Scrivevo alcuni giorni fa del costo elettorale della burocrazia. Che è un costo non uguale in tutte le regioni, come, per fare un esempio, diseguale è il costo del denaro per chi vuole un prestito. Solo che il prestito più alto è determinato da una serie di fattori macroeconomici, mentre il costo della burocrazia è disuguale tra Nord e Sud per una serie di fattori che dipendono dalle persone, dalla capacità, dalla cultura, dal senso del dovere. E ancora: l’amministrazione al Nord è poggiata su un comportamento paritario rispetto al lavoro tra pubblico e privato. Da noi, a Sud o meglio da Roma in giù( considerando la città eterna come la pr
ima vera città “meridionale”), il pubblico si è ritagliato una prassi di lavoro privilegiato rispetto al privato: anche se si va al alle otto per rispettare formalmente gli obblighi di orario, si incomincia verso le nove , nove e mezza, per chiudere la saracinesca formalmente verso l’una, anche se poi si arriva con telefonate varie alle due. Il fatto che non ci sia una cultura del lavoro, ma solo un rispetto formale di alcuni, pochi, obblighi di lavoro, lo dimostra la scarsa attenzione che viene data alle procedure, al modo di organizzarsi, al modo di interloquire in rete, al modo di innovare , semplificare, rendere la vita facile all’utente. No, la cultura meridionale sulla quale si avvicendano le varie stagioni politiche è sempre quella di concepire una amministratore, un ente funzionale e strumentale rispetto alla volontà politica, non funzionale e strumentale rispetto agli utenti. Eppure le risorse, sia umane che materiali ci sono e l’amministrazione potrebbe velocizzare la risposta verso i cittadini, anche giovandosi del fatto che questi ultimi due Governi hanno rimesso al centro la questione, portando avanti i progetti di digitalizzazione della pubblica amministrazione, di diffusione della fibra, di semplificazione delle procedure che riguardano le attività imprenditoriali, di concertazione in remoto, e tutti quegli strumenti che, se applicati sistematicamente, potrebbero cambiare il volto dell’Amministrazione del Sud, facendola mettete al pari di quella del Nord. Che cosa manca allora? Mancano volontà e progetto. Manca l’idea di vedere nei professionisti i sostituti della Pubblica Amministrazione, ingegneri che certificano la regolarità di una pratica , a rischio di espulsione dall’Ordine in caso di falsità, medici che certificano il diritto all’esenzione su delega delle ASL( a rischio di licenziamento in caso di falsità) , un solo accertamento medico per invalidità, patente, 104 e via dicendo, una eliminazione dei tempi di attesa per gli accertamenti. Tutte cose che si possono fare se solo si affrontasse il problema. Invece le cose vanno come vanno. Nessuna disturba le società che pure sono pagate per portare i risultati dell’automazione ( vedi cartella clinica cui stanno lavorando dal 2004 senza che si metta fine a questa “basentana” della burocrazia, vedi riorganizzazione dei dipartimenti affidata ad uno studio di cui nessuno sa più niente. Questo perchè? Semplice! Non esiste a livello politico la consapevolezza che la funzionalità piena di un ente, la sua capacità di correre, la sua capacità di rispondere ai bisogni della gente rendono alla fine anche in termini di consenso elettorale più di quanto renda una clientela politica, imprenditoriale o burocratica, sempre pronta a chiedere qualcosa di nuovo e sempre meno capace o disposto a metterci qualcosa di proprio in termini di progettualità e di impegno. Facciamolo…, prima che Salvini ci dica che lui voleva aiutare il Sud, ma sono tutti così tanto fannulloni che è tempo perso. R.R.
L’EFFICIENZA DEGLI UFFICI E’ LA GRANDE ASSENTE DELLA POLITICA
0
Condividi