La difficoltà di entrare nella normativa che riguarda i rifiuti qualche volta si trasforma in informazione sbagliata che non aiuta a capire bene i passi che si fanno e la direzione che si è presa. La questione per cui la Fenice è andata al tar è che la sua quantità assentita di R1 ( rifiuti da usare come combustibile) voleva bruciarlo col forno a griglia rispetto a quello rotante, per una questione di risparmio. Questo contraddiceva l’autorizzazione data , per cui al diniego della Regione , si è ricorso al Tar. Ma i rifiuti sono e sempre nella quantità decisa, non un quintale in più. Visto nello specifico non ci sarebbero allarmi da lanciare, se non fosse che questa vicenda ci rimanda di brutto al tema principale, che è quello dei controlli di quello che entra nei forni. E questo vale sia per Fenice ( che ha l’impianto più vetusto, 25 anni), sia per Italcementi che sta dismettendo il pet coke per passare al CSS , combustibili , sia per Barile, il quale ha avuto una aumento della produzione in cambio di un processo di ammodernamento dell’apparato produttivo. Il fatto è che tre inceneritori , in terra lucana, sono troppi e soprattutto sono troppi per il riciclo del materiale combustibile proveniente da rifiuti selezionati. Se arrivassero carta e cartone , dai camini degli impianti uscirebbe un fumo innocuo, quando poi mettiamo i cartoni con le vernici, oppure contenitori non trattati, oppure altro materiale imboscato, allora ecco che il fumo esce nottetempo e si confonde col nero di un cielo pieno di nuvole. Un sistema che funzioni ( come in Lombardia o in Emilia) deve tenere un doppio controllo organizzato e quotidiano . Il primo sugli stabilimenti di selezione dell’indifferenziata, con la certificazione di quello che può andare verso gli impianti di incenerimento o di quelli che debbono andare in discarica, o di quelli che debbono essere smaltiti con procedure particolari. Ma siccome il primo controllo su quello che parte non basta perché ai tre inceneritori non basta la produzione di rifiuti da combustibile fatta in basilicata, allora bisognerebbe organizzare anche il controllo alla ricezione dei rifiuti, per quelli che vengono da fuori. Non perché gli altri siano disonesti o facciano traffici, ( come pure tutti i giorni la cronaca italiana ci porta a commentare: proprio ieri sera la notizia di un traffico tra la toscana e l’Ilva) ma per un principio di precauzione della salute dei lucani. Abbiamo tutto questo sistema in piedi? No. Riusciremo a metterlo in piedi? Speriamo. L’assessore Pietrantuono sta facendo la sua parte e non è chi non veda come nel giro di due anni si è fatto quello che avrebbe dovuto farsi da almeno venti anni. Oggi con il sistema O:R:SO non si può barare. O meglio, si può, se non ci sono i controlli. Come dico da sempre anche a Potenza, hai voglia a credere alla befana, se non vai a vedere cosa porta sotto la sottana. rocco rosa
RIFIUTI, NON CREDETE ALLA BEFANA!!
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