DI ARMANDO TITA
Il momento clou vissuto dal Comune di Ruvo del Monte per il conferimento della cittadinanza onoraria al Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, ruvese di nascita e figlio di ruvesi doc, ci ha fatto comprendere che le piccole Comunità Marginali lucane sono ancora in grado di autogestirsi e di auto-organizzarsi. Qualche anno fa sulle pagine di “Controsenso” l’economista Nino d’Agostino tuonava contro gli amministratori locali e sui politici “bisognosi” dei “bisognosi”, alla Don Sturzo. Una classe dirigente, a suo dire, incapace di governare e di amministrare le nostre realtà comunali e regionali. Al contrario io cercherò di essere molto più buono nel mio racconto di “sociologo di strada” e di ex amministratore comunale e comunitario, ultradecennale. Cercherò di rispolverare qualche pagina ingiallita per evocare un’immagine di persone e di amministratori locali dediti al bene comune, animati da passione e da vero amore per il proprio territorio. Se in questa settimana lo spopolamento dei nostri paesini dell’osso ha dominato la scena richiamando la pagina 45 del PSNAI (Piano Strategico Nazionale Aree Interne), consentitemi, cari amici, da ex amministratore e da ex vicesindaco di un piccolo Comune della Alta Montagna vulturina di richiamare la vostra attenzione su alcuni meravigliosi momenti politici vissuti ben quarantacinque anni fa.
Momenti politici di democrazia diretta e partecipata, assemblee pubbliche tese a promuovere determinati valori sociali, pur, in presenza della tragedia del sisma del 23 novembre 1980. Erano quelle maree umane e quelle partecipate assemblee dell’epoca convissute e condivise con gli Amministratori del Comune di Bologna, gemellato, con Ruvo del Monte, da Zangheri agli Assessori Mazzetti e Matulli, dal Vicesindaco Gherardi all’Assessore Degli Esposti, fratello della nota attrice bolognese Piera, morta nel 2021. Assemblee e iniziative di grande spessore umano e politico organizzate nel cosiddetto “Campo Fango” messo su dal Comune di Bologna nel territorio a ridosso dei Comuni di Ruvo del Monte e di San Fele. In quelle assemblee sono nate tante proposte, dalle UMI (unità minime d’intervento)alle infrastrutture viarie, propedeutiche alle aree industriali di riferimento…dall’Ofantina/Vitalba ai Poli di sviluppo,(oggi del tutto desertificati)dalle stalle razionali zootecniche al Mega Acquedotto delle Nocelle, realizzato dalla Casmez, a seguito del nostro “Piano delle Acque”, dal rinnovo totale delle strade(con splendidi sampietrini)al totale rifacimento della rete idrica e fognante, tutte opere che esaminerò dettagliatamente nel prosieguo dell’articolo. Avevamo quel Comune disastrato, Ruvo del Monte, uno degli “otto” della Prima Fascia. Avevamo ereditato una situazione a dir poco terrificante e patogena. Eravamo a metà degli anni settanta, il bilancio comunale non superava i dodici milioni di lire. Avevamo una discarica nelle vicinanza della Casa Comunale. Un cartello di legno vietava di gettare immondizia (sic!!!). Il personale veniva pagato “una tantum”… solo al taglio della legna del “nostro” bosco. Dovevamo iniziare una vera bonifica sociale, non solo quella della discarica . Ricordo che leggemmo avidamente il Decreto Stammati. Riuscimmo a trovare grazie ai buoni servigi dei rappresentanti socialisti presenti nel Governo di centro-sinistra, un escamotage finanziario che ci poneva nelle condizioni di operare adeguatamente sul personale “malpagato”, completando con regolamenti organici ad hoc la rete dei servizi sociali locali, dal Consultorio pediatrico, ex ONMI, all’Asilo Nido. Non voglio fare il “renziano”, il berlusconiano o il meloniano, ed elencare tutti gli interventi strutturali che vanno dall’Acquedotto consortile con San Fele (altri tempi, altra solidarietà… ”donate” a costo zero al Comune di Ruvo del Monte le due sorgenti della “Montagna” Acquafredda e Giannitiello), per non parlare della bonifica globale della “discarica” cittadina (definita BURRONE) supportata da una magnifica infrastruttura viaria del costo irrisorio di quattrocento milioni di lire. Ad onor del vero, per onestà intellettuale, devo mettere in evidenza lo stupendo Anfiteatro comunale progettato dall’architetto Marilina Tita e realizzato dall’Amministrazione del Sindaco Giuseppe Fasano che con un ulteriore mini impianto sportivo ne hanno completato la bellezza e la funzionalità dell’intera area. Tutto ciò per smentire sistematicamente e rigorosamente Nino D’Agostino.

Seismograph with paper in action and earthquake – 3D Rendering
Abbiamo vissuto, pur, nella tragedia del sisma, una stupenda avventura politica che avrei voluto trasferire alle nuove generazioni, costrette a vivere tra autocrati, guerrafondai, tycoon, guitti e mediocri. Il gemellaggio con Bologna, l’Emilia Romagna e Ruvo di Puglia hanno dato luogo a seri protocolli d’intesa, a veri strumenti di governance, a veri strumenti di collaborazione efficaci.(Vedi Piano dell’Acqua e ricerche archeologiche) I Protocolli ratificati dal sottoscritto, delegato dal Sindaco Antonio Rita, nello storico Palazzo d’Accursio di Bologna, hanno consentito a noi giovani amministratori dell’epoca di poter affrontare con politici e ministri di grande serietà problematiche enormi. Chi potrà mai dimenticare le stalle razionali con mille capi ovini e trentasei capi bovini, il piccolo villaggio turistico con cinque baite, l’acquedotto Nocelle frutto del nostro ingegno e del braccio operativo dell’ERSA (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo)emiliano, e, soprattutto, della Casmez, nella persona del magnifico ingegnere Massaro (persona di grande professionalità, irreprensibile e molto competente, doti sconosciute alla Casmez dell’epoca) senza mai dimenticare le sconvolgenti opere viarie “Ofantina –Vitalba” concretizzate in uno scenario di infrastrutture inimmaginabili per quell’epoca e che vedevano la mia piccola Ruvo del Monte al centro di strategie politiche ed economiche, tra uno sventramento nel centro abitato a valle (non quello storico a monte) ai meravigliosi viadotti “vitalbesi” a ridosso dell’area industriale. Mi fermo qui per non essere tacciato di presunzione o di protagonismo “stucchevole”. Ma, lo dico, con orgoglio alle nuove generazioni, vivere quel momento politico è stato per me una vera “palestra di vita”. Vivere quel momento tra le immani tragedie del terremoto, il terrorismo e le stragi, (Bologna era stata scossa qualche mese prima, il 2 agosto 1980, dalla strage alla Stazione) godendo della presenza di personalità dal grande spessore umano e politico come Sandro Pertini e la Tina Anselmi (le uniche due icone politiche della mia vita) è stato per me “foriero” e propedeutico per altre esperienze umane irripetibili. Un vissuto politico che aveva poco da spartire con i “prenditori” del mordi e fuggi. Le aperture politiche a tutto il pianeta volontaristico, dall’Arci alla Caritas, hanno completato un quadro politico “idilliaco” vissuto con tanto entusiasmo e tanta passione.
Per la “cronaca” noi amministratori dell’epoca non siamo stati sfiorati neanche da una “comunicazione giudiziaria”(oggi, avviso di garanzia) e siamo stati insigniti della “Medaglia d’oro al Valor Civile” dal Presidente Ciampi. Le nostre condotte irreprensibili e il nostro entusiasmo hanno preso il sopravvento su sprechi e appalti truccati. E’ un piccolo esempio di “spopolamento contenuto” di un Comune dell’osso. Dimenticavo la cosa più importante. La ricostruzione del piccolo borgo è stata garantita al 70% grazie alle nostre UMI, da imprese locali. Il racconto termina qui ricordando, ancora, una volta, che le aperture politiche, i protocolli d’intesa, il supporto tecnico di Amministrazioni del Nord hanno consentito alla nostra piccola “macchina amministrativa” di poter reggere all’enorme emergenza sismica.