Abbiamo troppi anni sulle spalle per credere alla Befana e sappiamo che la visita di Renzi non inciderà più di tanto nella dialettica che si è aperta sul futuro di questa regione. Che , dopo essersi ubriacata di petrolio , fino al punto da far montare la testa ai suoi amministratori è tornata finalmente a chiedere più Stato. Si, perché , eravamo così ubriachi da non vedere che mentre da un lato si favoleggiava sul modo in cui spendere tutti quei soldi, dall’altro lo Stato si riprendeva i suoi ,di soldi, ritirando uffici, togliendo trasferimenti ordinari, eliminando tributi (ici) e riducendo le tutele di welfare. Oggi , dopo la sbronza, ci vediamo finalmente per quelli che siamo: Istituzioni locali non in grado di chiudere i bilanci perché costrette a rincorrere emergenze, a chiudere falle, a tappare chiusini dai quali uscivano odori maleodoranti fatti di sprechi e disservizi. In più abbiamo visto che quelli che ci hanno fatto girare la testa con le royalties, volevano esattamente che la testa rimanesse girata, incapace di vedere che cosa si perpetrava ai danni dei lucani e di quale natura fossero le trivellazioni. Questa è storia ormai e sarebbe onorevole chiuderla con un autocritica rigorosa da parte di un’intera classe politica , e soprattutto con un riconoscimento a chi questa cose le aveva dette in tempi di ubriacatura ed è stata presa e trattata come una funesta Cassandra. Però da oggi ci sono oggettivamente nuovi pericoli , il primo dei quali è che lo stupro di territori possa essere riconosciuto per legge, una specie di jus primae noctis di medioevale retaggio. Il Sovrano viene prima e i villani vengono dopo. Si , il togliere le Regioni di mezzo dai processi decisionali autorizzativi, non può significare mani libere al Governo, in un settore di importanza strategica per il Paese, ma deve coniugarsi con un metodo democratico e partecipativo di dialogo con le Comunità, nel senso di un prioritario riconoscimento dei sacrifici che un territorio è chiamato a fare, della limitazione al massimo dei danni che questi sacrifici comportano, della massima garanzia sulla salute, e del come lo Stato ristora il contributo di una regione che porta ricchezza al Paese. Se pensiamo a quello che ci è stato tolto in termini di presenza dello Stato, con un trasferimento draconiano di uffici ( sempre a Bari o Napoli, mai l’inverso) , soppressione di Tribunali, isolamento ferroviario, siamo fortemente in credito con il potere centrale e pretendiamo di sapere che cosa vuol fare questo Governo. Per noi la strada è semplice: un criterio di riparto dei trasferimenti che tenga conto di una regione che è più speciale delle Regioni speciali, e un patto decennale con la Basilicata che , al di là delle leggi, assicuri correttezza nei rapporti, coinvolgimento nelle scelte, garanzia nella vigilanza e presenza straordinaria dell’apparato pubblico connesso ai processi decisionali e di controllo. Per cominciare!
DUE O TRE COSE DA DIRE A RENZI
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