Internet ha reso il mondo più piccolo e, rendendolo tale, ha consentito alla gente di ritrovarsi, di riscoprire radici comuni, di ricordare, di riprendere discorsi interrotti. Come succedeva agli emigranti che arrivavano a New York o a buenos Aires, o in Belgio e che sentendo un dialetto appena comprensibile si sentiva incoraggiato a chiede di dove fosse. Questa poesia di Domenico Friolo ha misteriosamente varcato l’oceano ed è tornata con la forza di un’eco moltiplicata dai tanti “ mi piace”, da tanti commenti. Florida,Lousiana, California, e poi Argentina, Venezuela. E questo vento di ritorno dice che anche lì avvertono come sta cambiando in peggio la Basilicata dopo la violenza di una estrazione selvaggia, dove gli affari hanno avuto la meglio sul rispetto dei territori e della gente lucana. Speriamo solo che questa poesia del 2014, che riproponiamo, chiuda veramente con un passato ed apra una pagina nuova, di trasparenza, di osservanza delle regole, di autentica e fiera difesa dell’integrita di una terra. Questo hanno detto le tante Gabriella, Cristina, Walter, Marisa, Beatrix, Joseph, Anna, che leggono sanno e diffondono lì dove c’è l’altra metà della Lucania.
QUANDO SI SVEGLIERA` Cala la notte sulla terra del silenzio dove la purezza dolce e selvaggia lascia il passo a putride discariche: nocivi inquinamenti, in declivi radiosi. Uomini assenti con braccia inutili donne vinte senza più lacrime. Il giovane sogna, si affida alla sorte, parte con occhi cechi, Come il vecchio, maturo ingegnere, mai domo ne vinto, eppur perdente. Non è la sorte a decidere, nel silenzio lucano ma un perpetrato delitto. Se ne ode l’eco in sordina con inevitabili seduzioni. Non vale lingua ciarliera che grida sicura veritiera lo spasmo della terra, che si fa lieve, morente. L’ assassino ha guidato con astuzia gli scacchi, ha avuto buon gioco, Non ha trovato avversari. Nelle silenziose distese, giace assopito il lucano. Quando si sveglierà, sarà già morto.