PERCORSI D’ARTE SACRA: SARCONI

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

carella sebaste

 

 

Sarconi

Il toponimo deriva dal basso latino Sarculum, un luogo aperto nella selva, secondo Giacomo Racioppi.

Suburbio extramurario di Grumentum, visse con l’antica città romana un’intensa attività, specialmente nel settore agrario. Su questo sito, in periodo di romanizzazione, i ricchi possidenti grumentini trasformarono le strutture agricole in ville rustiche perché nei mesi primaverili ed estivi preferivano soggiornare in dimore fuori le mura cittadine.

Reperti archeologici (lapidi sepolcrali, statue, vasi, monete d’oro, d’argento e di rame, raffinati monili di corniola), rinvenuti sia in pianura sia sul colle Campodemma e di cui si sono interessati il Rosselli, il Racioppi, il Caputi testimoniano l’esistenza del sito nei secoli lontani. Sono stati trovati pure resti d’armature di soldati morti, molto probabilmente, nella battaglia che si combatté su questo territorio nel 215 a.C. fra Romani e Cartaginesi.

Dell’età romana sul territorio rimangono soltanto (fig. 1) resti di un ponte, ubicato a pochi chilometri dal centro abitato, ma difficilmente raggiungibile per l’abbandono del territorio circostante.

Con la distruzione di Grumentum, i profughi cercarono riparo nei conventi di rito orientale, dei quali il più antico era quello di Campodemma, ove nel VI secolo frati rumeni avevano costituito il loro cenobio ed una chiesa dedicata a S. Giuliano. Successivamente i contadini abbandonarono i borghi monastici e si trasferirono in centri più grandi che s’erano costituiti. Sicuramente uno di questi fu Sarconi. La forma tondeggiante del centro storico, fa supporre che l’accrescimento sia avvenuto secondo una logica di tipo romanico. Infatti i suoi vicoli assumono una conformazione urbanistica planimetrica ad anelli pressoché concentrici delimitati da edifici adiacenti tra loro. Nella Piazzola, il centro del nucleo abitativo, sorgeva l’antico convento di San Filippo con annessa chiesa di San Giacomo, i cui resti erano ancora visibili recentemente.

Il castello di cui oggi restano pochi ruderi, fu costruito in epoca successiva alla nascita del paese, nel periodo del feudalesimo. In posizione isolata, potrebbe essere stato un fortilizio con torre di guardia, per controllare un’area militarmente strategica.

Fu feudo della contea di Marsico e dei Sanseverino. Fu acquistato nel 1544 dai Carafa, principi di Stigliano, che fecero costruire nella zona sud del castello un piccolo ponte per facilitare il proseguimento di una via di difesa. Attualmente quel ponte è denominato dai cittadini il Ponte Vecchio. Passò poi agli Spinelli e successivamente ai Pignatelli. Agli inizi del Settecento Sarconi aveva un’agricoltura fiorentissima. Nel 1806 divenne, per opera del sindaco Nicola Lattaro, la capitale della resistenza antifrancese in Val d’Agri. Nel 1883 l’istituzione del Consorzio d’irrigazione diede notevoli benefici all’agricoltura che, per la malaria, non aveva potuto svilupparsi pienamente in questo secolo. 

Sarconi, anche se ha profonde radici storiche, è il Comune più giovane della Val d’Agri: solo il 1946 ha ottenuto la piena autonomia amministrativa. 

Nel centro storico, in cui si snodano stradine, viuzze, piazzette, spiccano palazzi gentilizi con portali in pietra e balconi di ferro battuto. Da notare in Via Garibaldi i palazzi Amelina e Frugoglietti, forniti (fig. 2 e fig. 3) di portali in pietra con decorazioni.

In Contrada Isca, s’impongono (fig. 4) i resti dell’acquedotto Cavour, costruito nel 1867 su antichi ruderi romani. L’opera fu concepita non già come un blocco chiuso, ma come un organismo snodato nel paesaggio, con un succedersi di soluzioni formali in rapporto con la natura.

Nel centro storico è ubicata (fig. 5) la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria Assunta, ricostruita in sostituzione di quella rinascimentale dedicata alla SS. Trinità, distrutta dal terremoto del 1857, sulla cui facciata erano murati frammenti di lapidi provenienti da Grumentum. D’impianto rinascimentale, si presenta a navata unica. Custodisce (fig. 6) la Madonna di Montauro, statua riprodotta fedelmente dai maestri d’Ortisei, da una fotografia della scultura quattrocentesca, rubata. Il corpo e il volto della Madonna e del Bambino mostrano i tratti distintivi di una dignità più che umana; l’espressività degli occhi della Madonna attrae e rasserena lo sguardo di chi la osserva. La statua della Madonna, per tradizione, ogni anno è portata in processione alla cappella rupestre sul monte Serra, ove rimane fino ad ottobre.

 

 

Di buona fattura sono le statue lignee del XX secolo, che rappresentano la Madonna del Carmine, (fig. 7) Maria Ausiliatrice e San Rocco.

Nel rione Santa Lucia è ubicata la Chiesetta di Santa Lucia, la più antica di tutte, dopo che la Chiesa Madre fu ricostruita in seguito al terremoto. Sulla facciata si nota il campanile a vela. Nell’interno custodisce l’affresco, del 1588, (fig. 8) Madonna col Bambino, nella parte superio

FIGURA 8

re e Sant’Antonio, Santa Lucia e San Sisto, nella parte inferiore. Quest’affresco suscita emozioni sia per la semplicità delle linee sia per la tenue modulazione dei colori, capaci di agire ad un più elevato livello di sentimenti.

A sinistra dell’altare c’è un Crocifisso.

Le pareti sono tutte affrescate, ma ancora coperte da uno strato di calce.

In Piazza San Giacomo si nota (fig. 9) un monumento insolito, dedicato ai bambini di Sarconi, realizzato nel 1980 e proveniente da una stamperia di Napoli. La scultura rappresenta un bimbo che regge tra le braccia una gallina. Il nucleo plastico dell’opera impegna lo spazio circostante con effetti di sbattimenti e dissolvenze di luce lungo i vari piani dell’opera.

 

 

 

Da visitare è (fig. 10) la Chiesa di Sant’Antonio, edificata nel 1698, intorno alla cappella già esistente. Sul portale mostra un affresco di Sant’Antonio. L’interno si presenta a navata unica, col soffitto ligneo a capri

10 CHIESA DI S. ANTONIO

ata. Sulla parete sinistra si nota (fig. 11) un altare, in pietra locale, appartenente alla precedente cappella del Cinquecento, sita nello stesso posto.

L’abside è decorata con delicati ed eleganti motivi barocchi.

Nel presbiterio spicca sull’altare una decorazione barocca che, arricchita da cornucopie e stemmi dei Sanseverino, incornicia un bell’affresco di Sant’Antonio.

La chiesa custodisce anche le statue lignee del Settecento: San Vito, Sant’Antonio Abate, la Madonna Assunta.

Bibliografia

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Giorgio Mallamaci, Sarconi: immagini storiche di un paese della Val d’Agri, Moliterno (PZ), Waltergrafkart, 2000.
  • Vincenzo Falasca, Grumentum Saponaria Grumento Nova, Potenza, Edizioni Ermes, 1996.
  • Antonio Lotierzo, Spinoso: nelle pietre e nella storia, Napoli, Tipolitografia Glaux, 1985.

 

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Sull' Autore

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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