PUNTI DI VISTA…..STILI DI VITA DIVERSI…

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ANNA MARIA SCARNATO

Fa caldo, tanto e se si avverte il bisogno di mettere a riposo la mente e corpo, secondo i consigli di specialisti e meteorologi, forse uno sprazzo di lucidità è ancora lì ad alluminare e a farci soffermare sulle tante notizie che giungono dal mondo e riguardano quello giovanile. E’ ineludibile ciò, nonostante ci si vorrebbe quasi isolare dalla realtà per non essere colti da annunci di cronaca su quel giovane che ha compiuto violenza, sulla donna che ha subito e continua ad essere disprezzata dal rigurgito di un passato che sembrava sconfitto e che resuscita per offenderla, sul ragazzo ucciso dai poliziotti francesi per non essersi fermato al posto di blocco e che, per chi contesta, è vicenda di razzismo. Per non parlare, poi, di un giovane che si è gettato in acqua per non affiorare più, di una donna piombata con l’auto su una f miglia, sterminandola. Ma la realtà del mondo è lì insieme al caldo opprimente a darci conto delle azioni umane. E doppia è la costernazione che si prova, quella per le vittime e quella per il protagonista di turno dell’ increscioso fattaccio. E se le parole sembrano sprecarsi al posto del silenzio che guarda e soffre, si avverte un forte calore del sole che batte al vetro della finestra, quel sole fonte di vita e che sembra essere a noi sempre più prossimo e meno amico, pungente da farci “scottare”, a noi che non facciamo abbastanza per il pianeta e il cosmo tutto. Un fuoco che arde dentro l’anima e fuori il corpo. Cerchiamo di alleviare il peso della coscienza umana in cerca dei perché, di motivazioni per tanto male. Fa caldo da togliere il respiro ma si vuole pensare, pensare a tanta violenza dell’uomo e le ferite si aprono quando dal subconscio di un passato, di un vissuto, emergono a ricercare comportamenti familiari, stili educativi interpretati in modo giusto o fallimentari. Non sono quelli forse sotto accusa più di ogni altra istituzione, oggi? La responsabilità della famiglia, la presa di coscienza e un cambiamento di registro della stessa nell’esercizio educativo dei figli. Ciò che Curcio, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza per l’antimafia, ha sottolineato chiaramente nei giorni scorsi, volendo esprimere tutto l’impegno per contrastare le emergenze ma mai bastevole se la famiglia non collabora. Ed è inevitabile chiedersi come si sono cresciuti i figli, come tutt’ora vengono educati…….Ed è ciò che mette in crisi il punto di vista che ha accompagnato le famiglie, le madri che hanno cresciuto o che stanno educando i figli attualmente pensando di concedere tutto, di non negare alcuna richiesta, anzi concedere ciò che è mancato a se stessa, di garantirli in ogni dove, di credere sempre alle loro verità spesso bugiarde. Certamente uno stile di vita da rivedere, da rifondare su nuovi diritti e doveri, da centrare sull’essenziale, sul sacrificio, sulle regole da rispettare. Vengono in mente le parole di una madre ora costretta al letto da una patologia grave, salvo poche esposizioni all’esterno nelle ore meno calde di questa estate particolare. Il suo punto di vista, il suo stile educativo non può oggi fissarsi nelle parole che la malattia ha rese inesprimibili. E’ testimonianza di un pensiero che ha guidato, pur nell’ignoranza dei principi psicopedagogici e teorie di tendenza, i figli con un metodo autorevole, spesso autoritario. Ma chi la osserva dal proprio “balcone”, dalla posizione di uno stile di vita che riteneva essere migliore per i figli, rivede oltre quel corpo senza movimento volontario, una giovane donna che ha avuto il coraggio di dire no ai suoi. Il suono della voce risuonava nella strada del quartiere, udita dai dirimpettai quando i figli adolescenti chiedevano dei soldi e lei rispondeva con il resoconto di doveri da parte loro. Prima i compiti e poi l’uscita con i fratelli e i compagni di scuola; aiutare in casa e collaborare con i genitori a manutenere il giardino, a “prestare” manovalanza al padre impegnato a migliorare lo stato del fabbricato di proprietà.Passava il venditore ambulante a richiamare le donne presso il camioncino carico di verdura e frutta. La donna comprava il necessario per la numerosa famiglia, mentre i figli, guardando la frutta che non veniva portata a casa, si sentivano rispondere…”fa venire il mal di pancia”. Ed essi non piagnucolavano per convincerla e sembravano credere alla mamma. Passava il venditore di abbigliamento e quella madre spendeva senza prima aver fatto l’inventario di ciò che serviva necessariamente. Niente spreco ma risparmio. Di contro, oggigiorno, la pubblicità televisiva di alcune leccornie testimonia modelli familiari diversi, desideri dei figli, richieste anche insani da soddisfare. Alla domanda della mamma sulla preferenza della figlia, si sente rispondere…”tutti”. Ed è accontentata e può mostrare ai compagnetti la “bontà” di sua madre che ha comprato tutti i gusti da offrire per merenda, il valore di un sì senza problemi. Ai figli la paghetta settimanale, vacanze un obbligo, bici elettrica, motoretta in regalo per il compleanno o la promozione, la comprensione e la giustificazione per ogni errore, anzi la difesa-offesa e il ribaltamento delle colpe. Fa caldo, tanto ma l’afa non offusca la memoria di chi ricorda quella madre, ora malata, che non decideva omologandosi alle altre. Libera dall’emulazione e dal conformismo a tutti i costi, così si rivolgeva ai figli: “Saranno maturi tra poco i frutti degli alberi del nostro giardino che non procurano il mal di pancia”. Oppure.. “Adesso che ci saranno le vacanze scolastiche, andrete in campagna ad aiutare gli zii a raccogliere fragole e pesche e potrete mangiarle. Sono senza trattamenti al veleno”. Nessun risentimento è stato rilevato ed oggi i figli sono intorno a quella donna a curarla, a sostenerla con il sacrificio da lei testimoniato, con l’amore non ostentato ma vivo. E forse chi ha ottenuto tutto trascura i genitori, li maltratta o li relega in strutture per non prendersene cura. Il ricordo di quelle parole, il metodo che regolava la relazione tra genitori e figli di allora, si prestano al confronto con lo stile educativo di molte madri di oggi o del passato prossimo che ha generato i figli della new generation. Molti i ragazzi che hanno tutto, molti anche quelli che hanno poco. E se Benjamin Spook con il suo permissivismo non ha fatto bene alla corrente di pensiero che ha spogliato le istituzioni educative di autorevolezza e credito, c’è anche da dire che tra i due modi di educare, tante variabili hanno reso fluidi e poco prevedibili gli effetti sulla formazione dei ragazzi. Si può certamente affermare che i genitori che scelgono di dire no ai figli in certe pretese otterranno un risultato maggiormente positivo nel campo educativo, figli più maturi e ponderati nelle scelte. Differentemente i ragazzi cresceranno spavaldi e disposti a tutto se non riescono a soddisfare i loro desideri. E la violenza e la sopraffazione dell’altro non sarà una capacità di forza quanto una prova di debolezza e inferiorità. Ciò che deve essere condiviso di fronte a due estremismi contrapposti di modelli educativi è il pensiero che entrambi, diano essi successo formativo o fallimento, sono permeati di amore. Quello dei genitori e della madre in particolare che li ha generati è sempre presente e anche di fronte ad un fallimento, mentre ancora cerca di sapere dove ha sbagliato, cosa non ha ascoltato, abbraccia suo figlio e non lo abbandona nell’affrontare le conseguenze degli errori.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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