I ragazzi del campo sportivo: Giovanni Benedetto

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Alla fine degli anni cinquanta il piano della costruzione delle case popolari era in via di completamento anche in via Leonardo Da Vinci, via Ariosto, Via Torricelli e la stessa via Marconi.

Erano abitate da famiglie giovani e tutte numerose, si superava facilmente i cinque figli a famiglia, mancava la parrocchia, un importante punto di aggregazione, o meglio c’era ma era priva di strutture per i ragazzi e si trovava in una posizione decentrata, la strada era il luogo naturale in cui i ragazzini si incontravano dopo le ore della scuola per inventarsi giochi di gruppo ma sopratutto calcio, solo quando scendeva il buio inoltrato e col freddo alle porte, si trascorreva il tempo a giocare a calcio balilla nell’unico Bar della zona, il ” Locatelli”, di proprietà di Achille Locatelli aiutato dalla figlia Maria Rosaria.

Ogni angolo tra i palazzi era adatto per giocare con palloni di fortuna ma lo spazio davanti al Viviani era il più frequentato per le sfide più importanti.

Successivamente man mano che la popolazione calcistica aumentava si individuò un altro spazio, questa volta all’aperto, ed era un pezzo di terreno su cui dopo molti anni avrebbero costruito il tribunale, aveva solo un problema, c’era qualche fosso di troppo ed era in pendenza, ma la voglia di giocare era tanta che non costituiva un ostacolo importante.

A venire incontro a questi ragazzi che per divertirsi si organizzavano come meglio potevano e con mezzi di fortuna, fu l’Invicta che miracolosamente grazie alla disponibilità di Peppino Sabia, formò una società strutturata e organizzata con tanto di campo sportivo: ” La Fgic”

Formazione dell’Invicta inizi anni 60′

Grazie alla nascente società dell’Invicta i ragazzi del campo sportivo hanno piano piano abbandonato i campetti di fortuna e sono entrati a far parte di una società cui dava loro una divisa, le scarpette chiodate, l’istruttore, Lasaponara, e un vero campo sportivo per giocare.

Cosi anche Giovanni Benedetto, mio omonimo nonché cugino, insieme a tanti altri amici del quartiere: I fratelli Gino, Pinuccio e Rocco Polino, Patanella, Dino Gioioso e tanti altri, entrarono nella grande famiglia dell’Invicta con a capo Peppino Sabia: il papà di tutti.

Giovanni aveva scelto il ruolo di portiere, ma ebbe poca visibilità perché oscurato dalla presenza di Di Camillo: il portiere titolare.

Giovanni Benedetto ha trascorso molti anni nell’Invicta dai tornei allievi, juniores fino alla prima categoria e nonostante l’ingombrante presenza di Di Camillo e la sua bassa statura, ha giocato molte partite sia nei campionati regionali che nei quadrangolari interregionali.

Ricorda molto bene il suo esordio a sedici anni in un incontro a Matera tra gli allievi delle due città, i suoi compagni di difesa più esperti, per proteggerlo che gli arrivassero meno palloni possibili, segnarono con le scarpette il limite che gli avversari non dovevano oltrepassare pena atterramenti con qualsiasi mezzo.

Di episodi da raccontare ce ne sono tanti forse due meritano di essere citati e riguarda il quadrangolare interregionale di Acireale e una trasferta a Trecchina.

Ad Acireale in occasione della semifinale contro la squadra navale di Palermo si impose l’Invicta ai rigori con Giovanni Benedetto sugli scudi che paro’ tre rigori e Tanino Montenegro che ne sbaglio’ uno.

La finale, l’Invicta la giocò contro la Lazio di Wilson e perse per 4 a 1 con Pinuccio Polino che si ritirò anzitempo negli spogliatoi per squalifica.

Giovanni Benedetto portiere dell’Invicta

Il secondo episodio ebbe un brutto epilogo non causato dal rettangolo di gioco ma per una intemperanza di Giovanni.

Era il giorno di Sant’Anna, 28 luglio, e l’Invicta quella mattinna si trovava a Maratea, per una partita che doveva giocare a Trecchina, era l’ora di pranzo e misero al fresco un cestino pieno di frutta in riva al fiume di acquafredda, dopo la colazione Peppino Sabia disse a Giovanni di andare a prendere la frutta, ci andò, quando arrivò in riva, non riusci a resistere al caldo e si tuffo’ in acqua.

Dopo alcune bracciate si allontanò dal fondo e trovò subito difficoltà a mantenersi a galla, con l’acqua alla gola, ebbe la forza soltanto di segnalare la sua difficoltà alzando il braccio, e col corpo tutto immerso nell’acqua al punto che attirò l’attenzione di Gino Polino e Tonino Margiotta, i quali spinti da un atto di coraggio non ci pensarono due volte a tuffarsi e salvare il malcapitato che peraltro non avevano nemmeno riconosciuto che fosse il loro amico.

Trasportato in ospedale i sanitari gli prestarono tutte le cure del caso per rimetterlo in sesto dopo due giorni di degenza.

Da evidenziare che Giovanni proprio perché stava all’ombra di Di Camillo non ebbe una carriera in vista ma al contempo forse era uno dei pochi, se non l’unico, che a sedici anni già percepiva uno stipendio fisso e a tempo indeterminato, fu infatti assunto a sedici anni, presso l’esattoria comunale, all’epoca privata, dei fratelli Adamo provenienti da Napoli.

Forse anche per questo motivo dedicò poco tempo all’Invicta e molto di meno alla strada.

Ma il suo interesse per il calcio non finisce appendendo la maglietta numero uno all’attaccapanni continua indossando la giacchetta nera di arbitro, che per molti anni ha sfoggiato quasi in tutti i campi della regione per arbitrare i tornei dilettantistici fino agli inizi degli anni 90′, successivamente lascia il terreno di gioco per accomodarsi in tribuna per svolgere il ruolo di commissario di campo, incarico che ha coperto fino al 2017.

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way
dell’ esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata.
Per vent’anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi.
Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata.
Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho
lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi
e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90,
attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Ho scritto articoli diffusi dai quotidiani la nuova e il quotidiano, inerenti la storia della
ricezione dei segnali televisivi in Basilicata dal 1954 ad oggi e la storia
della sede Rai di Basilicata nata nel 1959.
Collaboro col periodico di attualità e cultura, ” il messo” con sede redazionale ad Albano di Lucania e diretto da Gianni Molinari
Scrivo sul periodico ” Armonia” edito dall’associazione Rai Senior, un bimestrale nazionale destinato a tutti i dipendenti della Rai.


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