Politica industriale e programmazione dei Fondi SIE

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riccardo achilli

Talenti Lucani è orgogliosa della collaborazione che l’economista Riccardo Achilli ha deciso di dare al giornale. La sua lunga esperienza di valutatore degli investimenti pubblici in Basilicata , il suo rigore, la sua forte preofessionalità, assicurano un punto di vista obiettivo su quello che succede al Sud, su che cosa non va e su che cosa bisogna fare per il rilancio dell’economia meridionale. I lettori non perdano questo appuntamento del lunedì con la rubrica “Sud e nuova economia” r.,r.

 

A differenza della scorsa programmazione, in quella attuale il tema dei distretti e dei sistemi produttivi locali è pressoché assente, se non nel Risultato Atteso 3.3 dell’Accordo di Partenariato ed in alcune azioni accessorie come formazione e ambiente. L’eclissarsi di questo tema, rispetto al suo peso centrale nel periodo 2007-2013 riflette la presa di coscienza dell’irripetibilità del fenomeno dei distretti industriali e dei cluster produttivi territoriali in territori dove non vi sia un pregresso di storia e tradizione artigiana e manifatturiera di specializzazione e relazioni di tipo produttivo e di filiera (gli stessi pochi luoghi del Mezzogiorno dove sono nati i Distretti, come Matera per il mobile imbottito, hanno questa tradizione storica).

In altri termini, vi è la consapevolezza dell’impossibilità di creare artificialmente sistemi produttivi locali organizzati tramite i classici legami produttivi e commerciali, e le economie di agglomerazione e di scopo tipiche dell’esperienza distrettuale. Ma anche la consapevolezza che il distretto classico ha un grande limite strutturale: tende a ripiegarsi su Sé stesso, a produrre una chiusura rispetto al mondo esterno, il che rende, ad esempio, più difficile assimilare l’innovazione tecnologica che proviene da contesti produttivi esterni al territorio stesso.

Il paradigma che si va imponendo, quindi, è quello del “metadistretto”, cioè del distretto virtuale, in cui i tradizionali legami produttivi, di “coopetizione”, di trasmissione di conoscenze produttive del distretto si replicano su una scala territoriale più ampia, anzi, fuori dal contesto territoriale, in una rete in cui tali legami si creano ovunque ve ne sia una possibilità, sfruttando le possibilità del web, ma anche degli strumenti di internazionalizzazione attiva.

Questa prospettiva, però, implica la necessità di identificare sul territorio di partenza delle eccellenze produttive in grado di essere immesse in questa rete globale.  E qui emerge il problema: nel Sud, come effetto della lunga crisi economica, eccellenze territoriali sotto forma di PMI esistono ancora, ma sono più difficili da identificare, e spesso, quando esistono, hanno già provveduto per conto loro ad immettersi in una rete meta-distrettuale, senza attendere l’intervento pubblico. Di fatto, residua il patrimonio della grande industria, non di rado di provenienza o controllo statale, nell’automotive, nella siderurgia, nella cantieristica, nella meccanica, che sempre più, di fronte all’eclissi dei distretti industriali tradizionali (la crisi del distretto del mobile imbottito è solo un caso, si pensi ad esempio alla durissima ristrutturazione del distretto del TAC salentino) appare come l’unica vera risorsa per ricostruire un panorama produttivo nel manifatturiero del Sud. In questo senso, il sistema degli aiuti alle imprese comunitario, che premia le PMI in termini di massimali di aiuto concedibili, è un freno che andrebbe rimosso. Territori come la Basilicata hanno subito una vera rivoluzione, in termini di ammodernamento sociale, dall’arrivo di grandi investimenti, come la Fca di Melfi.

In questo senso, torna l’esigenza di riprendere, in termini più efficienti, un tema abbandonato per gli scarsi risultati che ha prodotto sinora, ovvero l’attrazione di investimenti esterni. Tema che ha generato scarsi risultati per l’incapacità tipica del nostro Paese, ovvero la difficoltà a fare sistema fra Amministrazioni, di presentare una offerta localizzativa unitaria e soprattutto flessibile, “tailor-made”, dipendente dalle specifiche esigenze della specifica azienda che si intende attrarre. Invitali non ha la forza politica per prescindere dalle diverse e non di rado conflittuali istanze dei territori, guidando in termini centralizzati i processi di marketing territoriale. Le procedure insediative, spesso farraginose per le regole molto complesse tipiche del nostro Paese, rendono difficili e lenti gli investimenti per la creazione di nuove imprese. Manca l’interlocutore unico, l’esperimento di “sportello unico” per le imprese si è rivelato un mero espediente amministrativo, che non semplificava niente a livello di procedure insediative. Una moderna politica di insediamento produttivo, che sia affidata, come nelle migliori esperienze internazionali, ad una agenzia unica, con procedure semplificate e sistemi di aiuto flessibili e attivabili on demand dall’investitore, integrata con le scelte infrastrutturali ed urbanistiche e le politiche formative, diviene quindi una priorità per rilanciare il manifatturiero del Mezzogiorno.

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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