PIGNOLA: LA FESTA!

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gerardo acierno

 

Nei nostri paesi la festa patronale non si racconta: si vive. In essa ciascuno di noi scopre cose diverse, vive emozioni differenti, prova sensazioni del tutto particolari. Nella festa si sommano e si scaricano atteggiamenti strettamente personali. Tutto è più intimo, anche più possessivo e comunque il tutto è vissuto, anno dopo anno, in modo nuovo e sempre originale. Poi, però, ti piomba addosso per due anni di seguito un virus maledetto e la festa si stravolge. E allora si ricorre, come ora sto facendo io, alla nostra amica Mnemosine, personaggio mitico, musa della memoria e del ricordo e l’impossibilità, anche quest’anno, di festeggiare la Madonna del Pantano, si concretizza in una pagina di vita vissuta in un tempo indefinito. Tempo felice. Tempo non di nostalgia ma di pura poesia.

In questo paese, la Festa – terza domenica di maggio – nasce dal fumo. Sì, dal fumo delle ginestre bruciate al passaggio della Uglia la notte precedente, quando i quattro quartieri danno fuoco a numerosi falò ospitando per ore i simboli di una tradizione metà sacra, metà profana.

        Nel cielo quasi sempre rabbuiato della domenicale mattina quel fumo ancora ristagna quando il campanone del campanile della Chiesa Madre annuncia il giorno di festa. Eccola, quindi, la nostra festa: raccontata a scatti, fuori dal tempo e ripercorsa sul filo di emozioni profonde.

– Alza la tenda di panno colorato il venditore di noccioline e dissemina sulla bancarella filari di torroni, montagnole di mandorle indorate, castagne abbrustolite e sciuscellë annerite. Dai ganci pendono pupë dë fighë e catenë dë ndritë. Poi soffia dentro cento palloncini colorati e tutto sembra trasformarsi in piccola mongolfiera.

– Lavora a pieno ritmo il barbiere e il sarto dà l’ultimo colp d’ ferr al vestito nuovo prima che la banda esca mmenz a la chiazz.

– Il primo dei bambini salta e corre sul tavolato robusto della cassa armonica in attesa dei compagni ricchi di spiccioli e di allegria.

– Nelle case c’è profumo di bucato fresco e di brasciolë  messe a cuocere a fuoco lento nella pentola nuova di zecca.

– Suda al libro dei conti ‘u pruculator preoccupato per il denaro che manca ancora e per l’orchestrina Cuban che tarda ad arrivare da Salerno.

– Un colpo d’ rangascë  annuncia la prima marcia della banda di Squinzano: ‘a banda è bona .. mangh quarchë clarinë .. è a Tubo sta marcia? .. no,no,è Cuore abruzzese ..è bon ‘a banda ..

– Si muovono i giovani dell’Azione Cattolica con le loro bandiere e i loro stendardi; si muove pure Piŝ con il suo Palio pesantissimo tenuto con forza al vento malandrino.

– La folla si accalca nnand Sand Rocch  e arriva fino a Sand Spirit  perché si sente la banda ‘d mast Saverië che accompagna la Madonna del Pantano in processione fino a Pignola.

Na calcasse  scuote il cielo. Salomone ‘u fuchist ha dato miccia a rutellë e battaria.

– File lunghissime di bimbi, preti in preghiera. C’è la cenda nel suo dorato splendore. La banda suona inni sacri. In fondo alla folla bisbigliante avanzano, cantando, donne scalze, stravolte, felici.

– In piazza il violino accenna l’Ave Maria. Il parroco parla ai fedeli. Il laico finge disinteresse.

– Il pranzo della Festa è robusto e tutti a ruminare frutta secca dai cartocci venduti da ‘u nusceddar.

– Giostre di bimbi e bimbi alle giostre nel pomeriggio finalmente illuminato da un raggio di sole.

–  Luminarie nelle strade. Passeggiate interminabili e panini con il prosciutto crudo. Traviate e Rigoletti in uno zibaldone di note. Suoni e colori per un popolo stordito di felicità che si accontenta di poco.

– Infine i colorati fuochi d’artificio. Essi rigano le tenebre e lasciano nel cuore di tutti tracce di malinconia perché la Festa si spegne, come l’ultima meteora caduta, oltre la collina, nel mistero di un cespuglio che poco prima ha ospitato un fugace incontro d’amore.

da “PIGNOLERIE” di  G. Acierno –

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