PIPPO CANCELLIERI: DALL’ALTA VELOCITA’ AL PONTE DI MESSINA

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TERZA PARTE

PIPPO CANCELLIERI

 

Michele Grieco, Ingegnere a Filiano aveva e mantiene ancora intatte, caratteristiche tipiche dei Colleghi prima citati.

Prime fra tutte la strampalata stranezza!

Preparato come loro, strano almeno al loro livello.

Di costoro e quindi anche di lui, lo sdoppiamento della personalità!

Rigorosi fino ad essere scostanti nella Professione fino ad annoiare la persona comune, disponibili  e compagnoni con tutti, fuori di essa.

La prova provata col nostro?

Ma voi avete mai visto un Collaudatore che a fine giornata dopo le operazioni di collaudo, invece di farsi pagare la cena, addirittura la pagava?

E che cene!

La cosa iniziava il giorno prima tra Piano della Spina e Barile.

Al Caseificio riempiva il cofano della tedescona a forma vaga di automobile, di formaggi di ogni tipo e stagionatura fra cui il famosissimo pecorino di Filiano, poi nelle cantina di un amico compiacente aggiungeva bottiglie di un nettare divino, un artigianale Aglianico che se ti cadeva una goccia sulla camicia state certi che nemmeno la Henkel con tutti i suoi Dixan aiutati dai migliori saponi di Marsiglia direttamente da Marsiglia, mai sarebbe stata capace di togliere!

Lo vedevamo arrivare al Campo Base della Alta Velocità a Pianoro, con l’arch. Metallo (ora, purtroppo per l’Architettura, sindaco di Rapone) e con il “Supremo Caddista” Vittorio, questi magro più di una acciuga biafrana, su una Mercedes familiare che per il peso dei tre (lui due metri oltre il quintale che si portava a spasso impunemente) sembrava una vecchia larga matrona, col posteriore tanto basso da strofinare sul fermo a terra del cancello!

Prontamente il Biz, il Bac e qualche altro vecchio prodigo di cantiere coordinati dall’ex Ufficiale Alpino Ing . Andolfatto, gli scaricavano l’auto, mentre lui fresco come una rosa dopo aver salutato tutti, pure lui con abbracci sovietici alla Peppone, iniziava ad organizzare le visite ai cantieri.

Poi via tutti in codazzo dietro la sua auto che finalmente ritornava ad essere una automobile e non un trasporto masserizie stile “Vu Cumprà” per viadotti, paratie, gallerie più o meno artificiali, rilevati con o meno terre armate e scavi in sezione presidiati da muri in cemento!

Non si sa come facesse ma riusciva sempre a geo-localizzarsi, cioè a sapere dove fosse in quel momento tra Bologna e Firenze ma soprattutto dove era la prossima opera da esaminare e della quale sapeva sempre tutto, tanto che qualcuno iniziò a pensare che lui venisse il giorno prima e da solo a prenderne nota.

Studiava le carte invece, e in maniera maniacale!

Si tornava verso le sette negli uffici ormai vuoti.

Dopo aver preso possesso della sala riunioni e disposto per come si deve le libagioni da lui portate assieme al Prosciutto di San Daniele del Friuli che il magnifico Consulente per gli Asfalti Dott. Toppazzini alla notizia si premuniva di fornire direttamente da casa sua, si iniziava la cena ovviamente anni luce dall’essere spartana!

Mozzarelle, scamorze, burrate, butirri, prosciutto, pane di casa nostra e su tutti il Pecorino di Filiano che dopo il primo morso ti chiedeva il lenimento di un sorso abbondante di Aglianico!

C’eravamo dati su suggerimento del Bac, il geometra Baccoli che dopo trent’anni in giro per l’Africa per fare strade e ferrovie era finalmente tornato in Italia, di pagare pegno al primo riferimento al lavoro attuale bevendo per “punizione” d’un fiato un bicchiere di “mièr”!

E di che si parlava allora?

Il Biz, l’ing.Bizzarri delle sue sortite notturne infrasettimanali al Forte dei Marmi a … guardare il mare! E tutti a sfotterlo che secondo noi il mare doveva essere invece una vecchia tardona toscanaccia come lui.

Il Bac dei cartelli, che nei cantieri in Africa attaccava nella cabina di ogni mezzo d’opera con sopra scritto più o meno di accertarsi chi eventualmente c’era sotto il mezzo prima di partire, che noi che ascoltavamo neanche potevamo immaginare come si combina uno dopo che lo schiacciasassi gli è passato sopra! E tutti noi che stavamo portando in bocca una mozzarella avvolta nel prosciutto a gridargli di smettere!

E Andolf che poi a mezza cena iniziava a raccontare di Caporetto e finiva col Ta-Pum al quale poi tutti si finiva per accodarci. 

A guardare bene quella che sembrava una spensierata compagnia, era invece un consesso di gente coraggiosa sì ma persa dietro cose più grandi di loro, utili è vero al Paese ma per le quali cose nessuno gli avrebbe mai detto grazie.

Si vedeva chiaramente che ciascuno aveva storie private e familiari che andavano dal triste al disperato. Divorzi o quasi divorzi, figli perfetti sconosciuti, genitori dimenticati, amici a casa inesistenti quando non già morti.

Un’altra cosa che colpiva, era che in quell’ambiente si conoscevano tutti, si proprio tutti da sempre e indipendentemente da dove fossero dispersi nel mondo in quel momento.

“Ti ricordi di Arturo?”

“E’ morto in Nepal al bordo di una diga a quattromila metri di altitudine!”

“Ma perché c’è andato se sapeva di avere una forte ipertensione?”

Già perché?

Perché ognuno di quei ragazzi al tavolo quasi sessantenne, se fosse tornato a casa magari a fare il geometra al comune, sarebbe già morto da dieci anni di tristezza.

L’impossibilità di essere normali.

Drogati dall’odore del fango e della polvere mischiato all’olio idraulico e alla nafta, che chi l’ha sentito anche solo una volta mai più dimenticherà!

“Ieri mi ha chiamato la moglie e si è lamentata che la lavastoviglie non prende più il brillantante … manco fossi io che da mille chilometri gli ho messo dentro mezzo chilo di cemento a presa rapida …!

Oppure:

“Tuo figlio mi fa disperare …! Come se il figlio l’avessi avuto da altra e glie lo avessi imposto col matrimonio.”. 

Tutta gente strana appunto, che magari appena in pensione diventava ingombrante per tutti a casa, tanto che alla fine decideva di andarsene alla chetichella a ritrovare i vecchi amici che prima di loro erano andati avanti, per chi sa che significa “andare avanti”!

Tanto a chi cazzo (e stavolta lo scrivo per esteso) potevano mai interessare i sacrifici per consentire magari che due ragazzi si incontrassero a Firenze per darsi un bacio venendo da Napoli e da Torino, a trecento all’ora sotto una galleria di venti chilometri dove era morto Antonio e sopra un ponte da dove era finito giù dabbasso Gaetano! 

La mattina dopo Michele Grieco, fresco come una rosa, che non ho mai capito come facesse, somministrate le ultime disposizioni e firmati gli ultimi documenti, partiva per la nostra Lucania, terra selvaggia e ancora pulita perché ancora al netto della tragedia del petrolio e dell’eolico furibondo, non senza aver promesso che alla prossima visita avrebbe portato la … soppressata! 

L’ho rivisto Michele, un mese fa.

Distrutto! Che avrebbe voluto andare mille volte via lui che la compagna di una vita.

Avevamo tante cose in mente, il cavidotto dall’Ucraina sotto l’Adriatico, in Albania i due grossi motori navali alimentati a olio di palma per fare energia elettrica, io che gli raccontavo del terzo anello tangenziale dal diametro di 300km a Mosca che Pier Oberto mi diceva prossimo a partire e dove tutti saremmo andati a finire col botto!

Lui mi aveva chiesto notizie recenti del Ponte e io che gli avevo raccontato della storiella dei dieci ingegneri stranieri mentre lo vedevo ridere sonoramente facendo finta che non era la ventesima volta che glie la ripetevo ma solo la prima. 

Ing.G.Cancellieri, in vita normale Pippo.

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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