PIGRIZIA E NARCISISMO, IL RETAGGIO DI UNA CITTA’ AMMALATA DI PROVINCIALISMO

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LUCIO TUFANO

 POTENZA, UNA RIVOLUZIONE CULTURALE ?

 

         Quando, qualche tempo fa, si è conclamato il dissesto finanziario della città con la nomina di un Commissario ad acta, abbiamo rilevato come anche per la condizione culturale occorresse la nomina di un commissario con pieni poteri che annotasse i guasti, le manchevolezze, le adulterazioni, i falsi e gli sprechi, i vuoti lasciati nella storia, nella tradizione e nell’attualità di una comunità bisognosa di prediligere la propria cultura attraverso una più attenta retrospettiva. Una cultura che andava celebrata, in un modo più pieno, nuovo e diverso, nelle sue consuetudini, nelle sue molteplici risorse. Occorreva una lente creativa e più ravvicinata alle abitudini, al costume di una città, ai gusti della sua gente, nel suo idioma, nelle sue piazze, nel suo agglomerato urbano, nel suo centro storico, nel suo folclore, nei suoi talenti e nella sua autentica identità.

Ma la disinvoltura delle decisioni, la concezione monocratica dell’amministrazione, anche i fatti e le produzioni culturali, la unanimità di assemblee spesso corporative, la pressione delle associazioni e dei vari esibizionisti, le innovazioni fasulle e gli sporadici interventi, anche anomali, nel centro antico a dispetto di regole urbanistiche ed estetiche, inoltre la animosità del “cerchio magico” dei sindaci, monopolizzatori di idee e di iniziative, rispetto alla passiva, a volte diffidente sudditanza, ha finito col necropolizzare la città.

Eppure, lo sanno in molti, la cultura non deve essere intesa solo come visita, spettacolo, mostra, erudizione verticale, bensì come scoperta, inventiva e valorizzazione delle risorse e dei giacimenti locali. Non consiste solo nelle mostre d’arte dei grandi maestri del passato, conosciuti mediante i numerosi testi di storia dell’arte, i grandi pittori nazionali, europei, russi, surrealisti, spagnoli, francesi etc., dei quali si è letto e saputo, avvalendosi della TV e dei famosi critici come Vittorio Sgarbi e Bonito Oliva.

Il narcisismo di provincia, alimentato dalla pigrizia dei più e dalla indifferenza, ha operato ed opera spesso nella assoluta insipienza per le produzioni del talento locale, la originalità delle idee, per cui spesso, quasi sempre, ci si erge ad organizzatori di cultura, fregiandosi del supporto di qualche grande nome nazionale, di luminari delle Università metropolitane, dei c. d. divi della Rai-Tv, invitati a portare un po’ di luce nella infima gara.

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Le nostre risorse culturali e la stasis come sindrome

Se i materani hanno saputo elevare, grazie agli intellettuali e agli operatori turistici, il giacimento dei “Sassi”, monumento di importanza mondiale, al punto da fare attribuire a quelle pietre il ruolo di scenografia di antico e nuovo testamento, senza nulla invidiare a Cinecittà, noi abbiamo la nostra storia, la storia di una umanità sconcertante che, per quanto riguarda il teatro delle epoche, la sua lunga vicenda di città capitale e di potere, amministrativa, di intendenze e prefetture, di scrivani e calligrafi, ufficiali di scrittura, di timbri e sigilli, sicuramente avrebbe offerto trame, racconti e personaggi a Dostoevskij, a Tolstoj, a Gogol in specie. Anche la storia della civiltà urbana, rispetto alla civiltà contadina, comprende una sottospecie di mondo urbano, gremito di ex contadini entrati a frotte nei vicoli della vecchia città ed installatisi nei sottani, tra grondaie arrugginite, muri di umido e di muffe, di stalle e bettole. Si trattò di maschere contadine dentro la città.

Sono gli intellettuali che hanno costruito e resa evidente una identità complessa come quella di Matera, non solo ricomponendo le indagini e le impressioni che da Carlo Levi in poi ne hanno costituito il corredo, l’interesse di giornalisti, di pittori locali e stranieri (un esempio noto è quello di Josè Ortega), ma anche di famosi registi, dei suoi concittadini che ne hanno custodito e mantenuto il carisma, dei suoi sindaci da Franco Gallo, a Padula, ad Acito, a Manfredi, a Minieri, a Porcari, a Buccico, ad Adduce, fino all’attuale De Ruggieri, senza alcuna arroganza o turris eburnea della propria egocentralità urbana osannata da turisti, da operatori della Rai-Tv e dalla stampa urbana, la sola tracotanza della propria caratteristica identitaria, i suoi organismi culturali come Rocco Fontana con Il Labirinto, Raffaello De Ruggieri con Zetema, Palumbo e gli altri, con La Scaletta, le sue tipografie editrici come la BMG, la IEM di Pietro Viti, Montemurro … tutti hanno un po’ derogato al proprio personalismo per costruire e propagare la identità della propria città, la vecchia edicola Cifarelli e le librerie …

È così che Matera, con i suoi “Sassi”, non è solo una immensa scenografia, tanto originale ed antica ad essere l’ideale per contenere le sceneggiature del Cristo e del suo Calvario, un paesaggio da antichi ambienti Palestinesi, da Golgota e da gironi ideali perché vi si potessero girare trame e film, documentari dell’antico Ben Hur, una sorta di Cinecittà lucana e dove vi hanno girato film di interesse storico ed antropologico.

Una risorsa stabile, una preistoria da importanti necropoli, abitata dai vivi che ha stimolato e ospitato scrittori e artisti, adeguandosi ad operare in funzione delle proprie risorse, ricettacolo di intellettuali, una pubblicità costante, quasi perpetua di un retaggio come “patrimonio dell’umanità” (UNESCO).

È così da decenni accade, da noi, i premiati siano quasi sempre quelli di fuori, con grande enfasi di elogi, l’esterofilia impera imperterrita nelle vetrine dei librai delle città, nelle associazioni culturali che prediligono quelli di altre regioni, se non accademici delle Università, per presentare libri scritti da lucani occorre che vi sia la necessaria firma di presentazione, il premio Basilicata, i circoli medio e piccoli borghesi, ansiosi di ricevere Sgarbi, Cacciari …

E mentre Matera ha conservato il vecchio restaurandolo e valorizzandolo, per ricostruire la nuova città in altre aree, a Potenza si è costruito il nuovo sull’onda della speculazione edilizia e degli egoismi proprietari, distruggendo il vecchio, anche con l’aiuto dei bombardamenti del settembre 1943 e del terremoto del novembre 1980.

Fra l’altro Matera è esterofila per richiamo e scelta dei forestieri interessati alla località e che, più che esterofila, è utilizzo e compiacimento di quanto il forestiero può recare alla città.

Potenza è invece esterofila per il suo impenitente provincialismo e perché si suole vedere nel forestiero, specie se famoso, un prestigio di cui la vanità locale di solito si fregia (politicanti, piccoli borghesi e pseudointellettuali …). È così che il forestiero che è chiamato ad esibire le sue referenze ed il suo talento, di norma, non lascia nulla, spesso prende. A Matera forestieri, turisti, artisti, pittori, scultori, giornalisti, fotografi e registi hanno lasciato risorse e memoria a patrimonio della città, opere e cultura.

Ci hanno mal ripagato le nostre città? Per ciò che riguarda la mia città, che credo di conoscere meglio, vi hanno regnato strane nevrosi. Malgrado vi sia quel tanto di buono da prediligere, occorre non sottovalutare quella strana intransigenza che tende ad annientare tutto ciò che di qualità si possa produrre ed attuare, quell’humus della indifferenza, dell’invidia, del piccolo rancore immotivato, quel subconscio strisciante e forse non razionale di voluttà di sterminio tra individui professionisti ed intellettualoidi che caratterizzano il “micronazismo” dell’abbietta provincia, in una inspiegabile estenuante omertosa e muta, paraintenzionale guerra di classe.

Una psicosi quasi diffusa, una sorta di stasis, come la discordia civile che tormentò la polis greca. Di fatti la stasis, nella Grecia classica, si situava tra la famiglia e la città, competizione sorda ed invidia condominiale, tra l’oikos e la polis. La “guerra familiare” – come la chiama Platone – investe la città, non viene dall’esterno, ma nasce negli ambienti ristretti, dove tutti si conoscono e dove ognuno conosce i segreti dell’altro, dagli incontri assidui, dai posti abitualmente frequentati, dall’assenza di classi sociali diverse dalla piccola borghesia, il magma competitivo per ambizione e traguardi raggiunti da alcuni e non raggiunti da altri, dai legami di parentela e di frequentazione. Questo fa in modo che l’ordine politico della città è costantemente minacciato da sentimenti discordi, tendenti a rispettare solo il potere riconosciuto e verticale, che piova dall’alto, o tessuto da decenni per consuetudine elettorale, preteso da una irrazionale volontà gravitazionale, dall’opportunismo gregario dalla superficiale gestione del voto e, fra l’altro, da un fraternismo demagogico ed ipocrita, lasciato in dotazione ai politici dal vecchio doroteismo dc.

Matera pur soffrendo naturalmente delle sue naturali frustrazioni di provincia (l’invidia, la gelosia ed il rancorismo piccolo borghese) ha avuto la capacità di profondere tutta la sua dedizione ed il suo passato; ha voluto imprimere la sua fisionomia culturale, dal levismo ad un modernismo valoriale ricco di risorse autoctone e pubblicitarie.

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La nostra rivoluzione culturale deve trovare i suoi connotati nel prediligere innanzitutto la nostra storia urbana. C’è la necessità di instaurare subito un regime di autarchia culturale e letteraria, di dichiarare l’ostracismo agli esterofili che freneticamente inneggiano al successo ottenuto da quelli di fuori. Nel nostro bieco provincialismo ci fregiamo del divismo costruito dalle TV e dalle logorree, dalle opinioni espresse dalle grandi firme delle testate nazionali. Il complotto da triplice alleanza, tra RAI, Premio Campiello ed Università.

Lo sforzo di coagulare nel suo alveo di storia urbana, risorse ed arti, talenti e linguaggio, cultura autoctona e tradizione, annientando o cacciando fuori dalle sue mura, l’equivoco, il falso, il bluff, contrabbandati da Tv e giornali nazionali, tutto il genere che come poesia, narrativa, enfasi oratoria, l’esibizione ostentata ed ampliata della Tv, e che hanno alimentato per decenni la mistificazione.

Ma ci è nota la identità della nostra città? Siamo in grado di riassumerla, di sintetizzarla per parti separate e per storie, per vicende, siamo sicuri di poterla riesumare nella sua globalità, nei suoi reperti antropologici, storici, politici e culturali? Questo lo hanno fatto in pochi, malgrado la dissoluzione del tempo, degli interventi insensati delle classi dirigenti, questo hanno tentato di fare, anche se in maniera assai esigua, quelli de “La città svelata”, limitandosi ai racconti, anche eccelsi, di strade, luoghi, piazze e quartieri, nella moviola dei ricordi, operano in tal senso ed hanno operato alcuni bravi medici, come Gavioli, Galasso, Marsico ed altri, come Gigi Luccioni; docenti della Università, Antonio Lerra e i suoi collaboratori; gli intellettuali degli anni ’50 e ’60, scrittori, poeti e pittori; quelli del Lions Club, capaci di rinverdire alcuni aspetti della tradizione potentina; i commediografi del teatro dialettale e gli attori che negli ultimi decenni hanno animato la ribalta della città; tutto ciò che si muove attorno al vicario della Diocesi, don Vito Telesca sul piano dell’arte sacra, della creatività e del dibattito culturale e religioso.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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