RICORDI DI VIAGGIO

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 Urlo lucano a Marienplatz

(l’impatto con la società opulenta)

LUCIO TUFANO

C’è un’aria siderurgica che spira da Essen e dalla valle della Ruhr. Avevamo percorso con il treno il confine del Brennero, per le prealpi, passando per laghi, monasteri e per castelli reali della Baviera, fino a Berchtesgaden … Le strade romantiche, le città medievali, la Foresta Nera e la regione intorno al lago di Costanza, la valle del Reno e le crociere sui battelli cabinati. Il Danubio della città di Ulm, passando da Ratisbona e fino a Passau, la regione della Franconia, la strada del vino del Baden, le valli della Mosella e del Meno, la strada delle fiabe da Hanan a Brema, lungo il fiume Weser, ed i castelli sull’acqua in Westfalia …

Monaco, capitale della Baviera ospita la più grande e ricca fiera dei prodotti artigianali. Suggestiva città per le sue birrerie, le sue piazze e strade, i suoi palazzi, la sua storia. Fra le sue industrie, tipica è proprio quella della birra, che viene prodotta in alcune fra le più antiche e rinomate fabbriche: Löwenbräun, Hofbräu, Paulanerbräu, Salvatorbräu, … Ed è proprio nei fiumi della birra che nacquero le prime esaltate riunioni del nazismo, e tutto, i suoi mercati cittadini, il profumo delle salsicce arrosto lungo gli angoli delle vie, il suo affollatissimo centro storico, sono vivacissimi emblemi della opulenza.

È ancora in onore della birra che ogni anno, sin dal lontano 1810, vi si celebra la festa più famosa della Germania, la grandiosa Oktoberfest.

La metropoli tedesca più affascinante e dal cuore più generoso è sempre in grande e rapida espansione; più di un milione di pendolari affollano ogni giorno le vie e gli uffici. I campanili del Duomo di Nostra Signora si specchiano nelle vetrate dei grattacieli. Nella Marien Platz piena di aiuole e di fiori, la gente si muove indaffarata e le signore bionde, dai tacchi delle scarpine che delicatamente picchiettano il selciato, sono intente allo shopping in direzione del centro commerciale e dei Metro Grossmarkt.

In quel paese di balocchi, che è la Fiera Mondiale dell’artigianato, guardie bismarkiane, all’erta con pastrano verde e bottoni d’oro, sembrano assorti nel sorprendere il solito “pinocchio” tra le centinaie e centinaie di avventori, dove agli stands sono preposte commesse gentili ed eleganti, oltre alle majorettes che marciano lungo i padiglioni, suonando marce militari. Alle musiche diffuse nell’ambito di ciascun padiglione e di televisori giganti, telefoni e computers, merce di ogni tipo, dai centri ai ricami di Fiandra, alle stoffe pregiate, arazzi e tappeti, cascate di oro lavorato, cristalli di Boemia e di Rocca, porcellane di Sassonia, di Francia e del Belgio …, argenterie, posaterie e ceramiche di stile fanno bella mostra, in un anfiteatro scenario di stordimento.

I nostri espositori invece, artigiani di Rivello, Lagonegro, Montemilone e dei paesi più squallidi e poveri, annoveravano anche qualche mangiatore di “carchiole”, la focaccia di mais fritta o alla brace; abitante di una comunità vicina al capoluogo, esponente di una economia dura da frumento strappato alla terra pietrosa ed alla  montagna, al bosco originario proveniente dall’abituro e dalla più primitiva frugalità …

Gli uomini che ne fanno parte, spesso biondi e più di rado rossicci, alti e poderosi, pare che siano di origine normanna o che discendano dai seguaci dell’imperatore Federico II, gente rude, provata dalla fatica e dall’asprezza ed aridità del luogo.

Ma la Baviera, che in fondo ha delle strane analogie con la Basilicata, regione con le montagne di neve, l’appennino e le foreste, e dove fino a poco tempo fa la campagna imponeva lo striminzito tenore di vita, i propri gusti ordinari e poveri, gli alimenti semplici e piuttosto miseri, modesti modi di andare coperti, i “zampitt” come calzature, le strisce di stoffa avvolte alle gambe, il “purcione” – giubba di pelliccia di pecora – …, ebbe modo di presentare le sue batterie di cruscotti, per ottenere birra dovunque, caffè, profilattici, baldacchini dei letti d’albergo decorati con astrologie rinascimentali, dove si accendono lastre per abbronzarsi guardando la televisione, mentre le scarpe si lucidano appoggiando ciascun piede in un poggiapiedi che manovra le spazzole; dove per ottenere un gin-and-tonic si azionano chiavette che depositano il gin, consegnano il tonic, ed addebitano l’importo al computer della cassa, dove “regine della notte”, travestite da cameriere, sono a disposizione dei clienti che soffrono la solitudine … che si chiamano Erika, Wilma, Helga e che ti vengono incontro negli alberghi, situati proprio al centro della città e che hanno gli ingressi proprio nella Marienplatz.

In uno di questi furono ospitati gli artigiani lucani, e già al mattino, dopo aver dormito con il piumone che fa anche da lenzuolo, si accingevano a far colazione nella sala dell’albergo attrezzata di tavoli agghindati di stoviglie, di posate, di brocche piene di latte, di succhi e di sciroppi, di confetture, di panini e crostoni, di dolci, di salame, di formaggi, di uova alla cocca, fritte ed a zabaione, di burrini e cioccolatini, di bibite al miele, di caffè e di tè. Facevano il loro primo pasto nel clima e nella sostanza di un ambiente prodigo di voluttà, di sapori e di piacevoli alimenti. A mezzogiorno, dopo essere stati in fiera, in quell’immenso crogiuolo di luci, di specchi, di riflessi, di oggetti cesellati, di vasi, di gente, di padiglioni e di banchi predisposti per le offerte di cibi e bevande, gli artigiani storditi dal frastuono dell’abbondanza e dell’eccelso, sprovveduti e pellegrini procedevano alla spicciolata ed in frotte entrando nelle birrerie tipiche per pranzare.

Venivano serviti da osti panciuti e da camerieri in uniforme, garbati e signorili, lesso e carni arrosto, pezzi di manzo in umido, rosbeef e kartoffen, carote e krauti con cipolle e poi würstell e birra, bionda e nera, e ancora birra, e poi qualcuno per digerire chiedeva la knaip (acquavite). E ancora, a sera, nelle fumose birrerie, piatti di carne, verdura e legumi, pane di segale e cucchiai di mostarda, di senape spalmati su ogni boccone già predisposto sul piatto, fumanti caffettiere.

Era l’impatto tra i miseri ambasciatori del sottosviluppo e la società opulenta, l’incontro con il mito della dissolutezza e la maledizione del burro, quella del miele, delle eccedenze comunitarie che incombevano allora sulla nostra Europa, la leggiadra fanciulla che Giove, tramutatosi in Toro, amò follemente, il dilemma “burro o cannoni” che Bismark risolse con i cannoni.

A lui, povero ariano da vecchie e diseredate generazioni, rientrato finalmente nel suo mitico ambiente, ad assaporare la necessaria linfa, le qualità organolettiche della birra e degli spiriti di ciliegie e di miele, delle grappe di vinaccia del Reno, la visione ossessiva delle donne nude nei boulevards e nei caffè, l’impatto risultò traumatico e scioccante. Tutto, le donne, le salse brucianti, il grande piede di porco con contorno di crauti aciduli, il boccale della birra, mai pieno mai vuoto, le visite pomeridiane nel variopinto e labirintico, teporoso, vario e curioso sex center, dove analizzava accuratamente e con morbosa curiosità gli astucci di lubrificante per il pene, i falli turgidi di lattice in varie misure, gli anelli di delicato caucciù a porri e a corona, in varie forme, la saletta di spettacoli a luci rosse, di scene avidamente avvistate, trangugiate con impulsi forti di saliva che a volte fermavano la funzione fra trachea ed epiglottide, le scene di panico erotico, violento, ma anche lento e programmato, dei neri con le bianche, dei bianchi con le nere, di focosi stalloni con splendide cavalle, del cane e dell’orso che si accoppiano, tutto contribuiva a fargli girare vorticosamente le ventole del cervello, a dargli le vertigini, a fargli salire la pressione da ruota di tir, a fargli fischiare le orecchie, mentre il sangue gli pulsava nelle gonfie arterie.

Fu così che un urlo disumano, conclusivo, un urlo assurdo, tragico di rivolta e di disperazione, sintesi drammatica di stagioni perdute, di occasioni mai avute, di freddi, angosciosi silenzi, del buio, delle notti consumate, di giovinezza sperperata, di culture e mentalità ignote o ignorate, il raffronto improvviso e violento del più bieco provincialismo con quella accogliente e suggestiva realtà offerta dalla società opulenta, fu lanciato nel cuore della notte.

L’orgia di vetrine, di salmoni affumicati, di acciughe del Baltico, di stoviglie, di posate e bicchieri, di tovaglioli a ventaglio e tavole bianche con fiori, di vasellame, di candele accese sui desinari, sui sorrisi, i colorati barattoli di salse, di succhi a cannule e boccette, di chiome bionde, alte gambe e cosce levigate e calde, di corpi flessuosi delle stupende signorine nord, al contrasto con una miserabile odissea, di soliloqui, di gassose, il graduale, inesorabile sperpero suicida, la attesa innamorata e pur peccaminosa, che caratterizzò stazioni ed emozioni e segnò il destino delle innumerevoli afflitte generazioni del grano e del sole.

Arrivarono con l’autoambulanza presso l’hotel di Marienplatz, ma la sua camera era serrata dal di dentro: non voleva più uscire. Solo dall’elicottero, calato sul terrazzo dell’albergo, poterono entrare dalla finestra per prenderlo e portarlo in ospedale, impazzito di bava alla bocca e di occhi stralunati.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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