
PIPPO CANCELLIERI
parte quarta … la tragedia di uomini piccoli piccoli.
Fine del 2009 al piano terra della sede di Impregilo a Milano, sezione blindata Eurolink – Ponte di Messina … .
“Siccome per fare un Ingegnere italiano ce ne vogliono almeno dieci di altre nazionalità e visto che io sono solo e voi in due … dove sono gli altri otto?”.
Il finimondo! Successe il finimodo.
Ho saltato dieci anni tra l’Ing. Michele Grieco e i fatti dell’incipit di questo pezzo.
Ero ormai alla fine del cantiere A3 tra Gioia Tauro e Reggio Calabria, quello ovviamente più difficile e per motivi non solo tecnici di tutti quegli altri della Autostrada Salerno-Reggio, quando mi chiama Giovanni, l’Ing.Giovanni Guagnozzi:
“Lascia tutto e lunedì prossimo vieni a Milano in Eurolink presso la sede di Impregilo per prendere servizio al Ponte!”.
“Giovà … ma possibile che in questa Azienda le cose avvengono sempre come nei Militari?”.
“Non fare il solito polemico … che hai addirittura cinque giorni per salutare tutti e armi e bagagli infilarti nel primo aereo per presentarti da me che sono appena stato nominato Project Manager del Ponte e che per questo ho bisogno di un Coordinatore Ufficio Tecnico e cioè di te!”.
“Vabbuò … passo da casa, chiudo il gas e vengo via”. (Cit.).
Il sogno di una vita intera che si realizzava di botto!
Il sogno che da infinita ombra del vero diventava invece di colpo realtà e con buona pace del Poeta ma pure anche con tutti i miei intestini che improvvisamente s’erano intorcigliati, stringendosi perfino attorno allo stomaco, tanto che mi veniva da vomitare e pure assieme voglia di gridare a tutti che stavo ormai arrivando sul tetto del mondo!
Quanto successe nel resto della giornata non è che me lo ricordi bene, di sicuro a Palmi dove era il cantiere SA-RC (Salerno-Reggio), tutti presero a venire, chi a baciarmi come i ragazzi e colleghi ingegneri che avevo fatto assumere, chi altri a darmi pacche sulle spalle e chi ancora da lontano a far finta di non aver sentito la notizia mentre con la bava alla bocca si allontanava di fretta.
La più dolce l’Ing. Maria Rosaria Colucci che dalla Filiano di Michele Grieco e di Tuccino Pace aveva voluto venire a fare Ingegneria in mezzo ai trucidi che eravamo noi e tutti maschi:
Maria Rosaria Colucci: “Allora finalmente domani non sarà peggio!”.
E si, perché dovete sapere che ogni santa mattina, entravo all’Ufficio Tecnico che dirigevo dando un calcio alla porta e questa sbattendo faceva tremare tutto il baraccamento, poi subito dopo a voce alta rivolto a tutti i ragazzi dell’UT miei martiri privati:
“TRANQUILLI … CHE DOMANI SARA’ PEGGIO! … e non fosse altro perché avrete tutti un giorno in meno da vivere!”.
Qualche stronzo di passaggio commentava che questo valeva anche per me ma io gli rispondevo con disprezzo sommo che la morte poteva prendermi anche adesso che io l’avrei seguita cantando una canzone sconcia, mentre lui nel caso, l’avrei visto trascinato dolente!
I ragazzi mi amavano come io del resto. E tutti ora stanno facendo una carriera stupenda, chi sul Ponte di Genova, chi in Anas, chi in Italferr chi altri nella stessa Impregilo, uno in SNAM e altri chissà dove.
A vederli allora mentre nonostante l’ordine sempre disatteso di evitare il “lei” per il “tu” quando si rivolgevano a me, sembravano tutti pulcini bagnati!
Maurizio:
“Ingegnere, mi hanno chiamato dalla Sede (n.d.r. Impregilo a Milano) e mi hanno fatto un cazziatone perché ho sbagliato la codifica alle tavole esecutive dell’impalcato del Favazzina … “.
Io:
“Possibile che sei diventato di colpo cazzone?”.
“Ingegnè … sapete com’è col copia e incolla al computer… “.
“Maurì … premesso che prima che ti licenzino quelli della Sede, ti licenzio io per insubordinazione all’incontrario visto che tu da Ingegnere mi chiami ‘ingegnere’ e mi dai pure del ‘lei’ nonostante i miei ordini … ora fai venire tutti i ragazzi compreso Maria nel mio ufficio, poi chiama quello che ti ha fatto il cazziatone e passamelo …!
……….
“Ciao Roberto, me la fai una cortesia? Fammi prenotare dalla Segreteria Generale il prossimo volo per Milano da Reggio che devo venire a dirti una cosa di persona!”.
“Ma che significa, e poi non me la puoi dire adesso per telefono visto che io non ho segreti?”.
“Tu fallo lo stesso ma inizia pure a lubrificare la cornetta del telefono perché quanto devo dirti te lo dirò mentre te la infilo nel di dietro!”.
“Ma come ti permetti … !”
“Premesso che mi sono già permesso, ma tu se hai palle fa quanto t’ho appena chiesto che io vengo a farti il servizio!”.
“Ma ….”.
“Ma un c@@@o!, TU I MIEI RAGAZZI NON LI DEVI NEANCHE GUARDARE, CHE SE NON TI VA QUALCOSA DELLE LORO AZIONI E’ A ME CHE TI DEVI RIVOLGERE … CO@@@@NE!!!!!
“Ma io ti denuncio …. !.
“ … CHE E’ PIU’ FACILE PER UNO COME TE DENUNCIARMI CHE AFFRONTARMI, CO@@@@NE!”
Poi dopo aver chiuso il telefono con … delicatezza, rivolto ai ragazzi:
“Bandidos (li chiamavo così), ve lo ripeto ancora una volta: tutto quanto esce di buono da questo ufficio è merito vostro, quanto di sbagliato è colpa mia! Solo però cercate di evitarmi il più possibile andare in Procura a spiegare perché ho fatto finire in Ospedale pezzi di m@@@a simili!”.
E poi ancora …
“E ora che ognuno ritorni alla sua postazione che il nemico non accetta nostri ritardi, mentre io che sono il vostro capo supremo, ora me ne vado a pesca a Scilla che me lo sono meritato”!
Mi amavano!
Qui invece nessuno mi ama, tanto che preferiscono ripetere i metodi di sempre e magari finire di nuovo in galera ma col portafogli gonfio pur di non favorire neanche di striscio quelli che nelle loro parole infami sono appellati … INUTILI ZAVORRE!
Continua naturalmente … .