QUALE FUTURO ATTENDE LA LEGA PRO?

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rocco sabatella

Oggi è una giornata molto importante per il calcio italiano. E’, infatti, in programma il Consiglio Federale della FIGC con all’ordine del giorno tanti argomenti molto attesi e che riguardano le categorie inferiori. Anzi soprattutto le categorie inferiori, ossia la Lega Pro e i campionati dilettantistici. Per farsi un’idea precisa basterà ricordare almeno quattro punti dell’ordine del giorno. Si comincia dalla determinazione delle modalità di conclusione dei campionati, serie B, Lega Pro e Dilettanti che sono stati costretti a fermarsi per il Covid a marzo scorso, per passare poi alle competizioni ufficiali professionistiche e dei Dilettanti per la stagione in corso per arrivare poi ad occuparsi delle licenze nazionali e dei termini del tesseramento tra i professionisti, questi ultimi due punti riferiti alla stagione prossima. Il Consiglio Federale, com’è noto, è l’unico organismo deputato a poter prendere qualsiasi decisione che riguarda tutti  i campionati italiani e le norme che li regolano. Dalla serie A ai tornei dilettanti. La decisione è molto attesa soprattutto dopo il movimentismo sfrenato del Consiglio Direttivo e del presidente della Lega Pro Ghirelli. Lega Pro, unica, tra le componenti del calcio si è fatta notare per aver prima elaborato, in sede di Direttivo, delle proposte che poi sono state sottoposte all’approvazione dell’assemblea di tutte le società. Proposte, ovviamente, di natura esclusivamente consultiva da portare all’attenzione della FIGC. Proposte che, rispetto alla bozza originaria del Direttivo, sono cambiate in sede di assemblea. Giusto per ricordarle c’è da dire che solo su un punto si è registrata una maggioranza bulgara di società favorevoli allo stop del campionato. Stop, è bene precisare, riferito all’impossibilità di giocare le rimanenti 8 giornate più tutti i recuperi dei gironi A e B perché sarebbe stato impossibile per la serie C aderire economicamente ai rigidi protocolli sanitari da attuare per riprendere a giocare. Di fatto riconoscendo, altresì, la certificazione della promozione in B di Monza, Vicenza e Reggina, che erano prime al momento dell’interruzione.  Sul criterio per la quarta promozione, che nella bozza del Direttivo doveva essere il sorteggio, la Lega Pro si è spaccata in tre tronconi. Il primo delle società senza interessi di classifica che si sono astenute, il secondo di chi, a ruota del Bari, della Reggiana e di altre società dei tre gironi, in tutto 17, hanno votato per la disputa dei play off e un altro gruppo, capeggiato dal Carpi, che ha votato la proposta di assegnare la quarta promozione attraverso la media punti delle gare giocate. Criterio che vede proprio il Carpi al primo posto e quindi meritevole della serie B.  Le proposte uscite dall’assemblea delle società di C hanno scatenato una miriade di polemiche che di fatto hanno contribuito ad isolare e a mettere all’angolo il mondo Lega Pro, accusato di coltivare solo il proprio orticello. E le accuse più pesanti e taglienti per il presidente Ghirelli sono arrivate proprio dal presidente della Lega Dilettanti Sibilia e da quello della Lega B Balata. In pratica un perfetto autogol di Ghirelli che, al contrario, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa unilaterale, avrebbe fatto molto meglio a chiamare le altre due componenti del calcio per sedersi ad un tavolo e insieme elaborare una proposta per risolvere i problemi del mondo calcio acuiti dal Covid 19. Il presidente del Potenza Caiata ha capito subito la situazione e si è sfilato dal fronte Ghirelli schierandosi addirittura al fianco del Bari e delle altre società per chiedere i play off. Caiata che aveva perorato in Direttivo il sorteggio per la quarta promozione in B.  Nel vuoto di idee, il presidente rossoblù si è fatto addirittura promotore, di concerto con altri dirigenti, della necessità di una ineluttabile riforma dei campionati per attutire al massimo gli ingenti danni causati  dalla pandemia causata dal covid 19. Trovando terreno fertile su questo argomento visto che della riforma dei campionati si parla da diverso tempo e che nel programma del presidente della Federcalcio Gravina la riforma era un punto essenziale. In pratica la necessità è di ridurre le squadre professionistiche da 100 a 60. Cioè creare un calcio più sostenibile a livello economico per le società di serie C. La riforma Caiata prevede una serie A a 20 squadre e una serie B con 40 compagini. Di cui una ventina provenienti dai tre gironi di C, in particolare quelle tra il secondo e il sesto posto. A scendere poi una serie C dilettantistica o semiprofessionistica con le rimanenti 40 società più le promosse e le ripescate, in tutto 20, dalla serie D. Sulla necessità della riforma dei campionati pareri concordi e favorevoli di chi questa riforma la deve votare eventualmente nel Consiglio Federale. In particolare i presidenti della B Balata, della Lega dilettanti Sibilia e dell’Associazione calciatori che hanno affermato in coro che” bisogna mettere mano subito alla riforma dei campionati che non è più rinviabile”. Il vice presidente dell’Aic Calcagno si è spinto oltre dicendo che” è necessaria la riforma che non deve essere solo ridurre le squadre ma puntare alla redistribuzione delle risorse”. Anche il presidente Gravina e il Consiglio federale, in base ai poteri ottenuti dall’ultimo decreto del governo che ha stabilito 5 determinazioni importanti che avranno un impatto diretto con il mondo del calcio, hanno la possibilità di una svolta coraggiosa e forse storica per risollevare il mondo del calcio e che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire in questo momento e in questa critica situazione. I mezzi normativi ed economici previsti dal decreto Rilancio sono importanti: rinvio dei pagamenti contributivi a settembre, sospensione canoni locazione degli impianti sportivi, riconoscimento della cassa integrazione per i calciatori che hanno contratti fino a 50 mila euro lordi, istituzione del Fondo salva Sport con una quota percentuale delle scommesse sportive e dulcis in fundo una norma cruciale ossia abbreviazione dei gradi e dei tempi della giustizia sportiva (Collegio di Garanzia dello sport, Tar e Consiglio di Stato) per gli eventuali contenziosi generati dalle decisioni che sarà possibile adottare in deroga alle disposizioni vigenti dell’ordinamento federale sulla determinazione delle classifiche in caso di interruzione dei campionati di questa stagione e sulla determinazione degli organici per la stagione prossima. Quindi ampia libertà a Gravina e al Consiglio Federale. L’ostacolo principale per la serie B a due gironi da venti, propugnata dal presidente Caiata, riguarda l’aspetto economico derivante dai diritti televisivi che assicurano a ciascuna squadra di B un introito di oltre 5 milioni di euro a stagione. Bisognerebbe trovare altre entrate per conservare la stessa quota pro capite a 40 società. Per questo sul piatto, oltre alla cosiddetta riforma Caiata, ci sono altre proposte all’attenzione dell’odierno Consiglio Federale. E che sono meno rivoluzionarie rispetto alle idee di Caiata. Nel senso che prevederebbero serie A a 20, serie B a 20 e una serie C di elite con altre 20 squadre. Un gradino sotto una serie C/2  con sessanta squadre semiprofessionistiche per le quali  ci sarebbe un notevole abbattimento dei costi di gestione. Francamente non è facile prevedere quello che deciderà oggi, dalle 12 in poi, il Consiglio Federale. Qualcuno si è spinto a dire che non prenderà decisioni eclatanti. Se non stoppare tutti i tornei dilettanti dalla serie D in giù, bocciare il blocco delle retrocessioni proposto dalla Lega Pro, annunciare la decisa volontà di far riprendere la serie A, la B e far disputare i play off e i play out di serie C e salvaguardare i ripescaggi dalla serie D al torneo superiore. Una riflessione finale si può fare: indipendentemente dalle soluzioni che si vogliono adottare, la riforma Caiata piuttosto che altre soluzioni, la Figc non si può permettere il lusso di perdere quest’occasione storica per mettere mano alla ricostruzione del mondo calcio. Anche se dettata e causata da un evento che ha provocato danni inenarrabili, in termini di vite umane e disastri economici, per rimarginare i quali occorrerà molto tempo.

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Rocco Sabatella

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