QUELLA GESTIONE GIORNO PER GIORNO CHE DISTRUGGE LA DEMOCRAZIA

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Per una comunità cittadina o regionale vivere senza sapere da che parte si sta camminando e quale è la meta da raggiungere è vivere in un oggi inconsapevole che toglie interesse, energia e semina sfiducia e rassegnazione .  Uno dei mali di questa politica, che si ripercuote nella vita e nello spirito di una comunità, è esattamente questa condizione di impotenza nella quale siamo caduti da molto tempo , da quando esattamente  il governo della cosa pubblica ha ceduto il passo alla gestione della stessa, con la soppressione di tutto quello che rappresentava la fissazione di una rotta, la partecipazione ad un progetto, il coinvolgimento verso un’impresa. E’ uno stare a guardare quello che succede con occhi disincantati e con  un senso di rassegnazione per una situazione che non è appagante, non è stimolante e che in fondo ci priva persino della speranza in un domani. E questo declassamento di una politica da strumento  di partecipazione alle scelte a strumento di decisione elitaria e di parte  ,sta producendo due conseguenze: la scalata alle istituzioni come se fosse una scalata al controllo di una società da parte di operatori del mercato , e la definitiva emarginazione dei singoli possessori di certificato elettorale che è chiamato ogni cinque anni a votare per situazioni predeterminate altrove, senza che minimamente sia stato coinvolto  nelle scelte fatte. Un gioco di vertice che non si riesce a scalzare, e che, se dalle vecchie generazioni, abituate al dialogo,al confronto e alle lotte , viene visto come una aberrazione della democrazia, dalle giovani generazioni, che non hanno il bagaglio di un vissuto esperienziale di questo genere, viene accettato come normalità della politica, con tutto quello che ne consegue sul  piano della preparazione, della educazione alle istituzioni, della partecipazione e del protagonismo alla vita delle stesse. La legge sulle Autonomie locali ha introdotto non a caso le figure di un presidente dell’Assemblea comunale insieme a quella del Sindaco, che doveva essere un invito  a fare del consiglio comunale la casa della comunità, indipendente dall’esecutivo, capace di   provocare le discussioni sulle grandi questioni, di discutere, anche in autonomia, su indirizzi e strategia quinquennali, di allargare la discussione alla città attraverso  forme collaudate o inventate ad hoc di coinvolgimento e di partecipazione dei territori, delle rappresentanze, dei singoli cittadini. Così come era stato pensato per i presidenti dei Consigli regionali, stessa figura, stessa funzione. E invece entrambi, nella esperienza di questo territorio regionale, si sono ridotti ad organi di coordinamento interno, pieni di molta forma e nessuna sostanza, di un modo di governare con gli occhi bassi, di nessuna capacità di alimentare e difendere il diritto alla partecipazione. E a questo adeguamento si sono assuefatti i partiti ed i gruppi consiliari, sempre più avulsi dalle decisioni vere, finanche impossibilitati a dire alla gente che li segue che cosa si vuole fare, dove si vuole andare, che cosa si ha in testa di fare. E dunque come si fa a pretendere che un popolo esprima energia e vitalità, voglia di fare e desiderio di migliorare, se si è tagliati fuori da ogni discussione?. Ecco dunque la priorità delle priorità: è inutile inseguire singoli problemi .Bisogna fermarsi e pretendere che si rimettano a posto i paletti della democrazia, attraverso gli strumenti che Costituzione e Statuti regionali o comunali fissano, a cominciare dalla programmazione pluriennale delle attività che non è una stanca ripetizione di cifre annuali ma una vera e propria progettazione strategica, per finire alle grandi discussioni sui temi portanti della vita della comunità e del futuro delle giovani generazioni ( la desertificazione, il lavoro, l’Università, la sanità sul territorio, i centri storici, la transizione energetica, e via dicendo). E se i responsabili istituzionali delle Assemblee elettive non adempiono a questo loro dovere precipuo, dando ascolto e voce al popolo, al di là delle maggioranze che governano , li si sfiduci , li si porti al giudizio dell’opinione pubblica, pur di salvare  la democrazia di queste Istituzioni ferite a morte per acquiescenza o per sottovalutazione delle responsabilità connesse al ruolo. I giovani che si affacciano nelle istituzioni, ai candidati nuovi , uomini e donne che si presentano alle amministrative,  debbono sapere che l’esercizio della democrazia comincia da qui: dal rispetto vero delle Istituzioni e del loro dovere di rappresentare la comunità intera, non i partiti che ne hanno conquistato il diritto a governare. Rocco Rosa

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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