
PIPPO CANCELLIERI
Ovvero il sogno come infinita ombra del vero. (Cit.)
Il Coronavirus tra i tanti s’è portato pure Astronik e con lui la voglia di scrivere di Fisica.
Ricomincio nel tentativo di riprendere la normalità delle mie passioni, la Fisica appunto, la pesca con Nicola, la musica “progressive” che quando voglio sentirmi un essere umano, tengo in sottofondo da quaranta anni.
Intanto metto sotto “Cucumber Slumber” dei Weather Report rimixata dal Trio Bobo e Franco D’Andrea.
Eravamo arrivati sostanzialmente ad Heisenberg.
Quanto sarebbe bello se qualcuno di Voi che perdete tempo a seguirmi sul giornale di Rocco Rosa, ne avesse letto “Fisica e Filosofia”.
Non già per considerare pretestuosamente paro-a-paro il rapporto fra me che scrivo e chi coraggioso legge ma per apprezzarne assieme potenziando il godimento, uno scritto delicato su un legame che è imprescindibile dai tempi di Euclide, e che per godere del quale Archimede sulla spiaggia di Siracusa si prese da un centurione un fendente sul collo, Giordano Bruno arrostito dopo un anno di torture indicibili a Campo dei Fiori o Ipazia la terribile fine che fece.
Fisica e Filosofia appunto.
Userò questo pezzo dei miei pensieri come premessa per raccontarvi alla fine di cosa penso dell’Entropia che come qualche pietoso affezionato ricorderà, ne ho accennato qualche articolo fa.
La realtà, cosa è la realtà?
Lo splendido piatto di spaghetti, zucchine e parmigiano che la paziente Anna Rita m’ha preparato a pranzo?
L’aroma delle zucchine fritte, quello del parmigiano o la consistenza degli spaghetti sotto i denti?
Tutte queste cose naturalmente!
Cioè la misura che i miei sensori nasali, quelli delle papille gustative, la visione degli spaghetti arrotolati sulla forchetta offrono a me in qualità di percezione della realtà!
Ma anche il ricordo di un momento simile avvenuto oltre sessanta anni fa in Vico Addone, dove di fronte a me un mio padre giovanissimo, con lo stesso gesto a guardarlo bene oggi (!?) era me al netto del parmigiano che allora era pecorino. Oppure la certezza che a mio nipote quando io sarò solo ricordo, gli apparirà sembrando la stessa scena.
Annotate questo passaggio e che io chiamo “Informazione” e tornerà alla fine quando tirerò le conclusioni sull’argomento.
Heisenberg per primo tra i Fisici (Filosofi) del ‘900 pose un punto fermo nella Storia della conoscenza del Reale.
Affermò che l’osservazione modifica sostanzialmente l’osservato!
Tutto esiste, il cielo, la terra, Anna Rita, il piatto di spaghetti con le zucchine fino al momento in cui lo guardi!
Da quel momento smette di esistere per come era un istante prima per diventare, non la realtà assoluta e che vedi ma una realtà che si palesa per tale modificata dallo strumento che stai usando, la vista stessa.
Non è questione di elaborazione che ne fanno le papille gustative o i sensori del naso o l’immagine che si forma sulla retina ma una nuova e diversa realtà totalmente diversa da quella che era prima del momento che tu iniziassi ad interessartene!
Terribile vero?
Spiego come funziona il suo ragionamento.
Ragionamento che insisto, nulla ha a che vedere con percezione che ciascuno di noi ha della realtà ma che riguarda la modifica perfino irreversibile della realtà stessa per come ci si presenta all’atto della nostra osservazione!
Egli parte dall’infinitamente piccolo.
Da un fotone e da un elettrone.
Un fotone che per quanto piccolo è abbastanza simile ad un elettrone. Ebbene se si tentasse di osservare un elettrone questi dovrebbe essere colpito dal fotone emesso da una fonte di luce qualsiasi e questo, in un certo senso rimbalzando, arrivare al nostro occhio per descrivere interagendo con la retina, le caratteristiche dell’elettrone stesso.
E’ evidente che da quell’istante l’elettrone non sarebbe più se stesso e cioè ne risulterebbe deviato nel suo percorso e perfino ne sarebbe variata la sua massa per via dell’urto a seguito della variazione della sua velocità che è praticamente quella della luce.
Il tutto ai sensi della Relatività Generale di cui ho parlato nel precedente scritto.
In sostanza l’elettrone non solo non sarebbe più li ma diventerebbe addirittura altro!
Quindi la osservazione non solo non rappresenterebbe la realtà ma perfino … modifica la realtà stessa!
Terribile vero?
L’effetto della considerazione di Heisenberg è di fatto esplosiva e perfino per quanto riguarda la considerazione che noi tutti abbiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda o che anzi crediamo ci circondi.
Nulla da questo punto in avanti non è più reale semplicemente perché nulla è dove deve essere anzi dove noi crediamo che sia.
Scompare di colpo il presente ma scompare di colpo e soprattutto il futuro.
Solo il passato esiste che si aggiorna di continuo come quei disegnini fatti su ciascuno dei foglietti di un blocchetto che mentre lo sfogli velocemente fra le dita, ti fa vedere il cavallo che corre, anzi che ha già corso foglio per foglio, istante per istante senza avere la possibilità di poter fermare l’immagine (il presente) e senza poter neppure immaginare cosa succederà al cavallo fra qualche poco sempre in bilico fra una corsa eterna e una caduta rovinosa.
Heisenberg scrisse anche altro ma Fisica e Filosofia porta in se qualcosa di terribile cui si fa fatica ad ammettere, e cioè non esistendo il presente in quanto non osservabile, necessariamente non esiste il futuro!
Altro che la De Lorean di Ritorno al Futuro I°, II° e III° con la quale Doc e Marty scorrazzavano di qua e di là nel tempo!.
Ora ci starebbe la confutazione di uno qualunque che legge, che il nostro Heisenberg ha condotto il suo ragionamento sull’infinitamente piccolo e non sul normalmente grande.
Tranquilli, da qui in avanti starete anche peggio a scoprire che … , fino ad avere terrore quando come promesso vi continuerò a raccontare della “Conversazione di Copenaghen” del 1941, al termine della quale Bohr litigò di brutto con Heisenberg chiamandolo “un presuntuoso che afferma di aver toccato Dio”!
Ma torniamo per un po’ all’elettrone.
Nell’istante in cui questo si manifesta visibile a noi, cosa in verità avvenuta solo di recente grazie prima al ciclotrone di Frascati e poi al Rubbia dell’acceleratore del CERN di Ginevra, l’elettrone entra nel nostro sistema di relazioni che si chiama Spazio Euclideo a Tre Dimensioni. In realtà sono quattro che oltre larghezza, altezza e profondità, grazie a Galileo vi fu aggiunta la quarta, il tempo perché Euclide volutamente l’aveva omessa, diversamente la formulazione del concetto di Infinito come luogo in cui si incontrano due rette parallele avrebbe banalizzato l’intera costruzione di una realtà fissa ed immutabile dove avvengono gli eventi in eterno e dove al limite dell’eterno inizia un mondo dove esiste solo Dio! Dio che fa collidere le due rette parallele.
A margine preciso che essersi sporto oltre quel limite, costò al povero Giordano Bruno la vita!
Quindi l’elettrone nel momento della sua osservazione, per un istante entra nel nostro spazio euclideo e ci appare, per poi subito dopo scomparire per sempre e mica solo per andare altrove ma per essere altro e altrove!
E’ evidente quindi che per quanto possa essere grande lo Spazio Euclideo e per quanto grande ad esempio possano essere i numeri Reali (infiniti secondo una nostra troppo affrettata definizione), sono sempre qualcosa che ci circonda e con cui interagiamo perfino con semplificazioni come le equazioni differenziali ma che sono infinitamente più piccole di quanto è, e succede al di là dello Spazio Euclideo!
La dimostrazione?
Il Teorema di Bolzano-Weierstrass di cui ho parlato tempo fa e che vi invito a leggere su Wikipedia almeno la sua terza esposizione.
Io vi inciampai quasi in contemporanea con la scoperta del ragionamento di Heisenberg in Analisi I° Corso ’70-’71 Ingegneria a Bologna, quando appena dopo l’enunciato “Dato un insieme infinito e limitato di punti appartenente allo spazio infinito dei numeri reali, si può dimostrare che esso ammette almeno un punto di accumulazione” ebbi la folgorazione!
L’infinito limitato è il nostro reale limitato quindi e viceversa ma non è l’Infinito vero e serio perché questo è oltre il nostro osservabile (limitato) che non riesce ad andare oltre il famigerato punto di accumulazione che è di qua dell’Infinito vero che è oltre di noi in una altra dimensione anzi in una delle altre infinite altre dimensioni in cui siamo immersi senza avere la possibilità di scorgerle!
Almeno fino a quel terribile giorno a Copenaghen!
Nel prossimo articolo dovrei almeno accennare di quanto nell’aula Picherle al piano quarto a Matematica alla fine di Via Zamboni, il Prof.Calogero Tinaglia, quello della proposta del MIT, mi fece scoprire sulle Omologie che reggevano le relazioni fra Spazi Topologici ad “n” Dimensioni.
Se non mi denuncerete prima al Tribunale della Inquisizione che tra l’altro non mi risulta sia stato mai abolito.