PONTE DI MESSINA. LO SCANDALO DEL SECOLO

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UNA INUTILE ZAVORRA

PIPPO CANCELLIERI

 

DALLA  ALTA VELOCITA’ AL PONTE DI MESSINA

Settimo ed ultimo pezzo sul Ponte.

 

Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso.» A.Scoppeliti.

“Lorè, ora dove mi siedo?”.

“Scegliti una scrivania vuota in questa specie di piazza pazza e accomodati”.

Al primo briefing del dopo Giovanni mi fu affidato l’incarico assieme agli spagnoli, di interessarmi dei due dadi di ancoraggio dei cavi ciascuno su una delle due sponde.

Si trattava di fare due vasche quanto due campi di calcio, profonde cinquanta metri da riempire di cemento armato da una maglia di acciaio tridimensionale di trentaxtrentaxtrenta centimetri con ferri del 32. Una delle cose più sceme questa armatura, che mente umana poteva mai pensare e che allegramente tutti dicevano possibile; tranne io naturalmente.

“Ci dia Lei una alternativa se ne è capace!”.

“Non state preoccupati che io ve la darò”, risposi.

Buon inizio vero?

Guardando le carte oltre le mani nei capelli quando finii di leggere più in generale il Contratto, il pensiero si posò sul povero Giudice Scoppeliti ucciso proprio al centro del dado lato Calabria, la dove un residuo di umanità di un Comitato locale aveva eretto un cippo in ricordo e dove ogni anno il giorno dopo la commemorazione, la corona di fiori da qualche animale veniva gettata di sotto nella scarpata a raggiungere tutte le altre. Ogni volta che facevo la strada dai traghetti di Villa S.G. alla Galleria Piale, mi fermavo per una preghiera e ad immaginare le trecento persone del matrimonio nel ristorante li poco più in alto, che ordinatamente se ne allontanavano prima dell’arrivo dei CC in direzione verso sopra e non verso valle, che le gomme dei tanti SUV mica si potevano sporcare del sangue che faceva rivolo sull’asfalto.

Almeno sarebbe finito il finto ricordo di chi non meritava e merita eroi!

Dall’altra parte in Sicilia i cavi entravano nel dado appena dietro il cimitero di Ganzirri, lambendo le cappelle e costringendo a scavare nelle paleo sabbie di Messina un fronte alto sessanta e più metri appena dietro il muro di cinta e verso il mare Tirreno.

Presi così a guardare il progetto fatto dai danesi con una qualità assicuro appena superiore a quella che avrebbe garantito uno studente al terzo anno delle Geometri.

Fino a quando venni convocato ad un incontro sull’argomento con i progettisti, qualcuno dei nostri e gli immancabili interpreti.

 

Fu quel giorno che firmai io stesso la mia condanna a morte.

 

Dopo due ore di bla bla bla, mentre sfogliavo la relazione di calcolo che per la prima volta fornivano e tra l’altro scritta a mano, mi accorsi dell’errore epocale che aveva portato a definire su cinquanta metri di altezza delle paratie verticali, solo cinque file di tiranti nelle sabbie di Messina e nei graniti pluri fessurati da questo lato.

Dopo circa venti pagine di calcolo tra un foglio e l’altro qualcuno aveva tolto uno “zero” alle spinte! Come se a fronte di un debito di cento euro tu ne volessi restituire solo dieci!

Presi la parola.

“Vi rendete conto che in quelle due vasche lavoreranno per anni oltre trecento persone e che per via dell’errore “di sbaglio” che segnalavo, queste rischiavano anzi era certo che lì avrebbero avuto l’ultima dimora?”

“Ma è certo di cosa dice?”.

Io: “Come la morte di quei poveretti!”

Gelo!

I due in clergyman prima si guardarono e poi presero a sussurrarsi frasi del tipo “Ma chi è questo scemo?”, in inglese.

Solo che io l’inglese se male lo parlo, per mia sfortuna bene lo capisco.

E fu allora che mi uscì la frase:

“Siccome per fare un Ingegnere italiano ci vogliono almeno dieci ingegneri danesi e visto che voi siete in due ed io uno solo … prima di continuare a parlare fate entrare gli altri otto!”.

Il finimondo, successe il finimondo!

Era di venerdì e il lunedì seguente, caricato a Linate quasi di forza su un cargo battente bandiera liberiana (Cit.), fui paracadutato armi, bagagli e Diavolo compreso a Messina a cercare Cave e Discariche e a raccogliere dagli Enti locali proposte per le dovute compensazioni ambientali e sociali.

Non erano passati neanche tre mesi che dall’altissimo altare da dove godere l’aria raffinata dell’Alto Paradiso, ero tornato sostanzialmente alla mia A3 fatta di polvere, rumore e fango che tanto avevo amato negli ultimo cinque anni.

Ma il peggio stava per arrivare.

Naturalmente è un dettaglio che il progetto degli scavi fu completamente cambiato ma questo a chi poteva interessare e pure meno a me che di colpo mi trovai dinnanzi alla più grande tragedia che prima di allora mai avrei immaginato potesse accadermi.

“Ingegnere domattina alle otto si faccia trovare sotto la scaletta dell’aereo da Milano che il Cardinale vuole girare per cave e discariche”

Porca zozza, pure da autista mi toccava fargli!

Fu così che tra Palmi e Reggio gli feci vedere tutte le cave e discariche che dagli anni di A3 conoscevo a menadito e che da sole avrebbero consentito agevolmente di superare il fabbisogno del Ponte che era attorno i dieci milioni di metri cubi di movimento materie.

A fine giornata e senza avere quasi scambiato una parola, si fece accompagnare ai traghetti per Messina dove mi lasciò perché di la lo aspettavano per continuare il giorno dopo.

Decisi perciò di recarmi a Palmi per una cena con il mio amico Nino, consulente fiscale di una grande azienda del porto di Gioia, cena con Amaro del Capo finale a un tavolino all’aperto in piazza I°Maggio.

Era una bella serata di un inizio autunno ancora caldo e con poca gente in giro, quando Nino di botto:

“Scusa vado a salutare un amico”, scattando come un Mennea dalla sedia.

Io rimasi solo e mentre guardavo il poco passeggio che era rimasto … :

“Ingegnere … “

Non lo avevo sentito sedersi al tavolino dietro di me e quindi di fronte a Nino.

Mi girai e lo vidi.

Un signore anziano elegantissimo, piccolo di statura, con un esile bastone in refendu, un panama leggermente di traverso in testa, gambe accavallate e scarpe che mancava poco avessero le ghette.

“Ingegnere, Lei è una persona conosciuta e molto stimata qui tra Seminara e Scilla … .”. Disse in un italiano perfetto ma afono e lento.

“Ci siamo conosciuti … .”.

“Mi usi la cortesia di ascoltarmi. Lei proprio perché conosciuto ed apprezzato per la non vicinanza a nessun … diciamo ambiente particolare, questa sera torna a casa”.

“Che significa?”

“Significa che mentre Lei può andare come è andato per cinque anni dove ha voluto da queste parti, per certi altri non è e mai sarà così. Vede Ingegnere solo la Sua presenza ha impedito quanto andava fatto e lui (il Cardinale ndr.) se n’è approfittato”.

E aggiunse mentre si alzava:

“Si goda la serata … e pure gli affetti al Pantano”.

Non riuscivo neppure a sudare e quando Nino tornò:

“Ma tu sai chi era quello dietro di me?”.

“Uno che ti conosce molto bene e per questo e t’ha offerto la sincera gentilezza di parlare con te”.

“Mi devo preoccupare?”

“Se volevano farti preoccupare, avrebbero mandato ben altri. Continua per come ti conosco, evita certe compagnie, e fùt’tinn!”.

Dieci mesi dopo l’Azienda mi esegui la sentenza.

Il progetto intanto lo avevano approvato ma lo Stato aveva deciso di non fare niente.

Scattava la clausola della penale.

Penale grazie alla quale ancora oggi pagate un milione di euro al giorno per non fare il Ponte di Messina.

P.s.: Io la mia quota non la pago perché ai sensi dell’immaginario collettivo sono un Professionista, quindi un evasore.

Ponte di Messina, Game Over!

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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