La mia cinquantennale esperienza politica mi porta più a propendere per la posizione dell’Assessore Cupparo che per quei giornali che lo attaccano per presunti conflitti di interesse per essere un costruttore che ha anche lavorato all’impianto Total e lo dice ufficialmente . Normalmente quell’esperienza mi dice che chi fa affari li fa sottobanco, magari professando ad alta voce una posizione contraria. Ne ho viste tante di queste sceneggiate che potrei ricavarne un libro ed a pelle sono convinto che l’assessore è sincero quando , da imprenditore, chiede di concludere un percorso che ha visto già impiegare, da parte dell’azienda francese, milioni e milioni di euro. Non conosco personalmente l’Assessore, ma ho seguito la sua carriera imprenditoriale attraverso le parole ammirate del mio capo, quel Filippo Console che per me era innanzitutto un amico e che ha introdotto nel Consiglio regionale stile, sobrietà ed onestà. Detto questo le persone si valutano dagli atti e l’azione di Cupparo in questa vicenda della Total non è di poco conto , nel senso che perora due cause che sono proprie della sua competenza politico-amministrativa: il coinvolgimento delle imprese locali e soprattutto la risposta occupazionale per la basilicata che l’azienda deve dare. Nella task force per la trattative, lui deve fare questa parte non altra, e non è chiamato come assessorato a risolvere il tema delle garanzie ambientali. Salvo una, aggiungiamo, che è quella relativa allo sversamento delle acque di lavorazione. sul Sauro, che secondo la mappa idrografica, finiscono a Senise nella diga in terra battuta più grande d’Europa e che può convogliare oltre 400 milioni di mc di acqua. Questo è un problema per tutti e anche per l’Assessore Cupparo, il quale, per essere stato Sindaco e per essere assessore alle attività produttive sa bene che l’economia lucana non si regge sulla chimica, nè si sta innestando sui processi green , ma si regge su altri settori, dal turismo, all’agricoltura, alla montagna, ai prodotti locali, a scendere dal pollino giù giù fino alla frutta ,al vino e all’ortofrutta del meta pontino. Questo lo deve interessare e lo deve obbligare a trovare soluzioni che escludano apriori rischi del genere di quelli paventati, per il semplice fatto che quando un incidente succede è troppo tardi per intervenire. Il tema dunque è questo: ammesso che un percorso si debba fare, quali soluzioni si possono trovare: quella di convogliare le acque di lavorazione in un laghetto artificiale, salvo svuotarlo nel fiume a controlli effettuati dall’Ispra? Oppure di portare le acque a siti idonei di depurazione senza interessare gli alvei fluviali? nessuno ha la verità in tasca, ma una cosa è certa: che nessuno può pensare che la gente beva ad occhi chiusi le verità scientifiche o pseudo tali che in genere le compagnie petrolifere offrono. Siamo diventati adulti, ci hanno fatto diventare adulti. Detto questo, la veemenza di certi attacchi, la volgarità di certe considerazioni, non fanno bene alla stampa tutta. Gli fanno perdere credibilità. E Dio sa se non ci sia bisogno dir recuperarne un poco, soprattutto sul versante di certi giornali che girano secondo gli interessi del loro padrone. Rocco Rosa
PETROLIO, ATTACCHI INDEGNI A CUPPARO
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