POTENZA A DUE VELOCITA’

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Dino De AngelisDINO DE ANGELIS

Ormai è acclarato. La città di Potenza trabocca di iniziative di riqualificazione urbana, sociale e culturale di un certo spessore. Non si tratta più solo di volontariato e partecipazione, che pure hanno animato la vita cittadina negli ultimi anni come mai era accaduto prima, si tratta di comprendere in maniera chiara un fenomeno che è già diventato avanguardia e buona prassi con pochi riscontri in realtà di similari.

Esiste un fermento talmente diffuso e talmente radicato nella cittadinanza da riuscire a dare vita perfino a delle punte di eccellenza in grado di tenere in piedi la reputazione dell’intero capoluogo e restituirle quella luce viva in un momento contrassegnato, invece, da molti lati oscuri.

Il vero, grande paradosso della città sta tutto in questa clamorosa divergenza di visioni e velocità di azione: da una parte la politica che continua a segnare il passo, facendo fatica a dare risposte ai vari problemi, annichilita e spesso deliberatamente nascosta dietro il dito del deficit di bilancio; dall’altro un numero imbarazzante di movimenti che operano in diversi settori e perseguono e raggiungono obiettivi, continuando a stupire il tessuto non solo locale per un’energia ed una perseveranza francamente ammirevoli.

Per l’espletamento delle loro attività la maggior parte delle associazioni e dei movimenti fanno ricorso ad autofinanziamenti, autotassazioni e piccole sponsorizzazioni di aziende locali che credono in una rinascita di quartiere facendo la propria parte senza aspettare interventi dal palazzo; accanto a loro vi sono però anche associazioni maggiormente strutturate che sono in grado di operare secondo una pianificazione progettuale più elevata.

Il dato più significativo è che, fino a questo momento, tranne che dal punto di vista meramente amministrativo e procedurale, la pubblica amministrazione si è limitata ad assecondare, nei limiti della sua elefantiaca macchinosità, le richieste dal basso senza riuscire a fare da vero collante rispetto a tutto quello che  accade in città.

Ritengo che la città, attraverso queste iniziative, encomiabili ed efficacissime, ma scollate, abbia lanciato un guanto di sfida ai suoi amministratori e, nel procedere con ostinazione in tutta una serie di attività, le sta implicitamente rivolgendo una domanda: “tu adesso che ruolo vuoi svolgere in questo processo ormai chiaramente avviato?”.

Se l’amministrazione si limiterà a rilasciare solo permessi ed autorizzazioni senza riuscire a ricucire sotto un’unica visione i numerosi e spesso eccellenti progetti, ciascuno di essi continuerà a ricevere plausi a scena aperta ma la città intera non farà il necessario salto di qualità che le occorre per risollevarsi definitivamente dalla crisi che l’attanaglia da tempo.

La sfida proposta consiste, in definitiva, da parte dell’ente, nella capacità di riconoscersi e farsi riconoscere dalla città e dalle sue espressioni più dinamiche, come soggetto coordinatore, e nel proporsi come un’amministrazione in grado di conferire alle differenti progettualità una reale dignità che possa creare le premesse affinchè ciascuna associazione possa avere un supporto reale e tangibile.

Se la civica amministrazione non è in grado di raccogliere e sostenere questa sfida e di inserirsi da protagonista al centro di un’azione di coordinamento – secondo il ruolo che le compete – , si vedrà ancora una volta scavalcata dal dinamismo e dalla capacità dei singoli movimenti e perderà l’occasione non solo di dare un senso al proprio mandato, ma la città tutta perderà  l’occasione – forse irripetibile – di poter fare in modo che tutti gli sforzi vengano ottimizzati dentro un disegno unico e fortemente indirizzato.

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