I FUOCHI LUSTRALI NELLA STORIA DI POTENZA

0

 

LUCIO TUFANO

Accompagnavano la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, hanno una valenza purificatrice: aiutano il debole sole invernale e procurano luce e calore, cacciano le tenebre, il freddo, le malattie e con la loro funzione lustrale aiutano il tempo buono a ritornare. Con Mircea Eliade, la consumazione del legno attraverso il fuoco è un rito di rigenerazione della vegetazione quindi di rinnovamento dell’anno.

«… Nella vigilia, e sull’ora del vespero, si portavano in città, a suono di pifferi, di tamburi, o di bande, le iaccare (fiaccolate), cioè grandi falò, fatti di cannucce affascinate attorno a una trave sottile e lunghissima, per divozione di qualche bracciale possidente, di proprietario vanitoso, o per incarico dei procuratori della festa.

Molte coppie di contadini giovani e robusti la portano sulle spalle. Sopra vi sta uno, vestito a foggia di buffo o di pagliaccio, che, tenendosi diritto ad un reticolato, o disegno di cannucce, su cui è posta tra foglie e fiori la fiura, o immagine di S. Gerardo, grida, declama, gesticola e dice a sproposito, eccitando la gente a guardare e ridere, per accrescere l’allegrezza della festa.

E la gente si affolla per vedere, fa largo e ride tutta contenta. Di tanto in tanto i portatori si danno la voce per regolare le forze e i passi, si fermano per ripigliare un po’ di lena ed asciugarsi il sudore con una tracannata di vino, giacché vi è sempre chi li accompagna con il fiasco e li aiuta a bere, senza farli muovere di posto.

Così si giunge al luogo ove è il fosso per situare la iaccara, la scena muta per folla di curiosi, rozzo apparato di meccanica e timore di disgrazia. Si attaccano funi, si preparano scale e altri puntelli; ed al comando, chi si affatica di braccia e di schiena, chi adatta scale e grossi pali per leva e sostegno, chi da finestre o balconi tira o tien ferme le funi. E ad ogni comando si raddoppiano gli sforzi, si fa sosta e silenzio, secondo che, nell’alzarsi lentamente la iaccara, il lavoro procede con accordo di forze o presenta difficoltà e pericolo.

… Appena si vede alzata, prorompe un grido di gioia: tamburi e bande suonano a frastuono e la gente con viva compiacenza guarda di quanto la iaccara supera in altezza le case vicine. Le iaccare si alzavano nei luoghi più larghi … Queste grandi fiaccole erano i fari fiammeggianti della festa per farli vedere da lontano. Ardevano la notte … Anzi, nella vigilia a sera, appena cominciava a farsi oscuro, in ogni cuntana, o vico, in ogni larghetto, e lungo tutta la Pretoria si accendevano centinaia di fanoi (falò), cioè ammassi di sarmenti, cannucce, scroppi, e ginestre secche e verdi, in guisa che tutta la città pareva andasse in fumo e fiamme, costituendo ciò la caratteristica e tradizionale illuminazione di quella festa … Qui e là si stava ammuinare (affaccendati) a vestire i Turchi, che poi si radunavano innanzi la Chiesa di S. Gerardo (Duomo) per fare il giro, con la Nave e col Carro, intorno alla città» (da F. Cappiello e Basilicata nel Mondo).

L’anno consacrato alle opere e ai giorni contadini cominciava alla fine dell’inverno, con le avvisaglie del bel tempo e alla fine delle tribolazioni dell’inverno.

«Il fuoco porta la primavera. È il fuoco cosmico, il calore del sole a provocarla. Ma forse nella mentalità tradizionale l’umile fuoco degli uomini serviva, oltre che a celebrare il ritorno della buona stagione e magicamente provocarlo. L’angoscia dell’inverno comportava il ricorso alla magia: se i falò cacciavano l’inverno, dall’altro canto chiamavano la primavera». Oggi la tecnologia possiede la facoltà di produrre bagliori simili al fuoco e riverberi come le fiamme.

Condividi

Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

Lascia un Commento