POTENZA CITTÀ DEL TORPORE E DEL DISINCANTO

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DI ARMANDO TITA

La morte dell’Assessore Torlo ci intristisce ulteriormente, le nostre condoglianze alla famiglia.  L’ultima intervista dell’Assessore Falotico a “Oltre il Giardino” di Paride Leporace  è zeppa di fervore e di  tanto entusiasmo intorno alle iniziative che nasceranno  nella Villa romana  di Malvaccaro. Iniziative di spessore che si rivolgono a un pubblico di “nicchia”. Iniziative che potranno interessare gli appassionati di archeologia e “Noi” vecchi dirigenti del “Gruppo Archeologico Lucano” alle prese con le campagne di scavo degli anni settanta e ottanta (Dinu Ademesteanu e Angelo Bottini)e i  loro preziosi rinvenimenti, dal celeberrimo Candelabro Etrusco al Vasellame bronzeo, dalla ceramica campana alla ceramica protogeometrica,  gelosamente custoditi nel Museo Nazionale di Melfi, oggi ignobilmente caduti nell’oblio grazie alla “mediocrazia” imperante che ci perseguita. Tutto ciò premesso non ci fa uscire dal torpore, dal disincanto e dalla rassegnazione che avvolge la Città di Potenza. Una Città senza sogni. Una vera città dell’apparenza. Il “piattume” sociale che si riscontra nella Città Capoluogo di regione purtroppo  si ripercuote e si riflette  in tutta la società  lucana sia in termini di sensazione di noia ed abbandono, sia in termini di irrequietezza e di assenza di stimoli dovuti  alla frustrazione della mera gestione del quotidiano, peraltro priva di interessi e di vivacità. Dalla morte di Antonio Nicastro non ci sono stati più reportage  sulle tante questioni sociali e ambientali di Potenza, ancora, terribilmente, incompiute. Lo aveva fatto con puntigliosità maniacale e con tanta passione  impegnato com’era  a denunciare  le tante problematiche ancora aperte…dalla Cip Zoo allo Stadio, dalla Centrale Enel del Gallitello alle Periferie e alle Contrade,  terribilmente “smottate” sia nel “cervello” (encefalogramma piatto) che nelle infrastrutture primarie. Problematiche serie,  mai risolte. Consentitemi, cari amici,  dopo aver tanto approfondito l’afasia politica e  le “saracinesche selvagge” del Centro storico, di affrontare la peculiarità  speciale di Potenza, quella di “Città della Terza età” dove la componente senile è in una fase di “esaltante” aumento esponenziale grazie alla proliferazione delle cosiddette  “Case per Anziani”. Ora che i nodi sono al pettine …dall’esodo biblico dei suoi giovani e dall’assenza patogena dei ceti medi intellettuali e produttivi  (una sorta di “automi” che hanno abdicato e delegato da tempo  tutto lo “scibile umano” al politico di turno) ci si avvia, stancamente, senza pathos e senza alcuna vivacità intellettuale alla mera gestione passiva, priva di volontà e di passione  della Giunta Telesca. La Potenza di oggi, senza la bella “boria” del passato, senza i dovuti  riflettori  si è avviata ad essere una città stanca e del tutto remissiva con un’area  industriale e artigianale ignobilmente dismesse e mai attenzionate da un serio Piano di Fattibilità. Aree dimenticate pure dal Sistema bancario lucano che si avvia definitivamente alla desertificazione. Non è più  il tempo della  Città–regione, Città-metropolitana, Città-cultura, Città-saperi e sapori. Ha perso  pure  il “faro” che l’ha sempre contraddistinta come Città capoluogo di regione. Senza voler apparire beceri campanilisti dobbiamo ribadire che la presenza di un pur importante  associazionismo cittadino, attivo e propositivo, non ha mai scalfito di un millimetro l’attenzione “mondiale”   su Matera, Capitale europea della Cultura. Potenza era stata dimenticata. Potenza era stata bistrattata, nonostante i Capodanni  RAI. Ci eravamo resi conto  con tanta amarezza  che la città di  Matera aveva  annebbiato e ostracizzato Potenza con una “metodica” sotterranea, fluida , quasi impalpabile, lieve, tenue, sottile, senza far  rumore. Una vera vendetta covata per mezzo secolo nei confronti del Capoluogo  di regione servita scientemente  con piatto freddo, alla Pirandello. Una sorta di “conventio ad excludendum” mai scritta, mai dichiarata, mai sancita, ma, terribilmente praticata con gli atti e con i fatti per l’intero 2019. Mai dibattuto seriamente  il tema dei giovani e del futuro (sempre in bilico), mai avvertita l’esigenza di approfondire il dibattito sulla nostra anoressica  Università (Matera è presente  con dipartimenti importanti). In un anno intero di attenzione mondiale la Matera Capitale europea della Cultura e la Potenza capoluogo di regione non si sono mai confrontate  sul  già richiamato polo  universitario e sul pianeta digitale che si apre alla innovazione e alle start up nonostante i mega finanziamenti del PNRR . Avevo cercato nel recente passato di  dare forma e sostanza sulla Prima Pagina della Gazzetta Basilicata ai ricercatori UNIBAS(quelli fuori tribù)premiati in vari Concorsi internazionali . Ricercatori che avrebbero influenzato e trainato tante ragazze e ragazzi lucani a scegliere orgogliosamente le nostre facoltà e la nostra Università. Lo avevo chiesto con un accorato appello ai neo amministratori comunali di Potenza, capoluogo di regione, di non farci diventare un “ Borgo Anziani “ per eccellenza. Un Borgo dove prolificano a dismisura solo Ghetti  o Pensionati d’oro per vecchi e vecchine irrimediabilmente abbandonati da una società egoista e ingiusta. Siamo costretti a vivere in una Città  defuturizzata costretta ad “abbracciare” il celebre libro di Italo Svevo: “Senilità”. E’ arrivato il momento che la Regione e il Comune di Potenza costruiscano un vero  Sistema dotato di Albo Professionale ad hoc  con tutte le Società e le Start up  presenti in Città e che operano da “secoli” con ottimi  risultati e con tanto  successo  sia nella componente innovativa, sia nel modello di business scalabile, sia in quella della crescita rapida e capace di espandersi  nei mercati ampi del “Pianeta Giovani” dei Programmi  UE,(vedi Euronet, Let’s  Start,  ecc.) terribilmente  ignorate dalle istituzioni locali. Come sarebbe bello istituire una “CONSULTA SPECIALE” per l’Innovazione. Non è pensabile che vi siano Società e Start up di successo nate dal basso che non hanno “diritto di cittadinanza” nel Comune di Potenza. Usciamo dal vecchio aneddoto napoletano di Peppe Nasella: ” Ncopp a varca e Peppe Nasella a prua combattevano e a poppa manco ‘o sapevano”. Non date retta  cari Amministratori ai soliti “galoppini” che vi condannano inesorabilmente a un “cupio dissolvi”. Apriamo  le belle finestre della sede municipale di Piazza Matteotti, usciamo dal paraculismo furbo di sempre, usciamo dalle stanze dei vari gruppi consiliari, affrontiamo la bella gente, riprendiamo lo spirito libero della Potenza liberale dei vari …“Vito Riviello” e non quello dei soliti “baciapile”/affaristi. La crisi del Comune di Potenza in questi ultimi anni si è acuita soprattutto  per l’assenza di persone dallo spirito libero. Mai un serio dibattito sul futuro della città e delle sue componenti giovanili, nonostante i riconoscimenti di “Citta dei Giovani e dello Sport”  irrimediabilmente caduti nell’apatico e nell’indifferente di sempre. Gli immani sforzi di Antonio Candela nella “Potenza delle Opportunità” e di Tanino Fierro e del suo Circolo “Angilla Vecchia” nella istituzione della Facoltà di Giurisprudenza sono risposte molto parziali rispetto  alla gravità della situazione(Non me ne vogliano Antonio Candela e Tanino Fierro). Come ce lo ha insegnato Astronik (pur nell’immensa tragedia della sua ingiusta morte)siamo  tra coloro che amano le donne e gli uomini  di Potenza che si svegliano con il buonumore (che lo sentono come un “dovere etico”) che salutano con un sorriso, un  abbraccio e mal sopportano  paure,  solitudine e ampie distanze, oggi  suffragate da noia e piattume della peggiore specie e ieri ignobilmente praticate da ”censo” e  “casta”. Spero che questo articolo dall’alto contenuto propositivo abbia saputo cogliere le vere sfumature della società potentina contemporanea. Una società potentina che non può “crogiolarsi” sulle performance di Peppone e del  suo “Camper” trasmesso  su Rai Uno per recuperare l’orgoglio della sua  “potentinità”. L’orgoglio va ricercato e va trovato in ben altre direzioni.

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