PERIFERIE A BRUXELLES, PERIFERIE D’EUROPA

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ilaria d'auriadi ILARIA D’AURIA *

E’ nato tutto dai bombardamenti mediatici ai quali abbiamo assistito da Bruxelles dopo gli attentati di Parigi del 13 Novembre 2015. Dopo essere stata associata per anni unicamente alle istituzioni europee, Bruxelles subiva una nuova lettura riduttiva attraverso la diffusione di un’equazione semplicistica: Bruxelles = Molenbeek = focolaio del jihadismo islamico. Come molti di noi, anche Chergui Kharroubi e José-Luis Pénafuerte sono stati profondamente infastiditi dalla rappresentazione superficiale e pericolosa che i media di tutto il mondo hanno fatto di Molenbeek e dunque di Bruxelles. E hanno reagito. Facendo ciò che fanno di mestiere: hanno preso le telecamere in mano, e si sono messi ad indagare. Il risultato è il documentario “Molenbeek. Génération radicale?” (sottolineo il punto interrogativo nel titolo).

La sala della Casa delle Culture e della Coesione Sociale era gremita. Si sentivano parlare numerose lingue, il che non sorprende a Bruxelles e ancora meno a Molenbeek considerato che in quel quartiere convivono oltre 100 nazionalità diverse. Il documentario di Kharroubi e Pénafuerte sarebbe stato proiettato di li a poco, seguito da un dibattito in presenza dei registi e con diversi giovani abitanti di Molenbeek.
Premetto che raramente sono uscita da un dibattito con i registi soddisfatta del contenuto e della dialettica: lo scambio di pensieri più interessante succede ai margini della serata, accanto al bar, quando si abbassano i riflettori e il rischio di dover dire cose brillanti in pubblico. Io, alla fine della proiezione, avevo solo domande. Che non ho potuto fare perché l’atmosfera si è riscaldata progressivamente, dimostrando sia la vitalità del pubblico che la delicatezza delle tematiche affrontate nel documentario.
Molenbeek è il secondo quartiere più povero del Belgio, con una densità di popolazione impressionante: 15000 abitanti per ogni chilometro quadrato. Il tasso di disoccupazione dei giovani di meno di 25 anni è del 45%. Ma c’è anche tanto altro, appunto. Ed è questo altro che il documentario voleva raccontare. Le oltre 100 nazionalità che convivono, le numerose associazioni di quartiere che si occupano dei giovani, il nuovo museo di arti visive MIMA inaugurato ad Aprile 2016, e poi gli abitanti e le loro storie una diversa dall’altra.
Ma le città, si sa, non creano consenso.
Alla fine del documentario, sei giovani sono saliti sul palco e hanno detto la loro sul documentario. La rappresentazione fatta da due persone considerate esterne alla comunità locale è stata rimandata al mittente: uno dopo l’altro, i giovani si sono presentati partendo dalla loro età e affermandosi come persone attive – chi era portavoce di un’associazione, chi invece era rappresentante di un gruppo di giovani. La Molenbeek descritta nel documentario era, secondo loro, ancora una volta descritta in maniera troppo negativa e non corrispondente alla realtà: una zona del quartiere non era stata presa in considerazione, i fischi alle ragazze non velate per strada non avvengono, il canale che separa il quartiere dal centro storico non è una barriera…

moellenbeek 2

Ed ecco emergere fiero l’orgoglio di appartenenza, fomentato da un pubblico reattivo che applaudiva ad ogni critica, aggiungeva commenti dalla platea, generando risate e fischi. Ho pensato a ciò che successe a Matera dopo la diffusione de “Il lato grottesco della vita” (2006). Nel documentario, Federica Di Giacomo racconta il fenomeno delle guide abusive nei Sassi di Matera, seguendo i protagonisti che ogni giorno inventano nuove storie (molte delle quali inverosimili!) per i turisti. L’abusivismo delle guide turistiche è una problematica riconosciuta e presente nel dibattito pubblico materano durante tutti i miei anni di permanenza in città. Ma il fatto che sia stato raccontato e approfondito, per lo più da una persona considerata esterna, è stato interpretato da molti come “sputtanamento”. Chi ha il diritto (e il dovere) di critica?
Il punto, mi sembra, non è quale rappresentazione di Molenbeek sia più vicina alla realtà. La realtà, si sa, è sempre complessa, e il racconto che se ne fa è per forza di cose parziale e soggettivo. Piuttosto, cosa fare di questo orgoglio di appartenenza? In cosa si trasforma quando si spengono le luci e si scende dal palco? Come recuperare questo desiderio di positività e di armonia, al di là dei problemi?
Un modo potrebbe essere quello suggerito da un ragazzo, in platea. Ai racconti contrastanti di Molenbeek fatti dai giovani sul palco, facevano eco numerose sollecitazioni dalla platea che aggiungevano tematiche da approfondire: l’abbandono scolastico e le numerose iniziative messe in campo per contrastarlo, il disimpegno di numerosi genitori e in particolare dei padri (a quanto pare un tema tabù), il rapporto con il resto della città… Fino ad una domanda urlata da uno spettatore: “ma perché non prendete voi in mano la telecamera e realizzate voi un documentario?”

Sociologa di formazione, si occupa di progettazione civica e sociale: affianca persone ed organizzazioni nella ricerca del miglior modo per realizzare le loro idee e i loro progetti – dal modello di business alla stesura di bandi europei. 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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