
Armando Tita
DI ARMANDO TITA
In questi giorni è uscito nelle librerie italiane il Volume: “Povero me!” Edizioni Guana 2025. Un meraviglioso libro del grande filosofo francese Pascal Bruckner che io amo da sempre. Un libro che ha avuto un successo di pubblico e di critica davvero inaspettato . Il libro tratta il “Vittimismo” in tutte le salse. Un vittimismo che è diventato una strategia di legittimazione sociale e politica capace di sovvertire gerarchie tradizionali e trasformare la sofferenza in un nuovo status di potere. Le vittime di questo nuovo status di potere sono diventate una sorta di nuovi “eroi” contemporanei. A tal proposito la nostra regione con le sue “acclarate” e ben riconosciute “sindromi vittimiste” guida la classifica dei “fuoriclasse del lamento”. Le sindromi lucane sono tre:
-Sindrome di Peter Pan, Coloro che non vogliono crescere e non sono capaci di assumersi delle responsabilità;
-Sindrome di Calimero, Coloro che si percepiscono sempre come vittime di qualcuno;
-Sindrome dell’Impostore , Coloro che sono legati a bassa autostima e a lamentazione patogena”.
La sindrome di Peter Pan è molto diffusa nei nostri ceti medio alti lucani e potentini, in particolare, e si concretizza con la “iperprotezione” genitoriale e istituzionale dei “Bambocci” a vita.
La sindrome di Calimero è molto in voga nel centro-destra lucano.
Un centrodestra che dopo oltre sei anni di governo regionale e di brutale occupazione pressoché totale di tutti i posti di Sottogoverno e delle Partecipate regionali si sente ancora vittima dell’ex PD, Partito/Regione del Capitan Tentenna (copyright Rosa) e dei suoi sclerotizzanti e irrazionali “mille rivoli” che hanno sostituito indegnamente in questi ultimi mesi le già tanto poco amate vecchie filiere dei capibastoni.
La sindrome dell’Impostore è quella legata a una specifica condizione psicologica che ha trovato supporto e ristoro nelle sconcertanti misure iperassistenziali, illimitate e parcellizzate della Regione Basilicata.
Giunte regionali, Giunte Comunali dei Capoluoghi e dei Grandi Comuni, Partiti, Sindacati, Patronati, “Caritas” e Movimenti politici di diversa natura, tutti demagogici e irresponsabilmente impegnati negli ultimi trent’anni fino ai giorni nostri a strappare il consenso dei falsi lavoratori, delle false lavoratrici e degli stupendi ”piagnucolosi gemebondi” .
Una platea “secolare” che ha gonfiato a dismisura i cosiddetti ruoli regionali speciali ad esaurimento (nervoso) di decine di migliaia di precari senza alcun sbocco produttivo e occupazionale, grazie ad un crescendo di insopportabili “politiche passive”.
Ecco il “vulnus” del vittimismo lucano alimentato per “secoli” da provvedimenti assistenziali mummificati che hanno soffocato l’economia sana delle PMI e delle aziende agricole, commerciali e artigianali della regione. Purtroppo pure nella nostra Europa, nel nostro Continente, nel nostro Occidente edonistico la sofferenza e il vittimismo seguendo il volume di Bruckner sono diventati oggetto di culto.
Quell’umanità che prima aspirava al progresso e alla modernità è ora sostituita da una umanità vittimizzata, la cui libertà coincide con il diritto di lamentarsi. Tutti, anche i privilegiati, fanno a gara nell’esibire le proprie disgrazie per innalzarsi al di sopra degli altri, con il rischio di creare nuove aristocrazie di “paria” a discapito dei veri emarginati.
Ma cosa accade quando il desiderio di essere riconosciuti come vittima diventa l’unica spinta della società contemporanea ? Nel saggio di Bruckner vi è la risposta nel trionfo dell’ideologia vittimistica.
L’immensa aneddotica lucana ci supporta a tal riguardo.
Mio malgrado, da funzionario regionale FSE ho dovuto subire per decenni le richieste strampalate, bislacche e stravaganti dei “piagnucolosi gemebondi”, che, spinti dalle varie “segreterie politiche”, reclamavano il pagamento dei sussidi (poche centinaia di euro)per garantire, a loro dire, il soggiorno universitario dei figli presso La Sapienza di Roma .