Scambio di prefetti; alla stazione Inferiore una folla di cittadini, di impiegati, di autorità, di benemeriti cittadini, e di signore, saluta la distintissima donna Bice Maggiotti, moglie del prefetto Maggiotti. Tutti i grandi burocrati, magistrati e ufficiali dei carabinieri, dell’Esercito a salutare il prefetto in partenza. Ma ora che sembra essersi liberata dal prefetto, la teppaglia si fa viva, criticando il Maggiotti, ormai partito (cronaca del 30/31 gennaio 1904), «in questa provincia, alla quale la depressione economica non ha potuto ancora togliere l’elevatezza del senso morale, suo principale carattere etnico, mancava finora quella di patologia seriale, il teppismo … come la fillossera per le viti, la peste per gli umani, si diffondono i contagi morali, e anche da noi questa bruttura ha fatto capolino. I nostri teppisti sono rappresentati da pochi deplorati che si sfogano a mezzo stampa, non organo di partito, né di un’idea. Il prefetto Maggiotti, recentemente coinvolto nel movimento di personale e trasferito a L’Aquila, viene soprannominato Prefetto della Cina, per associarlo allo storico sfratto dal potere di certi mandarini che ormai sono considerati “bucce di limoni spremuti”».
«Noi non riveleremo una sola delle volgarità che tentano invano di offuscare figure come quelle del comm. Maggiotti, e di offendere la purezza e la rispettabilità dei funzionari di questa Prefettura nella quale i teppisti sono al bando, e non vi esercitano più la sfacciata inframmettenza che in altri tempi vi esercitavano financo a mezzo dei loro commessi di studio. I sistemi cari alla teppa, abituata a comandare al “caro compare”, cessarono proprio colla venuta del prefetto Maggiotti, che ha tutt’altro che chiusa la porta del suo gabinetto a ogni ordine di cittadini, a tutte le commissioni che nelle affollate e quotidiane udienze si recavano da lui e ne ammiravano la bontà, la signorilità e l’alto senso di giustizia … Il trasloco del comm. Maggiotti, non è la fine di un periodo di affettuosa, assidua, intelligente e soprattutto purificatrice opera; mentre è stimato con vivo rammarico dall’intera provincia, non deve costituire per i teppisti speranza di tempi migliori, poiché la fama che precede il successore non dà luogo a sperare il ritorno di certi sistemi».
«Si può assicurare l’opinione pubblica che il Prandi, legato da antica amicizia col comm. Maggiotti, non è nuovo della nostra realtà. Gli sono già noti uomini e cosa. “Signor Prefetto” – il comm. Fittipaldi rivolgendosi al Maggiotti – “v’è un fatto che ha eccitato la mia ammirazione e pel quale resterà un vivo sentimento di gratitudine, ed è questo: da parecchio tempo che si fanno in Italia gli esperimenti pericolosi della Libertà, la sola Basilicata è rimasta immune da quelle agitazioni, che spesso lasciano la desolazione e il pianto. Questo risultato indubbiamente si deve alla sua abilità di Funzionario …».
Da Salerno, mediante telegrafo, si ha notizia di come al passaggio del treno lampo, il comm. Maggiotti viene salutato affettuosamente dal cav. Prandi, lì ad attenderlo.
«Oggi assumo l’ufficio di Prefetto di questa provincia. Vengo in un momento d’importanza e lavoro eccezione. Confido tuttavia che riuscirò ugualmente nel mio compito, quantunque reso più difficile, se le SS. LL. mi saranno larghe di aiuto, che invoco, sarò rispettoso di tutte le libertà, e rigido custode dell’ordine pubblico. Vigilerò che le amministrazioni procedano regolari, giuste, ed intese solo al comune vantaggio. Mi farò un dovere di mantenermi estraneo alle contestazioni dei partiti locali, però, dove se ne presenta l’opportunità, esplicherò opera purificatrice; nell’intento soprattutto di evitare che in lotte, quasi sempre infeconde, siano sprecate forze preziose, le quali nell’era che volge, devono essere unicamente dedicate senza distinzione di classe e di partito, al risorgimento di questa nobile Provincia».
In un articolo su “Il Lucano” del 1° gennaio, l’ing. Alessandro Palma rivela come in Pomarico le donne siano abili nell’arte tessile; infatti, non vi è nessuna donna che non faccia, per diletto o per bisogno, la tessitrice. “Danno alla luce dei bellissimi tessuti di vario disegno e colore da mettere in vendita anche nei paesi vicini. Tessuti che – prosegue il redattore del “Il Lucano” – con una buona direzione e con tutti i criteri e i consigli di persone competenti, potrebbero gareggiare con quelli che ci vengono dall’alta Italia”.