aniello ertico
Ai più l’economia appare materia misteriosa.
Complice il ricorso a terminologia che sembra coniata in esclusiva per rendere la disciplina tecnica anche quando di tecnico c’è davvero molto poco.
I processi di base, infatti, di una banalità assoluta, sono addirittura intuitivi e ricorrenti nella vita di ciascuno e di accademico c’è solo la loro evoluzione funzionale alla speculazione che l’economia è capace, collateralmente, di generare.
Breve premessa, necessaria e bastevole per ricordare che l’economia si genera a seguito di transazioni. Tutto qui. C’è chi produce, c’è chi vende, c’è chi acquista e nel medio termine i ruoli si invertono e si accavallano spostandosi da un mercato all’altro. Alla fine, la somma dei mercati che si generano e dai quali si sviluppa scambio di denaro, produce il risultato economico. Mia nipote di sei anni l’ha capito al primo tentativo.
Da settimane assistiamo al raccapricciante dibattito (spesso in lingue sconosciute, riconducibili alla lingua italiana solo per assonanza fonologia e non certo per grammatica e sintassi), circa le misure da adottare per traghettare niente meno che la Nazione fuori dalla crisi epocale che il Covid-19 ha prodotto. E dai proclami apparecchiati già sulla tavola pasquale apprendiamo che l’immissione di liquidità garantita è tale da costituire “una potenza di fuoco” senza precedenti. Proclami che, al netto dell’inopportunità si rivelano tecnicamente errati anche per mia nipote. Lei ha capito, infatti, che la liquidità è il frutto dell’economia o dei sussidi (tipo la banconota che la nonna le regala senza chiederle nulla in cambio). La potenza di fuoco annunciata è solo un ammontare nominale (e non liquido) di garanzia a favore delle banche che si sono rese immediatamente disponibili ad erogare le risorse.
Anche la funzione delle banche, necessaria certo e pure utile, è facile da capire anche se la gran parte degli italiani continua a percepirla in termini mistici (quando si ha bisogno di un prestito e ci si prostra alla maniera del pellegrino in adorazione) o in termini delinquenziali (quando si scopre che i propri risparmi si sono dissolti in strumenti finanziari più simili alla slot machine che non al mezzo d’investimento).
Voglio dire, che la leva del credito sia strategica, insieme alla politica dei tassi, nella determinazione dei cicli di crescita economica, è un fatto accertato. E il credito lo fanno solo le banche.
Ora, chiarito il contesto ed accertata la sua banalità, è sconcertante dover apprendere che gli esperti dei vari ministeri e delle svariate task force tentino di raccontare che la strategia in atto abbia un qualche virtuosismo pur basandosi essenzialmente sull’offerta di garanzie al sistema bancario.
È, invece, un suicidio annunciato ed ecco perché:
- Un tempo, non troppo lontano, venne ben chiarito come l’accesso al credito fosse meritevole di rigida disciplina non solo a tutela del mercato ma anche e soprattutto a tutela del richiedente.
“La valutazione del merito creditizio del richiedente non va riportata esclusivamente all’esigenza di aggravare irragionevolmente il rischio assunto da eventuali terzi garanti. La valutazione del merito creditizio va inquadrata anche nella necessità di comprendere se il contratto di credito proposto sia adatto alle esigenze e alla situazione finanziaria di chi richiede il prestito e, dunque, in un’ottica non soltanto prudenziale, ma anche di tutela di colui che ha formulato la richiesta di finanziamento.
Nella realtà attuale dell’ordinamento giuridico, l’informazione del cliente nella fase delle trattative che precedono la stipulazione di un contratto di finanziamento non può conseguentemente essere più considerata come una sorta di consiglio amichevole, ma costituisce ormai la prestazione di un vero e proprio servizio di consulenza professionale, e in ogni caso l’adempimento di uno specifico dovere di protezione nei confronti dell’altra parte contraente
Non vi è quindi dubbio che la violazione di tale obbligo determini il diritto del cliente di essere risarcito del danno cagionatogli.
Queste, in sintesi, le conclusioni a cui è giunto l’Arbitro Bancario Finanziario, così come emergono dalla lettura della decisione 4440/13, in cui veniva esaminato il ricorso presentato da un cliente a cui erano stati concessi tre finanziamenti che, evidentemente, il cliente non sarebbe mai stato in grado di rimborsare, inducendolo, peraltro, in una situazione di sovra indebitamento nonché compromettendo la sua capacità economica di sostentamento personale e familiare.”
Che le misure governative, dunque, si basino quasi esclusivamente sulla offerta di garanzie pubbliche al credito privato, di fatto, rappresenta una via obbligata per la sopravvivenza delle aziende e delle famiglie e, pertanto, si configura come un invito per nulla velato al sovra indebitamento. E si sa, già nel medio termine, il sovra indebitamento è la via più rapida per generare povertà diffusa e ciclo depressivo di lunga durata per l’economia.
Definire il parametro di affidabilità rispetto al fatturato regresso, ignorando che l’azienda, per esempio, non ha più commesse, significa sovvertire ogni regola di buon senso.
- I proclami hanno rimandato al testo del Decreto le modalità e le regole con cui garantire l’accesso al credito. A parte la soglia percentuale di erogabilità in funzione del fatturato (il fatturato di per sé nulla dice circa l’equilibrio finanziario di una azienda), si rimanda la gestione alle banche indicando una generica formulazione di imposizione all’applicazione di tassi contenuti. Anche da questo punto di vista, siamo al patetico: i tassi, per definizione, sono correlati naturalmente alla rischiosità dell’operazione. Nel caso di specie, per finanziamenti interamente garantiti ed in regime di tassi mai così bassi nella storia, l’indicazione appare superflua. Inoltre, è assolutamente evidente che su prestiti di durata settennale, non è certo il tasso a determinare, in nessun modo, la sostenibilità dell’impegno. Anche in questo caso, il portafoglio clienti e la capacità di generare cash flow è il solo parametro utile.
La metafora è presto composta: nella tempesta anziché ordinare alla ciurma di alleggerire il carico buttando a mare il superfluo, si imbarcano cannoni e si accendono micce.
Accadrà un’altra cosa, invece, immediatamente e conseguentemente. Se dai una banconota a mia nipote, non aspettarti che compri oro. Comprerà ciò che secondo le sue categorie è essenziale: ossia un’altra bambola per sostituire la precedente ormai logorata (…evito di dire usurata per non aprire scenari ulteriori).
Accadrà che le banche, che ricordiamo essere aziende private spesso quotate in borsa, utilizzando sapientemente l’opportunità, tenderanno a subordinare l’erogazione dei finanziamenti interamente garantiti al contestuale assorbimento di quelli eventualmente in essere. Ossia, per esempio, la “Rossi srls del Sig. Rossi Antonio, già titolare di un finanziamento con debito residuo di 10 mila euro garantito dal coniuge nulla tenente, si sentirà dire che potrà ricevere il finanziamento di 25 mila euro a condizione che contestualmente estingua la linea in essere. Il risultato sarà conseguente: il Sig. Rossi che sul finanziamento precedente aveva già pagato la gran parte di interessi (tutti i finanziamenti hanno ammortamento alla francese con quota interessi decrescente) si ritroverà un debito maggiore che in quota parte ha novato il precedente rendendolo doppiamente remunerativo per l’istituto di credito. La banca avrà incrementato i suoi impieghi facendoli diventare interamente garantiti dallo Stato e mettendo mani così anche agli accantonamenti in bilancio che magicamente si dimezzeranno in ragione della garanzia totale. E si sa, ciò che non accantoni va direttamente a finire negli utili e quindi nei dividendi azionari. Ci sarà la rottamazione dei crediti incagliati con la sostituzione di linee interamente garantite dal debito delle future generazioni. Dopo aver esautorato il plafond, le banche chiuderanno i rubinetti per altri 10 anni. E le aziende? Pure!
E questo è. Dopo tutto, è quello che lo Stato sta chiedendo.
Si torni a parlare di economia, dunque, iniziando dal principio fondante: le transazioni. Saranno le transazioni, infatti, ad essere l’elemento costitutivo della ripresa, lo stesso elemento che rischia di essere assente. Si proceda, tentando di individuare prima ed attuare subito dopo, politiche di medio termine in grado di sostenere la domanda di beni e servizi, capaci di generare scambio e di produrre reddito, non debiti. Si eviti di disperdere risorse in tentativi teatrali di rispondere alle più disparate istanze su settori già saturi ben prima dell’emergenza e ci si industri (ora che anche la disciplina sugli aiuti di stato è sospesa), adottando iniziative coraggiose in grado di compensare con la domanda pubblica, seppur solo parzialmente, la contrazione di domanda privata.
Andava fatto ieri. Poco male, lo si faccia oggi, prima che il disastro bussi alle porte e colga il proprietario nel sonno dei proclami.
Se alle undici del mattino ancora dormi e suona il citofono, non è colpa del citofono.