Presidente Bardi ma non dovrebbero venire prima i lucani?

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gerardo lisco

La campagna elettorale condotta dal centro destra e nello specifico dalla Lega durante le elezioni  regionali in Basilicata è stata all’insegna dello slogan: prima i Lucani. Molti lucani pur non essendo ideologicamente leghisti hanno interpretato il significato di tale parola d’ordine come gestione autonoma delle proprie risorse sia dallo Stato centrale che dai poteri forti e dalle lobbies che hanno imperversato in questi anni.  Il voto dato dai lucani alla Lega è stato all’insegna dell’autonomia regionale come ultima chances per risollevare le sorti della Basilicata. Gli indizi dai quali evincere l’insorgere della spinta autonomista da parte dei lucani sono più di uno. Uno dei primi indizi è la “ marcia dei centomila” contro l’allora Governo Berlusconi che aveva individuato Scanzano come sito nazionale per il deposito delle scorie nucleari. In quel frangente abbiamo assistito all’insorgere di una coscienza fortemente identitaria del popolo lucano che allora il governo regionale di centrosinistra seppe interpretare e indirizzare. La stessa battaglia condotta dai parlamentari lucani contro le spinte che venivano da diverse parti, una tra tutte la Fondazioni Agnelli, per il superamento dell’assetto regionale vigente in funzione delle macro regioni è da ascrivere alla formazione di una coscienza identitaria lucana.  Quando si parla di identità per forza di cose si parla di autonomia e di autogoverno. La valorizzazione del locale è la naturale reazione alla globalizzazione che vuole tutti massificati e omologati. L’insorgere di una identità lucana che si traduce in una maggiore richiesta di autonomia regionale si inserisce nella contrapposizione tra globale e locale. Altro  indizio è il referendum abrogativo dell’art. 38 dello Sblocca Italia. Anche in quel caso i lucani hanno rivendicato con forza il diritto a decidere del proprio destino.  In questo caso, a differenza di quanto ha fatto in altre occasioni, il centrosinistra non è stato in grado di fare proprie quelle istanze. La conclusione non poteva che essere la sconfitta alle elezioni regionali. Avendo fatto la campagna referendaria per l’abrogazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia mi sono convinto che i lucani non fossero diventati tutti degli intransigenti  ambientalisti o seguaci del filosofo Latouche e della sua decrescita felice. Molto più semplicemente i lucani ponevano e continuano a porre una domanda molto semplice: quale idea di sviluppo per una terra  ricca di risorse?.  Se una delle cause che ha portato alla vittoria il centrodestra è l’autonomia regionale da intendersi come indipendenza nelle scelte, c’è da chiedersi se le prime risposte che vengono dal Governo Bardi intercettano tale domanda. La mia impressione è che più che preoccuparsi di dare risposte alle istanze di cambiamento che vengono dalla società lucana il Presidente Bardi sia preoccupato di come prendere il potere. Ciò che sta facendo il Presidente Bardi mi ricorda per molti versi il film di Rossellini dal titolo “La presa di potere di Luigi XIV”. L’unica preoccupazione del  Presidente della Regione è quella di costruire le condizioni non del Governo ma del suo “comando”. Il Presidente Bardi sta operando costruendo una sua struttura attingendo tra  professionalità in prevalenza esterne e quindi di provata fede. Penso che una tale situazione alla lunga finirà con l’alimentare frizioni e contrasti con la stessa maggioranza che lo sostiene. Per il momento in attesa che Bardi concluda la sua presa del “comando” le risposte che il nuovo governo regionale sta dando non sono adeguate alla domanda di cambiamento espressa dagli elettori lucani. Sono risposte in continuità con gli interessi dominanti in Regione, slegate tra di loro e prive di una visione di sistema. E’ vero che sono passati solo pochi mesi dall’insediamento ma è anche vero che la transizione da una politica ad un’altra non può durare l’intera consiliatura.

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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