
Leonardo Pisani
Onorevole Blasi, so che è ancora convalescente, ma non posso non disturbarla. A proposito, come sta?
Sto bene, grazie, una piccola cosa chirurgica, alla mia età quasi di routine, ormai superata, diciamo alle spalle.
Chi ha vinto e chi ha perso, domenica e lunedì? Mi scusi la semplificazione giornalistica …
Dott. Pisani, negli anni in parlamento, nelle lunghe sedute di commissione Bilancio, ho intrattenuto un rapporto intenso con un collega e, non solo per me, maestro di politica, Gerardo Bianco, un democristiano doc, un leader popolare anche nei valori. Il campano Gerry Withe, nove legislature, docente universitario di lunghissimo corso, sa cosa diceva ogni volta che si votava per qualcosa e il giorno dopo ci trovavamo per commentare: “Blasi, ogni elezione è “figlia a’ mamma sua”. Non si mischiano cose diverse. I sistemi elettorali (la mamma) sono eterogenei fra loro. Fra voto europeo, nazionale, regionale e comunale. Quattro sistemi elettorali diversi. Il termine di paragone è fra elezioni uguali. Detto questo, rispetto a cinque anni fa, nei comuni più grandi vi è una affermazione chiara dei candidati di sinistra. Una forte tenuta, nei voti di lista, del Pd. Un crollo verticale dei Cinque Stelle e sostanziale della Lega di Salvini. Il centro destra si conferma in Calabria con una vittoria analoga a quella di due anni fa, quando Iole Santelli, la mia indimenticata amica Iole, vinse nettamente. Il ballottaggio di Torino e Roma ci dirà se si tratta di una tendenza o se, invece, questo stesso commento dovrà essere rivisto. 
Mi dia allora un giudizio politico più generale.
Il Movimento, che aveva sconquassato l’idea tradizionale di politica, non esiste più per quello che si proponeva. Si è dimostrato incapace di reggere una rivoluzione copernicana dei modi e dei metodi della politica. La sua classe dirigente non è stata al livello della sfida. D’altronde, Giuseppe Conte, lo abbiamo ricordato nel nostro appuntamento precedente, è cosa ben diversa. Creerà un partito di centro – sinistra, magari un po’ ambientalista, per ora ancora troppo giustizialista, per salvare il salvabile. Anche Salvini ha perso nettamente. Le sue liste sono, quasi dovunque, parlo di grandi città, sotto il dieci per cento. IL suo errore è stato quello di farsi trovare in mezzo al guado rispetto al governo Draghi. Se decidi di farne parte devi sostenerlo al cento per cento. Diventare più realista del re. Invece, Salvini si è logorato fra istinti populisti e poco convincente cultura di governo. La pandemia ha cambiato i paradigmi. L’approccio degli italiani alla politica. La gente vuole concretezza, una sanità pubblica legata ai territori (non mi spiego perché la Lega lasci questa bandiera a Roberto Speranza), e poi lavoro, più certezze per il futuro, meno tasse da pagare (anche questo è un tema caro ai liberali di centro destra. La Lega proprio in queste ore sta aprendo un confronto aspro, non so se sincero o strumentale, con Palazzo Chigi sulla Riforma Fiscale). L’Europa è diventata solidale e sussidiaria, ha abbandonato, per ora, l’approccio monetarista, intransigente sulla spesa pubblica, e legalista. Si rende conto di quanti soldi arrivano e arriveranno dal Recovery Fund? Salvini è parso spaesato. Forse anche logorato. L’intervista di Giancarlo Giorgetti a “La Stampa” oggi è ancora più chiara, persino premonitrice.
Che ne pensa dell’astensione così forte e per certi versi decisiva.
Partiamo dall’effetto Draghi, dal ciclone Draghi sull’opinione pubblica. Anche gli italiani sembrano pensare: “C’è lui, che i problemi li risolve, noi possiamo restare concentrati sul nostro privato”. Ma, drammaticamente, c’è anche dell’altro. Parlo di una fetta di popolazione ai margini, nelle periferie urbane, nei piccoli comuni de antropizzati. Persone e famiglie fragili, povere, escluse dai circuiti della partecipazione. In Italia non esistono più gli ascensori sociali. Queste donne e uomini, magari si radunano nelle loro contraddittorie tribù virtuali. Inseguono il like come ingenua prospettiva di visibilità. Molta periferia, aree sub rurali che avevano votato per i Cinque Stelle e per Salvini. Ha riflettuto sul voto dei Parioli e del Municipio I di Roma. Vincono Gualtieri e Calenda e partecipa attivamente oltre il sessanta per cento dell’elettorato. Il fenomeno dei No Vax è dentro queste sacche sociali più povere ed emarginate. Dentro l’abbandono scolastico, in una illegalità diffusa Va aggiunto un altro elemento. Manca l’informazione locale, i giornali piccoli di un tempo, i quotidiani regionali, le televisioni e le radio che facevano informazione di territorio. Lo streaming, purtroppo, ha bisogno di conoscenze tecnologiche che non tutti posseggono. La televisione è solo nazionale. La politica la fanno i leader. Ecco perché conviene candidare, anche al ruolo di sindaco, personale politico conosciuto. Tutto questo, in un mix micidiale, ha prodotto l’astensionismo. Proprio come avviene negli Stati Uniti. Forse il voto postale potrebbe un po’ aiutare. Anche quello informatizzato. Ma, mi creda: non esiste democrazia senza il coinvolgimento dei territori, di tutti i territori e di ciascuna comunità. Il dibattito sul principio di sussidiarietà e sul decentramento dei poteri è una cosa molto seria da non banalizzare.
06
La Meloni si rende disponibile a votare per Draghi al Quirinale in cambio delle elezioni.
Il presidente della Repubblica lo eleggeranno i grandi elettori e i parlamentari. Il nuovo presidente della Repubblica deciderà se andare avanti o sciogliere le Camere. Il tema è se ci saranno ancora le condizioni per una maggioranza o se verranno meno. La Meloni è nel “cul de sac” di una inutile e sterile, senza via d’uscita, opposizione ad un campione delle istituzioni mondiali come Mario Draghi. Le carte per il nuovo inquilino del Colle sono nelle mani di Conte, Letta, Berlusconi e Renzi. Vedremo se Zaia e Giorgetti condurranno per mano Salvini. La Lega non può chiamarsi fuori da questa compagnia, che poi è la stessa che regge il governo di SuperMario.

Il senatore Gianni Pittella
Passiamo alla Basilicata. Come sono andate le amministrative qui da noi?
Anche se il potere regionale è abbastanza in crisi, in Basilicata chi governa alla Regione ha sempre un vantaggio nelle elezioni locali. Melfi, Montescaglioso, Bernalda, persino Oppido, comune difficile per il centro destra, ma anche tanti altri piccoli comuni restano o entrano nella sfera d’influenza della maggioranza che regge il governo Bardi. In bocca al lupo a Lauria, al mio amico Gianni Pittella che è molto felice, segno di una umiltà che gli fa onore, di essere diventato sindaco del suo paese. Per me, senza enfasi, si tratta di dati, mi riferisco a tutta la Basilicata, significativi ma non particolarmente sorprendenti. Piuttosto, in troppi comuni si è presentata una sola lista. O la seconda è stata solo civetta, per le ovvie ragioni di quorum. Manca dibattito, vivacità democratica. Proprio, come le ho detto, per le stesse ragioni contenute nella mia risposta alla sua domanda sulla gente che non partecipa più. Popolazione troppo anziana, tanta disillusione, pochi stimoli culturali e a fare vita sociale, povertà socio economica. Un problema molto serio, dott. Pisani.

il Governatore Vito Bardi
A proposito del presidente Bardi, come può cogliere l’occasione di questo voto per rilanciare la sua immagine?
Vito Bardi deve rilanciare l’azione di governo. Aprire una stagione di riforme. Dare discontinuità a questa fase transitoria. L’ immagine dipenderà dal suo lavoro, dalla dedizione alla carica, dall’amore che dimostrerà all’alta funzione che gli abbiamo consegnato eleggendolo. Le dico, dott. Pisani, quello che farei io, se fossi seduto su quella poltrona e avessi quelle complesse responsabilità. Azzererei la Giunta. Nominerei, d’intesa con i partiti e sentendo anche i sindaci e le parti sociali, un nuovo governo regionale. Alzerei la presenza femminile. Individuerei assessori esterni competenti, non laureati di Oxoford, ma seriamente e politicamente competenti, e scriverei un programma in cinque, sei punti, rifacendomi ai documenti già presentati al consiglio che per altro sono molto buoni. Aggiungerei un forte impulso legislativo alla formazione e selezione di dirigenza e quadri. C’è una seria resistenza dell’attuale burocrazia al cambiamento. Andrei, infine, proprio in Consiglio Regionale e chiederei una discussione franca, aperta, trasversale. Mi aspetterei un consenso anche più ampio della mia stessa maggioranza. E poi lavorerei giorno e notte per tradurre idee e progetti in fatti concreti