettura del Vangelo, nella Chiesa Madre di Pisticci, e indirizzata  direttamente agli elettori cattolici che pure a Pisticci hanno largamente suffragato il partito di Salvini alle scorse elezioni regionali. Parole dure se pur pronunciate con il solito garbo cui l’Arcivescovo Caiazzo ci ha abituati .

Un ammonimento rispetto al comportamento che un Cattolico deve avere, contrario a quello che ha avuto il politico Salvini a Milano. “Faccio appello alla vostra intelligenza” dice Sua Eccellenza l’Arcivescovo, “la Chiesa è una. Nella sua predicazione e nei suoi pastori. Nessuno può pensare di costruirsene una a propria immagine e somiglianza. Nessuno può svegliarsi una mattina e inventarsene una che più gli aggrada per convenienza personale o peggio per interesse del proprio partito politico”. Parole che hanno tuonato come pietre nell’affollatissima Cattedrale Pisticcese. Giuseppe Digilio

 

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