ANTONIO NICASTRO
Fra l’indifferenza delle Istituzioni che non si curano delle proteste dei cittadini e non si preoccupa di tutelare la pubblica salute, permane e si aggrava nella città di Potenza l’esistenza di inquinamento elettromagnetico derivante dal numero impressionante di fonti che emettono le pericolose radiazioni.
Talune leggi nazionali, quella regionale e le raccomandazioni delle OMS, nel capoluogo di regione sono clamorosamente disattese.
Da un lato si avverte la necessità di revisionare la Legge Regionale n° 30 del 2000 che deve essere perlomeno adeguata a seguito della pubblicazione del Codice delle Comunicazioni (D.lvo 259 del 2003), dall’altro emerge l’esigenza di adottare un rigoroso piano per una più adeguata allocazione delle fonti che emettono elettromagnetismo.
Sicuramente non si deve fermare il progresso, si deve continuare ad offrire ai cittadini una gamma di servizi a valore aggiunto come la telefonia mobile e la diffusione del segnale in WI FI, la ricezione dei programmi radio televisivi, la fornitura dell’energia elettrica ma si deve, in via prioritaria, tutelare la salute della popolazione, e questo lo si fa adottando tutte le precauzioni che la tecnologia consente.
Nella città di Potenza c’è una situazione davvero raccapricciante con condizioni di assoluto e comprovato pericolo oltre che di diffusa illegalità che le autorità preposte trascurano in maniera clamorosa.
Questa la fotografia alla città “elettromagnetica”, ecco l’elenco di tutte le situazioni:
Elettrodotti
La presenza di una sottostazione di trasformazione dell’ENEL in via del Gallitello, tanti anni fa estrema periferia ed oggi cuore pulsante del commercio cittadino, produce effetti devastanti per i tanti tralicci che trasportano energia ad alta ed altissima tensione; sotto di essi e nelle loro immediate vicinanze, sono sorti numerosissimi fabbricati con tanti uffici, negozi e abitazioni con migliaia di persone che convivono a contatto con le pericolosissime radiazioni elettromagnetiche. Qualche anno fa il Comune aveva assicurato lo spostamento degli impianti ENEL ma l’intenzione è rimata tale e, cosa ancor più grave, sono state rilasciate nuovi permessi a costruire che consentono di realizzare fabbricati proprio sotto i cavi dell’alta tensione. Non esiste, fra l’altro, nessun dato pubblico di monitoraggio che attesti i valori di magnetismo nelle aree interessate dalla presenza dei cavidotto.
Ripetitori radio televisivi
Una selva di antenne ed un caso di particolare gravità a Tempa Rossa, la collina dei veleni.
Dopo quello prodotto dagli elettrodotti, l’inquinamento derivante da questi impianti, è la forma più pericolosa per la salute pubblica. In città e sulle colline circostanti esistono numerose Stazioni Radio Base che servono a propagare il segnale delle TV e delle radio, in qualche caso la potenza dei trasmettitori è eccessiva, a tal proposito esistono i dati del monitoraggio effettuato dall’ARPAB che certifica l’illegalità, da cui si evince che ben 5 centraline fra il 2005 e il 2006 (stranamente non compaiono dati del monitoraggio relativi agli anni successivi, sempre che siano stati eseguiti) certificano che a Contrada Botte e a Pian Cardillo–Tempa Rossa i valori di elettromagnetismo sono stati superiori ai 6 volt/metro consentiti dalla legge, legge che prevede la messa a norma delle SRB che presentano valori fuori norma o la loro disabilitazione. Così non è stato ed anzi si continua a posizionare nuovi impianti, è il caso di Tempa Rossa dove è stata realizzata una SRB a servizio dell’esercito che non è assoggettata alla normativa del DPCM 08/07/2003. Considerata la particolare pericolosità di questi impianti appaiono più che giustificate le proteste del Comitato popolare costituitosi a Pian Cardillo che lotta da anni per chiedere di poter vivere senza il terrore di ammalarsi e denuncia un preoccupante aumento di malattie tumorali nell’area interessata dalla presenza di tanti impianti.
Ripetitori telefonia mobile
La città di Potenza, per la particolare conformazione geografica e orografica, per diffondere il segnale telefonico delle varie compagnie ha bisogno di tanti ripetitori ed infatti sono tanti i tralicci che sono stati posizionati, nella sola area urbana se ne contano una sessantina ma il numero preciso non lo sa nessuno perchè il catasto degli impianti previsto dalla Legge Regionale 30/2000 non esiste, come non esiste il Piano di Localizzazione indicato nell’articolo 5 della citata legge regionale. Eppure nel corso delle passate consiliature l’Amministrazione Comunale ha più volte dato per imminente il varo del Piano salvo essere smentita dai fatti. La situazione della città capoluogo di regione è particolarmente grave perché in poche centinaia di metri quadri si addensano un numero impressionante di ripetitori telefonici che sottopongono alle pericolose radiazioni le scuole, gli asili, l’ospedale e tanti altri luoghi sensibili.
Oltre alle reti delle compagnie telefoniche si è aggiunta la rete GSM delle ferrovie per cui in città, nelle stazioni e lungo la tratta ferrata, sono comparsi dei ripetitori di cui non c’è traccia dell’iter autorizzativo del Comune di Potenza, che vuol dire? Che queste SRB sono abusive o sono assimilate agli impianti delle forze dell’ordine?. Attendiamo una risposta dalle autorità preposte.
Ripetitori delle reti wireless
Da qualche tempo, con lo sviluppo intensivo di internet, si sono moltiplicate le aziende ma anche le Istituzioni che offrono il collegamento all’ADSL mediante le reti wireless, nella città di Potenza questa innovazione è molto gradita ai giovani che la utilizzano per studio e per divertimento. Anche per questi sistemi di trasmissione non si conosce la consistenza, quanti ripetitori di segnali Wi-Fi esistono a Potenza.Un caso molto strano ci viene segnalato da alcuni abitanti di Pian Cardillo dove sugli smartphone e tablet si riesce a percepire il segnale WI FI della Provinvia di Potenza anche se i ripetitori più vicini sono a molti kilometri di distanza.
Reti trasmissive delle forze dell’ordine
In una città dove sono presenti tante caserme ed edifici che ospitano le forze dell’ordine abbondano (basta guardare i tetti della Prefettura, Questura, caserme dei Carabinieri e Polizia, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza) i ripetitori e le antenne per consentire la copertura del territorio e garantire, come è giusto che sia, le comunicazioni che servono per la sicurezza pubblica. La legge per garantire il lavoro delle forze dell’ordine ha escluso dal normale iter autorizzativo gli impianti a servizio della pubblica sicurezza ma sarebbe bene fare dei controlli sulla potenza di detti impianti e correggere, eventualmente, alcune anomalie.
Come si evince i potentini vivono sotto una selva di antenne e tralicci e sono bombardati da onde più o meno malefiche. Le leggi, quando sono rispettate, non sono sempre chiare, ce ne sono alcune che sono state fatte per tutelare la salute della gente ma ce ne sono altre che in pratica autorizzano impianti potenzialmente pericolosi. Un ruolo importante lo hanno gli enti locali, Comuni e Regione che fra le pieghe del ginepraio di leggi e sentenze di TAR e Corte Costituzionale, possono sicuramente agire per tutelare la salute dei cittadini, ciò, almeno da noi in Basilicata, non avviene.
La Regione Basilicata promulgò la Legge 30 del 2000 che prevede la costituzione del catasto delle fonti emittenti elettromagnetismo e l’adozione dei Piani di Localizzazione in ogni comune, entrambi gli obblighi sono stati clamorosamente disattesi fra l’indifferenza della politica e delle associazioni ambientaliste.
La Legge Regionale, fra l’altro, dopo l’introduzione del Codice delle Comunicazioni, andava completamente revisionata se non riscritta del tutto. Non risultano, al momento, in Consiglio Regionale, proposte di legge che vanno in questa direzione.
Nella comunità scientifica si dibatte da tempo circa la pericolosità delle onde elettromagnetiche, molti studi sono stati fatti, molti altri sono in corso, un verdetto definitivo non è stato ancora emesso, forse ci vorranno ancora molti anni prima che il mondo scientifico si pronunci in maniera chiara e definitiva ma oggi abbiamo già qualche certezza ed a queste bisogna far riferimento per agire.
Indagini epidemiologiche in aree servite da telefonia mobile e da ripetitori radio-tv hanno già sicuramente accertato che alcune categorie di persone possono subire danni irreversibili anche se c’è una scellerata diffusione di dati relativi a ricerche sponsorizzate da produttori di apparecchiature e dalle compagnie telefoniche stesse che forniscono dati tranquillizzanti.
Gli studi di ricercatori indipendenti invece insistono sul fatto che i CEM (Campi elettromagnetici) hanno un alto rischio cancerogeno e producono discontinue alterazioni del DNA e delle membrane cellulari.
Per quanto invece concerne i CEM a bassa frequenza generati dalle reti di trasporto dell’energia elettrica, viene confermato il legame per l’insorgere di tumori e leucemie soprattutto nei bambini. In tutti i casi non esistono dubbi che i CEM interagiscano sicuramente con l’organismo umano, gli effetti sono oggetto di studio ma non si è ancora arrivati ad emettere una “sentenza” definitiva circa la effettiva pericolosità dell’elettromagnetismo.
Per questi motivi si sarebbe dovuto applicare il principio di precauzione richiamato nella carta costituzionale e non si sarebbe dovuto far posizionare ripetitori telefonici, radio-tv ed elettrodotti nelle zone densamente abitate. In particolare è accertato che le SRB telefoniche sono sicuramente dannose nel raggio di 70 – 80 metri e si sarebbe potuto limitare la posa degli antennoni sui tetti del Centro Storico, per esempio, in alternativa si poteva adottare la tecnologia delle micro e nano celle, utilizzate nei centri abitati dei paesi del nord Europa, che hanno una potenza molto limitata e che quindi non arrecano danni all’organismo umano, anche attraverso l’utilizzo delle fibre ottiche si può limitare la propagazione di onde elettromagnetiche.
Qui da noi si è preferito non far nulla e si è consentito di creare nella città di Potenza uno dei più alti concentrati di elettromagnetismo in Italia.


