
Leonardo Pisani
DI LEONARDO PISANI
Era il 25 ottobre 1906, quando nacque un bimbo che la leggenda afferma dallo straordinario peso di otto kg, già si intravedevano il metro e 75 centimetri di quando aveva dodici anni, già uomo quando era bambino; e poi i suoi due metri che diventavano 204 o 205 asseconda dei giornali e delle misure. Ma i suoi 197,5 cm con quei 120 kg di muscoli, lo facevano apparire enorme, specie in quella Italia degli anni venti, quando avere 180 cm significava essere molto alti e il Re Vittorio Emanuele III era 153 cm. Era enorme da piccolo tanto che grande e forte era burlato dai compagni poiché, così grande e grosso, poteva essere il fidanzato della maestra. Cresciuto presto con quella sua mole, la quale non lo aiutò nella gioventù, troppo grande per avere vestiti normali in quella famiglia povera di Sequals, all’epoca in provincia di Udine, ora di Gorizia, e quei piedi di 30 centimetri e passa che volevano scarpa da 52, fu costretto ad andare a piedi nudi per tanto tempo.
Alto, Buono, Gentile di animo ma sempre affamato; questi era Primo Carnera, nato il 25 ottobre a Sequals, presto emigrato in Francia per trovare lavoro e possibilmente far appetito che aveva tanto da accettare un lavoro in un Circo come lottatore, del resto bastava poco con il suo gigantesco fisico a mettere a tappeto l’eroico sventurato che voleva provare; già impaurito dalle urla feroci del Gigante Buono. Poi per caso l’approdo alla boxe, ed iniziò la leggenda della Montagna che Cammina, del Gigante Buono, ed anche le cattiverie ed i dileggi come la Torre di Gorgonzola o gli incontri combinati. Vero, Carnera fu aiutato in qualche incontro ad inizio carriera, avendo saltato la fase dilettantistica per essere subito fenomeno da baraccone nelle 4 corde. Ma i suoi incontri mondiali, a partire dal ko su Jack Sharkey del 29 giugno 1933, furono veri così le sue vittorie da pugile ormai affermato e anche le sconfitte quando incontrava il tipo di pugile ostico per lui – quelli veloci- come il mulatto italo-canadese Gains, Maloney poi lo stesso Max Baer e Joe Louis sono sacrosante e vere. Del Carnera pugile si è detto tanto e anche troppo, quindi non sono interessato a parlarne, salvo una postilla di giustizia sportiva, era un bravo Boxer. Lo si dipinge come un picchiatore, ma invece era un pugile tecnico, gran bel sinistro, boxe classica e pulita, portava tutti i colpi e aveva un bel gioco di gambe, era solo troppo grosso per il pugilato di quei tempi. A me piace il Carnera uomo, quello che derubato dai suoi manager in odor di mafia, sposa la sua Pina Kovacic, si dedica alla lotta libera diventando un campione, il cinema in film come la Corona di Ferro di Alessandro Blasetti e La grande notte di Casanova con Bob Hope.
Poi i ristoranti ed i negozi e sopratutto il divieto al figlio di boxare: solo studio ed ancora studio. Primo Carnera riuscì a sfamarsi, mettere da parte i soldi amministrati dalla moglie ed avere i figli Umberto e Giovanna Maria laureati. Poi malato di diabete, senza un rene capì che gli rimaneva poco tempo e decise di ritornare in Italia, per morire nella sua Sequals, arrivò in aereo ad aspettarlo Nino Benvenuti, l’antico massimo Erminio Spalla e tanti curiosi, Carnera era ormai l’ombra di sè stesso e si muoveva su una sedia a rotelle, ironia del destino morì il 29 giugno 1967, esattamente 35 anni dopo la vittoria mondiale su Jack Sharkey. Un unico aneddoto sull’uomo ed il suo coraggio, credetemi salire sul ring ci vuole una dose incoscienza ed anche molto coraggio, anche negli scontri da novizi o giochi della gioventù. Primo perse il suo mondiale contro il terribile “Clown con il destro da ko” Max Baer, nessuna combine, nessun guantone con ferro di cavallo, quelle leggende metropolitane che circolano tra chi la boxe non la conosce. Baer era un Campione, dal destro micidiale, possente nei suoi 189 cm, veloce e potente, sarebbe stato un longevo titolato se non avesse amato tropo il tennis, le donne e la dolce vita, meno il duro allenamento che gli imponeva il mitico Jack Dempsey. Quel mondiale perso fu la grandezza di Primo, non il pugile ma l’uomo che 11 volte toccò il tappeto e 11 volte si rialzò, che alla prima caduta si slogo la caviglia, ma si alzò e continuò a difendere il suo titolo. Se questo è un Uomo, Carnera lo fu.