Quando Jascin venne a Potenza con il Tavria.
di Vittorio Basentini
Chi era Lev Jascin?

Jascin è stato il piu’ grande portiere del mondo, portiere della nazionale russa dal 1954 al 1967.
Come si diventa portieri?
E’ così che accade di solito. Un prato, una ventina di ragazzini, due porte inventate con quattro zaini come pali, un pallone.
I due più grandi che si sfidano a pari o dispari, le scelte, “io lui”, “io lui”, così a seguire, a sfoltire il gruppo, sino all’alternativa conclusiva: due ne rimangono fuori, i meno bravi, coloro che nessuno vorrebbe, l’ultima chiamata, non voluta, ma obbligatoria. “Tu in porta”, l’ordine perentorio, nessuna possibilità di replica, “e cerca di non subirne troppi oggi”, il consiglio, il diktat.
E’ così che si inizia. Non c’è scelta, molto spesso, una croce che capita, una croce che invece a volte qualcuno si sceglie, ma questa è un’altra storia: propensione al martirio.
L’alternativa è odiare questo ruolo, oppure farlo proprio, cercare di amarlo e se ci si riesce è gioia pura, impossibilità di farne a meno.
Giocare in porta è essenzialmente questo: ultima spiaggia pur di scendere in campo, volontà altrui subita.
Così per tanti, dalla serie A alla più infima delle categorie dilettantistiche, così per molti grandi e per altrettanti sconosciuti, così è stato per il più grande di tutti i tempi, per Lev Jashin.
Il migliore numero 1 della storia del calcio e la filosofia dello stare in porta, l’unico a conquistare il Pallone d’oro. Per i compagni di squadra era “un anatema contro la sconfitta”.
Alto 1,89, veloce e agile, dotato di un’apertura delle braccia superiore alla media e di dita lunghe e robuste, Jashin “era quanto più si avvicinava all’idea stessa del portiere, ricalcava in sé l’armonia e la possanza, sembrava nato per ricoprire quel ruolo
Jashin è stato per tutti il Ragno nero, soprannome azzeccato per la sua capacità di tessere tele insuperabili per gli attaccanti avversari.
Con la Dinamo Mosca Jashin rimase imbattuto per 207 volte in 326 partite, parò 86 rigori su 138, riuscì a vincere 5 campionati dell’Unione sovietica e 3 Coppe nazionali, un bottino straordinario se si considera che nella squadra del ministero dell’Interno giocavano solo una minima parte dei calciatori che componevano la rosa dell’Urss, divisi invece tra lo Spartak Mosca, la squadra del sindacato operaio, e la Cdsa (ora Cska) Mosca, quella del ministero della Difesa.
Numero 1 della Dinamo, numero 1 della Nazionale sovietica.
Difese la porta della rappresentativa dell’Urss dal 1954 al 1967 per 78 volte, settimo calciatore di ogni epoca per numero di presenze e con l’Armata rossa il Ragno nero vinse l’oro olimpico nel 1956 e il Campionato europeo del 1960, fu secondo a quello del 1964, quando l’Urss venne sconfitta nella finale di Madrid dalla Spagna franchista di Suárez, Iribar e Amancio, in una sfida nella quale il carattere sportivo e calcistico era sormontato e messo in secondo piano da quello politico.
Una memorabile impresa compì Lev Jascin nel 1963 quando conquistò il Pallore d’oro, il massimo riconoscimento calcistico individuale.
Mai nessun altro portiere infatti è riuscito a conquistarlo dal 1956, anno in cui il premio venne istituito a oggi.
I tifosi del Potenza, ovvero quelli di buona memoria, ricordano Lev Jascin quando nel dicembre 1974 – giovedi 12.12.1974-, in una giornata fredda prima delle feste natalizie,in qualità di dirigente, accompagnò la forte squadra ucraina del Tavria per una partita amichevole contro il Potenza di De Petrillo e Scarpa al Viviani, in virtù di una tournè in Italia perché il campionato russo di calcio era fermo.


Nella foto amarcord di quella amichevole, in un Viviani strapieno, si riconosce Jascin schierato fra i giocatori potentini ed affiancato da due giocatori rossoblu, a sinistra De Girolamo ed a destra Cammarano.
Per la cronaca il giorno dopo, ovvero il 13.12.1974, a Potenza nevicò complicando la grande attesa della partita della domenica contro il Portici.
La domenica precedente il Potenza aveva pareggiato a Pozzuoli contro la Puteolana con una gran rete su punizione al 90° di Nando Scarpa.
L’apporto di tifosi potentini spalatori di neve permise di giocare la partita contro la squadra del Portici, partita che il Potenza vinse per 2-0 con un gran gol in sforbiciata di Scarpa.
Si riporta il poster ufficiale dei Mondiali in Russia, realizzato dall’artista Igor Gurovich richiamando il gusto artistico sovietico, che ritrae Lev Jascin, protagonista di tre Mondiali (mentre nel 1970 fu solo riserva) con la maglia dell’Unione Sovietica, campione europeo ed olimpico, e a tutt’oggi unico portiere ad avere vinto il Pallone d’Oro, nel 1963.
Saluti a tutti. Vittorio Basentini