POTENZA D’EPOCA,PRIME GHIACCIAIE DI USO PUBLICO: I “NEVAROLI”

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Prime ghiacciaie per uso pubblico, alle origini del freddo del gelato e della bibita.

LUCIO TUFANO

Le brevi afe dell’estate furono caratterizzate all’avida ricerca del freddo anche se le tradizionali fontane di acqua gelata, che da noi ebbero il getto poderoso e violento, bastarono a refrigerare l’assetata gola della giumenta, quella dei mietitori pugliesi che si sdraiavano attorno ad esse, nei caldi mesi d’arsura, ristorati dallo scrosciare che rompeva la canicola pomeridiana e divertiti dalle vispe frotte dei ragazzi della città che a turno vi montavano a cavalcioni nella guerra degli spruzzi. L’industria del freddo fece i suoi primi passi nel ‘700 con le ghiacciaie di uso pubblico. Un uso, per così dire, in quanto, per avere il diritto di acquistare dai “nEvaroli” il gelato prodotto, bisognava essere autorizzati dalle autorità borboniche preposte all’alimentazione ed all’igiene cittadina. Il posto sanitario ed i beccai di monopolio o di “ferma”, come quello del sale, che si esercitava sul ghiaccio e sulla neve e di ghiaccio dei pozzi particolari (neviere). I nevaroli furono quelli che gestivano la neve. Nessuno poteva raccogliere neve o ghiaccio per uso privato e personale senza chiedere il permesso al fermiere ed la dazio. Si proibiva ai pastori di accendere fuochi presso i pozzi di neve, ed alle greggi o alle mandrie di pascolarvi. Sulla neve ammucchiata nei pozzi e che, pigiandosi naturalmente per il suo stesso peso, diventava ghiaccio, si mettevano paglia, terra, stracci di lana per meglio conservarlo. Solo d’estate si scoprivano i pozzi di ghiaccio, rotto in blocchi, veniva trasportato, mediante carri a muli nella città. Più tardi con macchine ad assorbimento continuo, impiegando come fluido-frigo l’ammoniaca e l’acqua, si ebbe il ghiaccio artificiale per le carni e le derrate deperibili ed il sistema refrigerante elettrico fece, degli armadietti rudimentali di legno, i primi frigoriferi. Il ghiaccio “secco”, ottenuto con l’acido carbonico solidificato diede un notevole aiuto all’industria del gelato, fino la 1935-38, specie per i carrettini ambulanti dei gelati, di cui il più noto quello di “Mancusiedd”, che girava per le vie della città ed i viali della villa comunale, con il carrettino a mano su cui era fissato un ombrellone, con uno scagnetto per salirvi e preparare i cornetti da un soldo per i ragazzini che glielo chiedevano. La vecchia gelateria americana (inventata in America) a manovella in uso presso le famiglie borghesi dell’800 e che si chiamava “sorbetteria” rimase fino alla prima guerra mondiale. Notizia certa è che nel 1883, l’unico deposito in Basilicata con privativa del regio Governo fu il Refrigerante italiano, surrogatore esclusivo del sale nella confezione dei gelati, in via Pretoria 61, di Fortunato D’Agostino e figli. Il ghiaccio, in blocchi contenuti nei sacchi giungeva fino alle fabbriche del bitter (amato, tonico e ricostituente) di Rocco Sansone in Laurenzana, già nel 1897, ed a quella del PuncH Laraia al caffè Moka, sempre in Laurenzana, all’amaro, il liquore delle streghe, ed al fernet, della ditta Artemio Laraia, premiato con 18 medaglie d’oro e croce al merito e socio dell’Accademia Fisico-Chimica italiana. Il noto caffè Pergola in piazza Prefettura ed il caffè Viggiani, di Pasquale Viggiani e figlio, la pasticceria e bibite ria di fronte alla Trinità,  espositrice di dolci freschi e di riporto, di panettoni e di bonbons, sin dal 1895, la cantina bottiglieria dei Fratelli Franculli in via Pretoria 191, con vendita all’ingrosso di vini pregiati e correnti e tutti i caffè della Potenza 1900: Trombone, Doti, Sapienza, Laurita, Tursi, Petrucelli, Amedeo Satriani ed anche il buffet della Stazione Inferiore di Luigi Ferrara si fornivano di ghiaccio, venduto in maniera ambulante dagli stesso fabbricanti . Ma già nel 1926, Michele Avena, Giuseppe Gallucci e Pietro Melchiorre gestivano una fabbrichetta di ghiaccio e di gassose, con annesso deposito della Peroni in via Garibaldi, con una regolare attrezzatura per la refrigerazione dell’acqua. Le cataste a piramide ed i blocchi si caricavano e scaricavano, rivestiti di tela di sacco, con l’aiuto di ramponi e si lasciavano dinanzi alle latterie, ai bar, ai macellai, alle cantine per il vino e per le gassose, nel mercato per le sporte di polpi, di calamari e di alici che i baresi ritiravano all’ingrosso da Taranto e da Barletta, ed ai caffè del 1938-40, Balzamo, Brucoli Eugenio ed Enrico, Zirpoli, Casella – in via Pretoria – Pappacion e Rocco Buenn a Porta Salza. Il giro di distribuzione lo faceva un incaricato con la motocarrozzetta.
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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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