IL QUESTIONARIO DI DON CRISTOFORO

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teresa-lettieriTERESA LETTIERI

 

 

Se esempi concreti di democrazia partecipata stentano a realizzarsi nel nostro Paese, nonostante si millanti di best practices ormai in ogni dove, l’istituzione ecclesiastica ha pensato di intervenire associando alla catechesi trasmessa per via orale un nuovo strumento di interazione con le bibliche pecorelle, comprese quelle non smarrite.E lo fa con un questionario mirato al fine di conoscere i peccati più frequenti e quelli ridondanti così da non disperdere tempo ed energie (e questua). Quale migliore momento se non quello della Quaresima per cominciare l’attivita’ sul territorio? E’ il periodo che anticipa il “passaggio”, poterlo fare con  tutti i crismi della tradizione cattolica e’ cosa buona e giusta e anche la pratica religiosa, al pari di tutti gli ambiti nei quali l’ uomo si misura, ha deciso di adottare politiche bottom-up. Don Cristoforo in agro di Tubbiana, nel Pistoiese, ha inviato alle famiglie un questionario sul peccato chiedendo conto di aborto, rapporti prematrimoniali, adulterio, insomma di quei temi di attualità che spesso vengono affrontati negli incontri delle comunità parrocchiali post-messa delle ore 19. Non meno importanti, ma non in pole, i quesiti sul voto ai partiti e al referendum per il divorzio dietro un titolo veramente ambizioso, “Esame di coscienza prima della confessione di Pasqua”.Obiettivamente, invece di imporre la sacra benedizione in funzione dei peccati selezionati abilmente dal reo, speranzoso di una piccola punizione, perché sprecare piu’ Padre Nostro che atti di dolore in tempi di austerity spirituale combinando pene più adeguate? Se c e’ più bisogno di Gloria che di Ave perche’ non apprenderlo da chi pecca? ” La Chiesa accoglie tutti” dice il Don ma… E c e’ sempre un “ma” nei posti in cui senza se e senza ma ogni anima dovrebbe accedere senza porsi troppe domande sul peccato,avendolo ormai consumato, tantomeno sulla pena che, o mirata o meno, si  risolve in un atto simbolico come quello della preghiera che lava ben poco se si riduce alla ripetizione di quanto appreso al catechismo e non all’esame di coscienza che e’ un atto meramente personale, avulso dalle ricorrenze prestabilite. E invece il parroco si chiede, dovendo perdonare, cosa deve perdonare. Anche le priorità della Chiesa sembrano mutate se il bisogno dei parroci si è spostato sulle modalità  del peccato e sulla frequenza invece che sulla cura dello spirito in senso più generale. Sembra che il problema non sia quello di affrontare una catechesi che si rivolga ai parrocchiani per la propria crescita spirituale ma comprendere bene il tema sul quale le debolezze della natura umana continuano a manifestarsi nonostante i sermoni della domenica. Quindi meglio, per una redenzione più certa esplorare con un questionario (altrimenti, come?) i meandri di ogni anima per essere più performanti nella somministrazione del perdono. Sarà che anche ai sacerdoti venga sollecitato un obiettivo mensile come si fa nelle migliori imprese commerciali?  Mi viene da sorridere pensando al corrispondente vademecum delle pene imposte in funzione delle percentuali ottenute a fine indagine e la perizia nel costruirle per gravita’.Non credo sia semplice associare un castigo commisurato ad un aborto che immagino apocalittico e uno adeguato ai trastulli della carne “non domestic” (autodidatti compresi), con lo stesso metro di misura. Essi’,perche’ qui si tratta di decidere una quantita’ di orazioni da assegnare ad ogni pecorella…chissa’ a quelle zoppe cosa tocchera’!

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Teresa Lettieri

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