SI CHIAMAVA VIALE TRIESTE

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VIALE TRIESTE ( viale Dante)
by DOMENICO FRIOLO
SI CHIAMAVA VIALE TRIESTE
Bagliori e nebbia nel Viale,
bagliori, privi di nitidezza,
vengono giù dal susseguirsi
da lampioni malinconici
tra rami di spogli alberi
che intrecciarono storie
di serate d’amore del viale.
Si chiamava, Viale Trieste,
un nome a ricordare travagli
di quella città, allora contesa.
Da un lato, verso la valle,
sepolti nella nebbia, conifere
abeti, in un folto boscoso,
fonte di ossigeno di cui
si inebria, cervello e spirito.
Dalla parte opposta un muro,
pietre lavorate, a disegnare
concavi archetti, culle di sogni:
piccoli porti, approdi del nulla.
… E palazzi, come enormi sequoie
sfidarsi in altezza, sotto una luna,
che pare un abbozzo di se stessa,
postasi al centro di un cerchio,
che la nebbia pone in un risalto.
Poi, mi fermo; una panchina
umida mi accoglie; e penso…
agli amici di un tempo, raggruppati
ai bordi delle aiuole; una chitarra,
ricavarne un DO, un SOL, un FA,
e partiva il canto in coro, allegro,
allusorio” Daje de tacco, Daje de…”
Le ragazze che passavano,
se la ridevano sfacciatamente in sfottò.
Erano le stesse che poi, dolcemente,
si stringevano a noi
in angoli più appartati, dove
baci, carezze e promesse,
sfociavano, nel volgo: Ti amo.
Erano i tempi dell’età sognante,
splendidi giorni, lieti, felici…
Poi, ne ho abbastanza di nostalgia.
Mi sollevo, è l’addio alla panchina,
l’addio a Viale Trieste, mi avvio…
La nebbia, inghiotte i ricordi e me,
viandante curioso,
dei luoghi della vita mia;
e dei recessi d’amore che mi vide
protagonista, uno dei tanti ragazzi
protagonisti di Viale Trieste.
Lasciai ad altri la chiesa, il biliardino,
il bar, la pizzeria,
il negozio di elettrodomestici,
il barbiere, l’ufficio postale.
Lasciai un un buon ricordo
nella ragazza che amavo,
di tanto in tanto ci sentiamo,
perché quegli amori,
erano anche amicizia,
nel nostro Viale Trieste.
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Domenico Friolo

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