POTENZA ,TRA “BALILLA” E “TOPOLINO”

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LUCIO TUFANO

Il Fascismo porta una ventata di modernità, rivoluziona la mentalità, la moda, il modo di parlare, i comportamenti delle persone. Nascono le gonne corte, i cappelli con fiori e frutti, i modi e gli stili delle riviste più in voga come “Le grandi firme” e la “Scena illustrata”. Peppino Misuriello vende in via Pretoria la cipria Bertelli, Gi. Vi. Emme ed i profumi francesi: il parruc­chiere più evoluto adotta la permanente, la messa in piega ed il taglio alla garçonne. I balli Charleston e Fox Trot sono di importazione americana. Il tango si balla con virtuosismi sen­suali.

Il mito del pallone e della bicicletta si accompagna, per la piccola borghesia, a quello della auto­mobile. Un mito quest’ultimo che può essere alimentato da pochissimi signori di cit­tà, da pochi professionisti e da chi con l’automobile deve lavorare.

Lo schaffeurè il massimo del divismo urbano, espressione di virilità, di pionierismo, di competitività e trova il suo ideologo in Marinetti e il suo poeta in D’Annunzio. Né deve mera­vigliare se la pubbli­cità degli abiti e degli oggetti utili si aggiunge a quella dell’automobile. È l’epoca, gloriosa per i ricchi, della Lancia Lambda, della Isotta Fraschini, delle Ansaldo, delle Alfa Romeo e della Fiat, la Fiat che nel 1930 ha messo da parte l’esigenza della velocità per of­frire maggiore comfort, riprendendo in forma più classica la versione sportiva della Fiat 509 del 1925.

Nel 1934, tra le automobili chiuse, quasi utilitarie, nasce la nuova automobile che carat­terizzerà tutta l’epoca che sarà sostenuta dalla pubblicità del Regime, da quella di Dudovich (la nuova Balilla per tutti), da una famosa canzone “La famiglia Brambilla in vacanza” e dal fana­tismo di Mino Maccari: “La Balilla è meno scicche ma più fascista della Buicche”.

La Balilla è accostata, dalla propaganda, al balilla e ne diventa simbolo ed espressione per resi­stenza, ardimento e patriottismo.

Nel 1936, ancora la Fiat costruisce la prima utilitaria, l’automobile alla portata di tutti: 2 posti, motore 569, 13 CV, 85 Km/h, 16,6 Km. con un litro di benzina. È la Fiat 500 “Topoli­no”.

Negli anni precedenti il Reale Automobile Club d’Italia (RACI) avvia la registrazione di tutte le automobili, autoveicoli e motocicli esistenti e circolanti nelle strade della provincia con la mobilita­zione del pubblico registro automobilistico.

Tutti i detentori di auto sono tenuti a denunciare i dati di identificazione, le caratteristi­che, la fabbrica, il tipo di carrozzeria, i posti, l’uso del veicolo ed il prezzo dichiarato e per gli autocarri anche la portata e il peso. 

L’ordine della iscrizione ha valore di licenza di circolazione e quindi di numero di targa. La ressa delle iscrizioni è tale che tra il 1926 e il 1930 si registrano centinaia di mezzi, ivi com­prese le prime automobili di un certo tenore, come quella dell’avv. Aldo Enzo Pignatari, Torpe­do OM, sport (lic. cir. 112 PZ e che ha come valore dichiarato L. 46.000), quella della Prefettu­ra, Fiat 503 Torpedo che ha il numero 001 di targa, di Pasquale Avallone, vetturino, noleggio da rimessa, Fiat Torpedo con il nume­ro di targa 010, dell’ing. Giuseppe Tucci, Fiat Torpedo 018, di Leonardo Mecca, Chaffeur, Fiat Torpedo, PZ 020, di Vincenzo Rago e Attilio Ciranna, imprenditori di opere pubbliche, Fiat 509 Torpedo, uso privato PZ 021, della Federazione del P.N.F., Fiat 503, Torpedo, PZ 032, del Provvedi­torato Opere Pubbliche, Fiat 510 limousine PZ 035 e di quelle della Società Lucana imprese idroelet­triche, Fiat 505 limousine PZ 036, Fiat 505 Torpedo, PZ 038, Fiat 505 Torpedo, PZ 039, Fiat 505 autocarro PZ 040, quelle di Guido Motta, industriale, Citroen Cabriolet PZ 041, di Pasquale Coretti, albergatore, Citroen Torpe­do, PZ 042, di Gaetano Catalani, avvocato, Ceirano Torpedo PZ 050, di Luigi Zirpoli, mecca­nico, Fiat Coupè PZ 053, di Alberto Abbate e Biscardi Michele, Chauffeurs, Fiat 509 Torpedo PZ 055, di Giulio Gianturco dottore in medicina e direttore del Policlinico Remigia Gianturco, Fiat Berlina, PZ 078, di Gaetano Amato, chauffeur, O.M. Torpedo, PZ 088, di Alfonso Andret­ta, Fiat aperta, PZ 091, di Mecca Leonardo, Diatto Torpedo PZ 107, di Nicola Procaccio, In­dustriale, Ansaldo Torpedo, uso noleggio da rimessa PZ 048, e Ford A berlina, PZ 190 …, del cav. Angelo La Capra, agente generale INA, Fiat 501 Torpedo aperta, e del cav. Ferrara Erne­sto, agente generale assicurazioni, Fiat Torpedo, ecc. … Quasi alla fine del dicembre 1936 il R.A.C.I. di Potenza inizia la riscossione delle tasse automobilistiche per il 1937, ed a prescin­dere dal numero dei cilindri, la Fiat 500 paga lire 275, la Fiat 1500 lire 600, la Balilla (Fiat 509) lire 390, l’Augusta lire 450, l’Ardita di 18 cavalli lire 570, l’Ardita da 20 cavalli paga 640, la Fiat 520 lire 890, le Fiat 521 e 522 pagano lire 1000.

 

In quei giorni il prefetto rag. Giuseppe Avenanti inaugura in automobile le opere pub­bliche del Regime recandosi a Corleto Perticara, a Calvera, a San Chirico Raparo, a Senise, a Chiaromonte e a Lagopesole.

Un inno, alla guisa dei grandi scrittori del Futurismo e della lirica novecentista, è quello che sul Giornale di Lucania del 31 ottobre 1936, lancia R. A. Righetti: “… correre sulle strade gettate capricciosamente dalla città alla campagna, correre sospesi, spaziare traverso verdi tap­peti di prati; arrampicarsi su per colline che rinserrano in cataste ordinate filari di vigne, di­scendere a tagliare precisa, nello srotolarsi della strada d’asfalto o misto bianca, una pineta; la­sciare un paese; volare nel sole e dilaniare la strada disfatta nella luce del crepuscolo, spaurire alla prima alba le erbe rideste, dopo aver falciato la notte con la saettante luce dei fari; disper­dersi in un panorama di colori, di atmosfere, di luci, di suoni, che si compenetra, si allarga, si slabbra, si geometrizza e ritorna statico e definito, banalmente dinanzi alla porta della propria casa …”.

Con la conquista dell’Etiopia numerosi bandi vengono diramati dal Governo per il re­clutamento di autisti da inviare nelle regioni dell’ Africa Italiana. L’operazione si chiama: Re­clutamento autisti per l’Impero. Numerose le domande presentate a Potenza.

1200 balilla di ritorno dalla colonia di Maratea, disposti in perfetta formazione e cantando gli inni della Patria, hanno sfilato davanti alle autorità ed hanno poi preso posto negli autobus messi a dispo­sizione dalla Federazione Fascista e dalla direzione della Fiat.

 

 

IN COPERTINA L’arrivo a Potenza del Duce al ‘Covo degli Arditi’

 

 

 

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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